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Da Milano che produce modelli a Milano che segue modellini…

orlando

Da Palermo a Milano, da Orlando a Majorino, i vari esponenti della Sinistra ancora in carica cercano un cono di luce invocando la “disobbedienza civile” contro la Legge Salvini. Oggi l’assessore al Welfare del Comune di Milano mette la città al traino politico di Palermo, come già aveva fatto con Riace, inventandosi stravaganti battaglie. Ma i flussi migratori non si governano a chiacchiere e la retorica sul modello Milano di accoglienza è un velo sempre più sottile steso su una situazione sempre più insicura soprattutto nelle periferie tanto coccolate per cercare consenso. Ecco come un’opposizione inconsistente e autoreferenziale apre praterie al populismo. Quanto all’Anagrafe che dovrebbe essere asservita alle battaglie di Majorino, l’amministrazione farebbe meglio a far funzionare quella di via Larga, dove non passa settimana senza blocchi informatici, code chilometriche e disfunzioni imbarazzanti.

 

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Bobo is back?

maroni

Stasera Maroni è a Varese, città culla della prima Lega, per presentare il suo libro. Si chiama “Il rito Ambrosiano”. Titolo che richiama, per contrasto, il rito romano: il primo tutto concretezza e velocità, il secondo chiacchiere e palude. È lo schema della vecchia Lega Nord. Una Lega che non c’è più. Stasera si parlerà anche di questo, nostalgia canaglia. Salvini incarna una Lega vittoriosa ma molto cambiata. Domanda: Maroni si riconosce in questo nuovo partito? Finora non è sembrato molto a suo agio nella Lega salviniana, anzi. E, soprattutto, cosa farà ora? Davvero ha deciso di lasciare la politica? Solo ieri abbiamo ascoltato le sue previsioni a Radio 24: Forza Italia rischia l’estinzione se non si dà una mossa, Salvini ha un progetto egemone, l’alleanza di governo tra 5 Stelle e Lega è a tempo. Immediatamente le sue parole sono rimbalzate su tutte le agenzie di stampa. Maroni, sornione, dice di essere vecchio per la politica. Ma c’è molto da fare dalle parti del centrodestra…

El pueblo unido

el pueblo

L’avvocato del popolo. La monovra del popolo. E avanti così. Improvvisamente il popolo è tornato di moda. Una volta almeno si distingueva: il popolo della Lega, il popolo dei Cinque Stelle, il popolo della Sinistra, il popolo di Berlusconi. Adesso invece ognuno parla come se avesse dalla sua tutto il popolo. Y el pueblo unido jamás será vencido. Oggi poi, nel giorno della fine dell’amore super social tra la Isoardi e Salvini, abbiamo anche l’esternazione del menestrello Gio Evan: “Non ho votato per Matteo Salvini e non lo voterò mai, alle ultime elezioni ho votato Potere al Popolo”. Vabbé. Sempre di popolo di tratta. E il popolo è con noi. Nuestro espíritu / Esta vivo / Mientras el tuyo / Es corrompido. Tutto torna.

Sala ci prende

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Il sindaco Sala oggi non ha fatto sconti: “Se non riusciamo a proporre un’idea diversa agli elettori che votano dall’altra parte, è giusto che perdiamo”. Naturalmente parlava del futuro del Pd. Ma è una riflessione che si addice a tutta la politica tradizionale, di destra e di sinistra, lontana anni luce dai problemi reali, come dimostrano, da un lato, l’astensionismo e, dall’altro, l’abbraccio (mortale?) a Di Maio e Salvini. Il sindaco ha messo il dito nella piaga: “C’è un problema di idee e contenuti”. Giusto. A ben guardare qualcuno c’è che avrebbe qualcosa di buono da proporre, ma viene tenuto fuori, è oscurato, osteggiato. Attenzione però alla profezia di Sala, che traduciamo così: se non hai niente da dire, se ti riferisci solo a te stesso e alla tua cerchia, allora sparirai. Son tempi duri.

Salvini e la BBC

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In vista delle Europee dell’anno prossimo (siamo già in piena campagna elettorale), riproponiamo questa intervista a Salvini della BBC pubblicata il 5 agosto.

https://www.bbc.co.uk/news/world-europe-44921974

E’ divertente leggere Salvini tradotto in inglese e curioso ripercorrere la sua storia come vista oltremanica. Imperdibile per i milanesi la narrazione degli inizi di Salvini in Consiglio comunale con la citazione di Alessandro Morelli. L’obiettivo del pezzo è chiaro: fare un ritratto molto critico, mostrare il lato peggiore del leader leghista, come del populismo. Ma siamo sicuri che sia questa la strategia giusta per contrastare Salvini e il fronte sovranista che in Europa rischia di sfondare? Non è che invece si ottiene l’effetto contrario rendendo Salvini ancor più popolare in Italia e fuori? Riflettere è indispensabile, altrimenti addio, Salvini non avrà rivali.

 

L’Europa si salverà?

Quanto è debole l’Europa? Quanto è fiacca e inconsistente? Molto. Un molto che preoccupa a fronte delle sfide da affrontare. Sfide economiche e sfide sociali. Per esempio: l’Europa è pronta a gestire la prestanza, per usare un eufemismo, di popolazioni che vorrebbero, quando va bene, stabilirsi da noi e, quando va male, sottometterci in quanto infedeli? No. Assolutamente no. Ce lo dice l’atteggiamento apatico e remissivo delle istituzioni Ue. Ma anche dei singoli Paesi europei che alternano egoismo e inerzia. Per terminare con il malessere esistenziale di noi europei, la rinuncia a fare figli, l’invecchiamento della società. In questo contesto di crisi mai davvero affrontata è comodo (e inutile) accusare il nuovo governo Salvini/Di Maio di essere una grave minaccia per la già fragile compagine europea. La realtà sta presentando il conto di un lungo periodo di ipocrisia e di avidità. Adesso strilliamo che c’è il populismo al potere. Beh, invece di stracciarsi le vesti, l’Europa potrebbe ricominciare a costruire il futuro. Non un futuro per pochi, per le élite, ma un futuro per i popoli. Popolare è una parola abusata, ma non davvero compresa e sotto sotto disprezzata. In fondo veniamo da una storia di monarchie, aristocrazie, oligarchie. La democrazia da noi è immatura. Non la salvaguardiamo certo riempendoci la bocca di retorica e trovando capri espiatori. Possiamo invertire la rotta? Certo. Cominciamo da una politica estera e di difesa comune: veramente e solidamente dalla parte degli interessi europei. Cominciamo a sostituire una figura come Mogherini, emblema del compromesso al ribasso. Passi concreti, non parole.

L’accidia all’opposizione

C’è un pericolo all’orizzonte. Anzi è già qui. Non è tanto il governo dei populisti, che oltretutto ha un consenso popolare enorme. Il pericolo vero è che questo governo non ha opposizione. Sparito il Pd, e spariti anche gli altri. Forza Italia dov’è? Le critiche si limitano a qualche battuta che vorrebbe essere brillante. Vengono a galla il narcisismo, la vanagloria, la rabbia impotente per essere stati staccati, come in una gara ciclistica dove i fuoriclasse vanno in fuga e gli altri rosicano. Renzi va a fare conferenze dai suoi amici in giro per il mondo, mimando Clinton o Obama. Non parliamo degli altri. Solo Berlusconi si fa ascoltare, la sua analisi è seria e coerente. Ma poi? Qui bisogna rimettere tutto in discussione. E bisogna lavorare, lavorare, lavorare. E’ quello che hanno fatto Salvini e Di Maio mentre governavano i vari Monti, Letta, Renzi, Gentiloni. Il loro instancabile lavoro all’opposizione li ha resi credibili, gli Italiani li sentono vicini per questo. Fare opposizione è un dovere. Costa fatica, ma è fondamentale. Facendo opposizione si ritrova la strada. si costruiscono cose nuove. Non può essere un esercizio fatto di malavoglia, per tirare sera. Non basta qualche intervista o qualche dichiarazione ai giornali. Chi è in parlamento e chi milita nei partiti che sono in parlamento pensi a cosa fare, a come coinvolgere chi da fuori avrebbe idee ed entusiasmo. Altrimenti ciao, Lega/M5S per vent’anni. E non lamentiamoci.

Cinzia Messori

Costituente!

Non è che si voglia per forza prendersela con la politica. Però cadono le braccia per l’impasse del dopo elezioni. Che flemma, che indolenza. Il fatto è che non ci sentiamo tranquilli, non è come fare un bel riposino ristoratore. Questa calma mette ansia. Un solo dato uscito oggi (Commissione Ue): l’Italia è all’ultimo posto in Europa per la crescita, il nostro Pil aumenterà nel 2019 solo dell’1,2 %. Siamo il fanalino di coda. Per dire, la Germania crescerà del 2,1%, la Spagna del 2,4%, la Grecia del 2,3%. Capito? Allora, stare con le mani in mano non va bene. Renzi ha lanciato nei giorni scorsi un’intesa istituzionale per fare una nuova legge elettorale. Ha parlato di costituente. Eh, veramente il primo a proporre l’Assemblea costituente (già un anno e mezzo fa, quando Renzi era in piena esaltazione/sbornia pre-referendum) era stato nel centrodestra Stefano Parisi. Una Costituente per fare le riforme che servono al Paese, senza litigare, possibilmente anche senza buttare là una stupidata ogni due per tre. Proviamo. Ora o mai più. Potrebbe accadere che in una sede più ristretta (e qualificata…) si trovi la quadra, come nel ’46. Altrimenti buonanotte.

Il pendolo dei 5 Stelle

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Oggi il pendolo dei 5 Stelle (non di Foucault) tende a sinistra. Toninelli, per dirne una, ha detto poco fa che attende una risposta unitaria da parte di tutto il Pd sulla loro proposta di un contratto di governo. Ma è una sorpresa? Di Maio no, lui mostra empatia con Salvini, ma il movimento è lì che vuole andare. Il pendolo (non quello della rotazione terrestre: la storia sembra andare altrove), diciamo il pendolino propende per la sinistra. Del resto se l’ispirazione iniziale dei vertici  Casaleggio e Grillo era di stampo libertario e iconoclasta, la base rimane una specie di sindacato di base. Il Cobas della politica. M5S più Pd. Aiuto.

Si torna a votare

elezioni

Tutti dicono no. Berlusconi dice no al populismo (dei 5S); Renzi dice mai coi grillini e mai coi leghisti. Le sfumature poi cambiano in Forza Italia e nel Pd a seconda di chi ci parla e del suo posizionamento. Per esempio oggi tuona Brunetta: non voterò un governo leghista-grillino, obiezione di coscienza. Anche Di Maio e Salvini dicono no, ma – attenzione – non l’uno all’altro, bensì a Forza Italia e al Pd. Tra i due a quanto sembra c’è feeling. Senz’altro li avvicina l’alto gradimento degli elettori. Salvini riuscirà a trovare un accordo con Di Maio che includa la coalizione di cui è parte? Difficile. Si tornerà a votare, speriamo con un’altra legge elettorale.