Category Archives: Cultura

Fashion & Charity

Gigi-Hadid-Vote-T-Shirt

Moda e charity vanno sempre più a braccetto. Per rendersene conto basta aprire un qualsiasi magazine e ancor più i loro siti e profili social. Gli stilisti aderiscono a iniziative e progetti di beneficenza.Tra le modalità più in voga i lanci di collezioni limited edition. Beneficiarie le onlus impegnate a favore dei bambini in difficoltà, dell’ambiente, della ricerca contro le malattie, della cultura. Sempre più la moda lancia messaggi politici attraverso star come la seguitissima Oprah Winfrey, sostenitrice del girl power, o la supermodel Gigi Hadid, impegnata nella campagna di midterm con la t-shirt “Vote” per dire agli americani: andate a votare. È un fenomeno. Un trend in crescita. Cadono le barriere tra politica e moda. Speriamo che davvero chi ha bisogno sia raggiunto da un aiuto.

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Milano capitale dell’interior design

Elle

Palazzo Morando come un hotel di design. Elle Decor Grand Hotel ha fatto centro con l’installazione Invisible Rooms, dal celeberrimo romanzo Le città invisibili di Calvino. Un intreccio di ispirazioni, idee, suggestioni che hanno restituito il senso dell’hospitality milanese e internazionale 2018. La mostra, chiusa pochi giorni fa, è stata realizzata da Neri&Hu, alias Lyndon Neri e Rossana Hu, progettisti asiatici, giovani, cosmopoliti, talentuosi, tra i designer più influenti al mondo. Nove le stanze, tutte affascinanti, ancora visibili e percorribili on line: Le Città Nascoste, il lounge con la carta da parati che sembra una foresta e le lampade con la forma di piccoli uccelli luminosi; Le Città e il Desiderio, il restaurant-navata scandito dal lungo tavolo modello refettorio che si affaccia sulla cucina a vista e sul giardino segreto interno;  Le Città e i Morti, una quiet room per le chiacchiere più intime; Le Città Sottili, disseminata di sgabelli per assistere ai video proiettati sul led wall; Le Città Continue, galleria di passaggio dalla parte pubblica a quella privata dell’hotel; Le Città e Gli Occhi, con il letto, il bagno e la doccia, visibili da via Sant’Andrea; Le Città e i Segni, la stanza della lettura; Le Città e gli Scambi, una sorta di bazar o di vecchia drogheria milanese; le Città e il Cielo, con l’outdoor bar aperto al pubblico. Una pausa per fantasticare. E adesso un ricordo in attesa della prossima puntata.

Fumo!

fumo

Fumo, fumo, fumo. Perché mai oggi i pensieri sono così “fumosi”? Le immagini si susseguono. L‘uomo di fumo di Palazzeschi, il Perelà che ripeteva sempre e solo: sono leggero, sono molto leggero. Non faccio in tempo a raccogliere le idee che è Dante ad attraversarmi la mente: non fece al viso mio sì grosso velo/come quel fummo ch’ivi ci coperse. Già, l’incontro con gli iracondi, che espiano accecati dal fumo come in vita furono annebbiati dall’ira. Che ansia! Ho bisogno di serenità, ecco il Pascoli: nascondi le cose lontane/tu nebbia impalpabile e scialba/tu fumo che ancora rampolli/su l’alba. Ma è sempre Zeno il mio preferito, quella sigla u.s., ultima sigaretta, così struggente, perché sappiamo in anticipo che non ce la farà a smettere. Ironia, sorriso. Unica risorsa rimasta. Ce la faremo ad affrontare l’aria intossicata di Milano in questi giorni? Incendi barbari, rifiuti che bruciano, inciviltà. Fazzoletti sulla bocca. Nessuno ci protegge. Non è la Milano che vogliamo.

Margherita Margherita

sarfatti

Un pomeriggio a tu per tu con Margherita Sarfatti, figura di spicco della Milano anni Venti. Scrittrice, giornalista, animatrice di quel Novecento Italiano che ha cambiato il corso della storia dell’arte. La mostra al Museo del Novecento ce la fa conoscere da vicino. Ci sono le opere degli artisti che ha promosso, i vari Boccioni, Sironi, Funi, Dudreville, Wildt, Malerba. Ci sono i suoi scritti, gli abiti d’epoca, i quadri e le foto che la ritraggono, bella, affascinante, misteriosa. Un personaggio storico, ma soprattutto una donna. Moderna, libera, appassionata, coraggiosa. E madre disperata per la perdita del figlio ventenne. Una di noi. Ah Margherita! Quanto ci sarebbe ancora bisogno di te!

Maturità, ci vorrebbe un amico

Ah, l’amicizia! Era un po’ che non se ne parlava. Almeno nel senso classico, offline. Meno male che è arrivata la Maturità 2018. La versione di greco (by the way: “versione”, significherebbe “traduzione”. Nella parola c’è tutta la nobiltà e tutta l’alienazione di questa scuola). Dunque dicevamo: nella versione di greco di quest’anno Aristotele ci parla dell’amicizia classica. Sono le pagine, per nulla semplici, dell’Etica a Nicomaco (il figlio? un amico? mah, non si sa). L’amicizia, spiega il Sommo, è il più sublime e necessario dei beni: è il fondamento della vita comune. Più o meno quattrocento anni dopo gli farà eco – con una visione forse più moderna – Cicerone. Il suo Laelius de amicitia è più introspettivo e psicologico, oggi diremmo: psicoanalitico. Parte da una vera storia di amicizia e la disseziona nelle componenti pubbliche e private. L’approdo è però classico: l’amicizia è la somma di tutte le virtù, ed è dunque il migliore dei beni. Da allora sono stati scritti fiumi di parole. Oggi, in tempi di solitudine e di rete, a noi reduci dalle religioni, dalle ideologie, da Freud, rimane come allora l’interrogativo di sempre: esiste davvero l’amicizia? O esistono relazioni, rapporti, (magari particolarmente intensi). Esiste l’amicizia o è solo il metro ideale su cui misuriamo le nostre connessioni sociali, le nostre simpatie alla macchinetta del caffè? Esiste davvero l’amicizia o c’è solo il desiderio dell’amicizia? Esiste l’amicizia o c’è solo l’amore?

Arriva la pazzia artificiale

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La notizia è molto curiosa. Il mitico Media Lab del Mit di Boston ha prodotto un’intelligenza artificiale psicopatica. Si chiama Norman, come il protagonista del thriller Psycho di Hitchcock, ed ha reazioni da persona psicopatica. Come mai? Il povero Norman viene tirato su a pane e immagini terrificanti, quelle prese da un canale specializzato nella documentazione della morte. Il risultato è che finisce per manifestare i classici disturbi della psicopatia. Per rendersene conto basta confrontare le sue reazioni con quelle di intelligenze abituate a dati privi di elementi macabri e, al contrario, ricche di fiori e animali. Bene, davanti alle macchie di inchiostro del test di Rorschach le intelligenze addestrate con belle immagini danno interpretazioni positive: uccelli appollaiati su un albero o un vaso pieno di fiori. Norman invece vede nelle stesse macchie un uomo sulla sedia elettrica o colpito da un proiettile. Gli esempi sono numerosi: laddove le intelligenze standard vedono un ombrello rosso e bianco, lui percepisce una persona uccisa da una scarica elettrica mentre cerca di attraversare una strada trafficata. E avanti così. Il Mit dimostra che i dati sono fondamentali nel determinare un comportamento. Anche quello di una IA, intelligenza artificiale. La chiave di volta nella creazione delle intelligenze artificiali è legata al genere di dati con cui sono allevate. Questo significa che i dati vanno pensati, studiati, bilanciati. E naturalmente verificati. Serve una forma di psicologia dell’intelligenza artificiale? Si, evidentemente. E anche un codice etico. Gli assistenti virtuali o le auto autonome, esempi di IA,  se subiscono uno shock esagerato rispondono come un malato di mente? Così pare. I rischi nella programmazione sono concreti. Eh, la vita è bella perché è varia. Lo è sempre di più. Chi vuol esser lieto sia.

Il Lirico, prima o poi

Lirico

Passando dietro il Teatro Lirico ho lanciato uno sguardo al cantiere del restauro. Completamente impacchettato,  gruppi di edili col caschetto ad un ingresso, una gru sul lato di via Larga, il Lirico sembra effettivamente avviato a nuova vita dopo l’infinito tempo dell’abbandono. Sull’impalcatura cartelli con la scritta: Milano inaugura il Cantiere Evento del Teatro Lirico. Ultimamente l’edificio ha infatti ospitato iniziative varie, in attesa di essere restituito al suo ruolo di sala per spettacoli teatrali e musicali. Un modo per rimediare alla meno peggio allo stop-and-go estenuante dei lavori. In questi anni, dal 1999 quando fu chiuso, il Lirico ne ha viste di tutti i colori. Anche un’occupazione. Sono avvenuti persino furti di materiale e decorazioni originali. Tanta incuria. Una desolazione da stringere il cuore. La Giunta Sala aveva annunciato l’inaugurazione per il 2016, ma siamo ancora qui. Ci si è messa di mezzo – questione grave e irrisolta – la sentenza del Tar Lombardia, che ha contestato le procedure seguite per assegnarne la gestione. Un disastro. Ma in questo pomeriggio di maggio, con il cielo blu, non vogliamo pensare ai ritardi, ai pasticci, alle promesse mancate. Vogliamo rimuoverli per un momento. Vogliamo sognare che il Lirico, intitolato dalla Moratti a Giorgio Gaber, riapra prima o poi. E stop.

Libro, Milano perde il derby con Torino

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Un flop. Ammorbidito da parole vellutate, ma pur sempre un flop. La fiera del libro di Milano, fortemente voluta dalla Giunta di sinistra, non regge il confronto col Salone del Libro di Torino. Una rivincita per la manifestazione torinese, dopo quello che era stato vissuto come uno scippo da parte di Milano. Nessuna dichiarazione ostile da parte degli organizzatori del Salone. Ma l’orgoglio e la soddisfazione erano palpabili al momento del bilancio finale. Del resto i risultati sono stati da record: oltre 144 mila visitatori, più i 26 mila e passa del Salone Off. Aver voluto per forza fare un doppione sotto la Madonnina è stato un errore. E ha fatto fare una brutta figura a Milano, che non è seconda a nessuno in fatto di fiere ed eventi. Inutile che l’assessore alla Cultura Del Corno adesso cerchi di buttare acqua sul fuoco. “Il derby non fa bene a nessuno”, così ha detto in una intervista. Già, ma il derby l’aveva voluto lui. Solo che ha perso. E con lui ha perso Milano. Adesso si rifletta bene sul da farsi. Cancellare “Tempo di Libri”, la kermesse milanese? Del Corno insiste: “La governance di Torino è pubblica, qual è il futuro del Salone date le possibilità delle risorse pubbliche”? Sembra un avvertimento (peraltro a sproposito, perché una cosa è la governance, un’altra sono i finanziamenti). In ogni caso la fortuna di una manifestazione la fa il gradimento della gente. E alla gente Torino piace. Gli stessi Milanesi forse non hanno apprezzato il borseggio a danno del capoluogo torinese. Un gesto inutile, improduttivo. A una sola cosa è servito: a rilanciare il caro vecchio Salone del Libro di Torino.

Maturità, #nopanic. Magari…

Tempo di maturità. Che gli studenti siano in ansia, che vivano una tempesta di emozioni, è normale. Che gli adulti tornino ragazzini del Liceo è invece allarmante. Lo è soprattutto quando la regressione avviene in chi è alla guida del Paese. Nei giorni scorsi la ministra Fedeli ha firmato l’ordinanza con le indicazioni per i consigli di classe, le commissioni, il calendario degli esami eccetera. E ha scelto le tracce per la prima e le seconde prove degli scritti. Quanto alle tracce, teniamo le dita incrociate… Per il resto, dall’attenzione spasmodica e convulsa dedicata dal Miur a questo appuntamento sembrerebbe che il mondo inizi e finisca con la Maturità. È così da sempre, ma adesso c’è un di più di impressionabilità, di atteggiamento emotivo e puerile che proprio non ti aspetti dalle istituzioni. È al via la campagna di comunicazione per la maturità. Titolo: #nopanic. Ma il panico viene, eccome. C’è da tremare al pensiero dell’infantilismo e della superficialità del ministero. Il ricorso alle modalità dei social, con un profluvio ridicolo di hashtag e slogan è tanto patetico quanto inutile. Cara ministra, preparate alla maturità i ragazzi ma siete campioni di immaturità e di egoismo. Vi disinteressate alla grande del futuro degli studenti. E non bastano i tweet a coprire questa grave colpa. Cosa faranno dopo la maturità i nuovi “ragazzi del ’99”? Chi li accompagna nella scelta della facoltà? Chi li aiuta ad inserirsi nel mercato nel lavoro in caso non vogliano o non possono andare all’università? Nessuno se ne è occupato davvero e se ne occupa, a parte le famiglie, anch’esse però drammaticamente sole. Eppure non si fa che parlare di disoccupazione giovanile. A settembre comincia un anno scolastico nuovo. I maturi che sono usciti dalla quinta chi li vedrà più. #nopanic, ciao, addio.

Fuorisalone: che barba, che noia

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Invecchiano anche le iniziative più brillanti. E invecchiando non migliorano. In questi giorni Milano è invasa dal Fuorisalone. Le strade del centro, più qualche via divenuta à la page, dovrebbero essere il centro del mondo. Ma di quale mondo? Non quello della gente normale. Eppure senza autenticità qualsiasi evento diviene presto un rito stanco e persino inquietante. La Milano celebrata in questi giorni su tutti i media esiste solo nei ricordi. È la Milano di ieri, con le sue architetture razionaliste (meravigliose, per carità), i suoi designer, i suoi stilisti. E il nuovo? Il Fuorisalone celebra il futuro, ma in giro è tutto un inno al passato. Di nuovo ci sono solo le pubblicità banali, come quella immortalata nella foto. Viva i Terragni, i Gio’ Ponti, i Muzio, Portaluppi. Ma loro sono già entrati nella storia. Rivogliamo la Milano irriverente che li impose rompendo gli schemi. Per noi di Alert il Fuorisalone 2018 è noioso. Tutto già visto. Aria fritta.