Category Archives: Approfondimento

Arriva la pazzia artificiale

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La notizia è molto curiosa. Il mitico Media Lab del Mit di Boston ha prodotto un’intelligenza artificiale psicopatica. Si chiama Norman, come il protagonista del thriller Psycho di Hitchcock, ed ha reazioni da persona psicopatica. Come mai? Il povero Norman viene tirato su a pane e immagini terrificanti, quelle prese da un canale specializzato nella documentazione della morte. Il risultato è che finisce per manifestare i classici disturbi della psicopatia. Per rendersene conto basta confrontare le sue reazioni con quelle di intelligenze abituate a dati privi di elementi macabri e, al contrario, ricche di fiori e animali. Bene, davanti alle macchie di inchiostro del test di Rorschach le intelligenze addestrate con belle immagini danno interpretazioni positive: uccelli appollaiati su un albero o un vaso pieno di fiori. Norman invece vede nelle stesse macchie un uomo sulla sedia elettrica o colpito da un proiettile. Gli esempi sono numerosi: laddove le intelligenze standard vedono un ombrello rosso e bianco, lui percepisce una persona uccisa da una scarica elettrica mentre cerca di attraversare una strada trafficata. E avanti così. Il Mit dimostra che i dati sono fondamentali nel determinare un comportamento. Anche quello di una IA, intelligenza artificiale. La chiave di volta nella creazione delle intelligenze artificiali è legata al genere di dati con cui sono allevate. Questo significa che i dati vanno pensati, studiati, bilanciati. E naturalmente verificati. Serve una forma di psicologia dell’intelligenza artificiale? Si, evidentemente. E anche un codice etico. Gli assistenti virtuali o le auto autonome, esempi di IA,  se subiscono uno shock esagerato rispondono come un malato di mente? Così pare. I rischi nella programmazione sono concreti. Eh, la vita è bella perché è varia. Lo è sempre di più. Chi vuol esser lieto sia.

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Governo: il popolo cosa pensa?

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È l’istituto di ricerca SWG a svelarlo. Dal sondaggio “Verso un nuovo governo” viene fuori che gli elettori sono sempre più favorevoli all’ipotesi Lega-M5S. Per tutto marzo questa eventualità è stata considerata giusta e auspicabile dal 38% degli intervistati. Oggi siamo saliti al 44%. In particolare, gli elettori di Salvini che caldeggiano l’idea del governo a due sono passati dal 58 al 61%, mentre dalle parti di Di Maio la percentuale è addirittura aumentata di 8 punti, salendo dal 59 al 67%. Ma ciò che balza davvero agli occhi è il gradimento espresso dagli elettori di Berlusconi, passato dal 18 al 46%. Se la mettiamo sul piano delle scommesse, il 43% degli Italiani punterebbe sul governo Salvini-Di Maio; il 38% sulla soluzione istituzionale; il 28% su un governo di tutto il centrodestra con i grillini; il 10% su un esecutivo Pd-Cinque Stelle. Indicativa la classifica dei leader: Salvini è al 40% dei voti positivi, Di Maio al 35%, Giorgia Meloni al 22%, Berlusconi e Martina al 17%, Grasso al 6%. Cosa piace di Salvini? Il suo impegno concreto a trovare una risposta per il governo del Paese, mentre Di Maio è troppo schizzinoso. Del resto il numero due della Lega Giorgetti ha criticato anche Berlusconi per avere detto che non vuole allearsi coi populisti, considerandola una mossa tatticamente sbagliata. Ma forse si pretende troppo dal vecchio leader. Non è più tempo più di élite. Come dice oggi sul Corriere il filosofo Alain de Benoist: “Si può anche essere ostili al populismo, ma bisogna studiarne le cause”.

I mille bolli blu

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Partiamo dal particolare per capire il generale: la provincia spiega il Paese. A Varese il Consiglio comunale ha introdotto l’antifascismo (auto)certificato. Dunque attenzione:è vietato concedere sale comunali ad associazioni che non presentino un’autocertificazione antifascista. Cioè un foglio di carta dove io stesso scrivo: sono antifascista. Il funzionario recepirà, timbrerà, autorizzerà. E se dichiaro il falso? Se invece sono convintamente fascista? Posso ugualmente usare la sala comunale, basta che esibisca l’autocerficazione, il bollino. Siamo sempre stati il Paese dei tagliandi, ma oggi la religione del certificato ha fatto un balzo in avanti. Ce ne accorgiamo tutti. Non produciamo soluzioni o strategie, ma documenti, timbri e “visto si proceda”. Ci nascondiamo dietro i fogli di carta con quei bei tamponi azzurrini. Sbam! E tutto è a posto: oh dolce  suono. Prendiamo il tagliando antifrode: è la novità che troveremo domenica ai seggi elettorali. Un bollino con un codice alfanumerico da applicare su ogni scheda e che dovrebbe scongiurare la compravendita mafiosa dei voti. La mafia è padrona del mondo, traffica in bitcoin. Noi con il tagliandino ci sentiamo al sicuro. Viene da sorridere, eppure la cultura dei bollini monta, si insedia nelle nostre vite. Come combattere la corruzione? Con le carte prodotte dall’Anac. Come contrastare l’inquinamento? Con il bollino blu. Come avere la coscienza a posto? Con l’autocerficazione antifascista. Quest’ultima però è davvero una trovata inedita, uno scatto in più, temiamo senza ritorno. Certificare gli ideali. Tra poco certificheremo i valori e i sentimenti. Vedete? Sono una persona buona, ecco qui il mio bollino. Poi invece estraggo una pistola e sparo. Forse – orcamiseria – mi era scaduto il bollino.