Monthly Archives: settembre 2018

Il cinema sul ponte

paderno

Il ponte di Paderno è famoso anche per essere stato set cinematografico del film Cassandra Crossing. Il colossal degli anni Settanta, diretto da George Cosmatos, aveva un cast d’eccezione: tra gli altri, Sophia Loren, Richard Harris, Martin Sheen, Ingrid Thulin, Burt Lancaster, Ava Gardner, Alida Valli. Un film d’azione sul tema delle armi batteriologiche, ambientato su un Transcontinental Express da Ginevra a Stoccolma. Cassandra Crossing è il viadotto maledetto sui cui viene dirottato il treno i cui passeggeri potrebbero essere stati infettati da un virus sconosciuto, con l’obiettivo di farlo precipitare. Retroscena del film indicano nel ponte di Paderno d’Adda la struttura immortalata nella popolare pellicola. Insomma Cassandra Crossing è il ponte di Paderno. Una infrastruttura spettacolare, capolavoro dell’ingegneria ottocentesca, oggi chiuso perché considerato a rischio, dopo la tragedia del Morandi a Genova. Un ponte non solo strategico per la mobilità lombarda (al momento sono ancora sottovalutate le ripercussioni della chiusura al traffico) ma passato alla leggenda filmica mondiale. Nella finzione cinematografica il Cassandra Crossing crolla. Ma è un film. In Italia invece succede spesso che la realtà superi la fantasia.

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Scuola uguale Italia uguale disastro

Nel primo giorno di scuola fa impressione leggere che nel nostro Paese in dieci anni un milione e 800 mila studenti hanno abbandonato le superiori. Un disastro sociale, una tragedia economica, il suicidio di un Paese. I costi della dispersione scolastica sono esorbitanti: 27 miliardi negli ultimi dieci anni, 2 miliardi e 700 milioni all’anno. A mettere nero su bianco questi e molti altri numeri horror è Tuttoscuola in un rapporto chock che getta una luce sinistra sul “modello Italia” e sul futuro. E stavolta la maglia nera dell’Italia, agli ultimi posti in Europa sul fronte istruzione, non è confinata al solito Sud ma condivisa da tutto il territorio. Anche nella locomotiva Lombardia la situazione è tremeda: 25,8% di abbandono. Sempre meno diplomati, e naturalmente sempre meno laureati (i quali poi scappano all’estero) vuol dire più disoccupazione, più disagio sociale, più criminalità, anche meno salute. Lo dicono le statistiche. La nostra scuola è sgangherata, senza speranza. Non aiuta chi è povero e disagiato, ma lo espelle. Non c’è una rete in grado di integrare chi per tante ragioni, al primo posto la povertà, non si sente a suo agio, non ha strumenti, non ha una famiglia alle spalle che rappresenti un vero sostegno. L’ascensore sociale è fermo. Anzi va all’ingiù.

Qui Italia: i bambini senza cibo

C’è una notizia che la dice lunga sull’arretramento progressivo del nostro Paese. Un rapporto di Save the Children lancia l’allarme: in Italia la metà dei bambini e ragazzini di elementari e medie non hanno accesso alla mensa scolastica. Il servizio funziona in modo disomogeneo, in alcune Regioni sì, in altre no, in alcuni Comuni sì, in altri no. La mensa ha un’importanza vitale, anzitutto per contrastare la povertà. Da noi più di un bambino su dieci vive condizioni di povertà assoluta! Una media che fa spavento, il 12,1 per cento del totale dei bambini e ragazzi italiani (oltre 1 milione e 200 mila). Il resto non se la passa molto meglio, visto che 2 milioni e 156 mila bambini vivono in povertà, sia pur – capirai – “relativa”. I bambini le cui famiglie sono in difficoltà hanno assoluto bisogno della refezione per avere almeno un pasto proteico al giorno. Ma in nove Regioni (una in più dell’anno scorso) oltre la metà dei bambini non può avere la mensa e in altre Regioni si registrano pesanti regressioni. Terzo Mondo? Quasi: siamo messi malissimo. Abbandoniamo i più piccoli alla miseria. Scusate, ma che cazzo di Paese siamo?

Salvini e la BBC

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In vista delle Europee dell’anno prossimo (siamo già in piena campagna elettorale), riproponiamo questa intervista a Salvini della BBC pubblicata il 5 agosto.

https://www.bbc.co.uk/news/world-europe-44921974

E’ divertente leggere Salvini tradotto in inglese e curioso ripercorrere la sua storia come vista oltremanica. Imperdibile per i milanesi la narrazione degli inizi di Salvini in Consiglio comunale con la citazione di Alessandro Morelli. L’obiettivo del pezzo è chiaro: fare un ritratto molto critico, mostrare il lato peggiore del leader leghista, come del populismo. Ma siamo sicuri che sia questa la strategia giusta per contrastare Salvini e il fronte sovranista che in Europa rischia di sfondare? Non è che invece si ottiene l’effetto contrario rendendo Salvini ancor più popolare in Italia e fuori? Riflettere è indispensabile, altrimenti addio, Salvini non avrà rivali.