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Museo d’arte contemporanea a Milano: si o no?

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Il museo d’arte contemporanea a Milano poi non si è più fatto. Il progetto dell’archistar Daniel Libeskind, voluto da Letizia Moratti, non ha mai visto la luce. È stato cancellato da un altro architetto famoso, Stefano Boeri, quando era assessore alla cultura di Pisapia. Troppo dispendioso? Sì, secondo la Giunta arancione. Libeskind non l’ha mai mandata giù e oggi torna alla carica. L’occasione è la presentazione del suo grattacielo a Citylife, il Curvo, come è ormai chiamato da tutti, che sarà pronto per Natale e affiancherà le due torri di Isozaki/Maffei e Hadid. Per Libeskind il museo si farà, perché l’area di Citylife, oggi cruciale polo multifunzionale di Milano, manca di un’anima culturale. Il progettista non si limita a sottolineare questa lacuna, per lui assai grave, ma parla anche del futuro museo del design che dovrebbe sorgere nel padiglione liberty di piazza Sei Febbraio. Ecco, lui pensa che servirebbero una struttura nuova (progettata da lui?) e uno spirito più cosmopolita, di apertura al mondo. Insomma basta con le istituzioni culturali concentrate sul proprio ombelico. Una frecciata a Boeri e alla sua Triennale. Ma la questione non è secondaria. A Milano serve o no un museo d’arte contemporanea? In questi anni, forse proprio per sopperire al vuoto, sono nate istituzioni importanti, dalla Fondazione Prada all’Hangar Bicocca, da Base Milano allo stesso Pac. Per parlare solo delle realtà più grandi. Poi ci sono una miriade di spazi espositivi, temporanei e permanenti, che si sono affacciati sul panorama culturale e artistico metropolitano vivacizzandolo. L’idea di un grande museo è superata? Sarebbe meglio avere più spazi diffusi? Il dibattito è aperto.

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