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Grazie dei fior

FIORI

San Valentino tiene. D’altra parte la festa può contare su un fondamento piuttosto solido: l’amore. La crisi, economica e politica, può rivitalizzarlo. Chi frequenta la rete nota quest’anno, accanto al filone augurale (fiori e frasi) una prevalenza malinconica. L’amore è più desiderato o ricordato che festeggiato. E’ quasi sempre un io che parla: dell’altro /a (in carne ed ossa) si perdono le tracce. Forse chi l’altro /a  ce l’ha scrive poco, o va dai fioristi. I quali si ingegnano, sono sui social e postano le loro vetrine. A Milano, tra centro e periferia l’intraprendenza dei professionisti non manca: post, tag, esposizioni floreali incantevoli, accordi con i riders, ordini via app. L’attività ferve e la malinconia economica, per un giorno, se ne va. Per la malinconia da solitudine si risolve all’ambrosiana: domani è un altro giorno, si vedrà.

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Da Milano che produce modelli a Milano che segue modellini…

orlando

Da Palermo a Milano, da Orlando a Majorino, i vari esponenti della Sinistra ancora in carica cercano un cono di luce invocando la “disobbedienza civile” contro la Legge Salvini. Oggi l’assessore al Welfare del Comune di Milano mette la città al traino politico di Palermo, come già aveva fatto con Riace, inventandosi stravaganti battaglie. Ma i flussi migratori non si governano a chiacchiere e la retorica sul modello Milano di accoglienza è un velo sempre più sottile steso su una situazione sempre più insicura soprattutto nelle periferie tanto coccolate per cercare consenso. Ecco come un’opposizione inconsistente e autoreferenziale apre praterie al populismo. Quanto all’Anagrafe che dovrebbe essere asservita alle battaglie di Majorino, l’amministrazione farebbe meglio a far funzionare quella di via Larga, dove non passa settimana senza blocchi informatici, code chilometriche e disfunzioni imbarazzanti.

 

Case popolari: togliere ai poveri per dare ai ricchi

Le parole non sono quelle dell’opposizione milanese, bensì del procuratore Alberto Nobili che ha così definito la strategia di alcuni appartenenti al Comitato Abitanti Giambellino- Lorenteggio arrestati oggi dai carabinieri: “Non sono occupazioni alla Robin Hood per dare casa a chi ne ha diritto. Il fine dell’equità sociale è solo una ipocrisia perché il gruppo antagonista non rispettava le graduatorie e assegnava le abitazioni ad amici e a chiunque potesse garantire un supporto al gruppo e allargare in questo modo la base del consenso nel quartiere”. Ecco sfatata la favola dell’abusivismo come risposta ai bisogni delle persone in difficoltà. Nelle case popolari non ci andavano quelli in graduatoria o i poveri, ma gli amici, anche ricchi, che condividevano l’ideologia politica anarco-insurrezionalista, i simpatizzanti e i fiancheggiatori dei delinquenti che si fanno passare per Robin Hood. Falsità e doppiezza ai danni di chi è disperato. Funziona così nella Milano dell’equità sociale e della solidarietà.

Mmmmh…..

galleria 2

Il pan dei morti è il dolce di questi giorni. Appartiene alla tradizione lombarda ma trionfa anche nelle pasticcerie più alla moda di Milano. In una manciata di metri quadrati ci sono i locali top del centro: da Panarello in via Speronari a Massari in piazza Duomo, da Cracco a Marchesi in Galleria, è bello poter assaggiare il noto dolce milanese. Un biscotto povero, protagonista di vecchie credenze contadine: le anime dei morti si ripresentano nelle nostre case e per accoglierle si cucina il noto pane speziato. Notare che a parte la variante col cremino di Massari, tutti gli altri si attengono alla più rigida tradizione. Proprio oggi la cassiera di uno di questi luoghi della perdizione mi raccontava di averli regalati alla nonna e che la signora ha esclamato: sono buoni come quelli che mangiavo da bambina. L’è el pan di mort, alegher!

Qui Milano, qui Rapallo

rapallo

Rapallo vuol dire molto per i milanesi. È il mare di Milano, l’approdo estivo più classico, tipico, familiare. Per questo la furia climatica che si è abbattuta sulla cittadina del Levante ligure ha tenuto col fiato sospeso moltissimi in città. Sui social è tutto uno scambiarsi post, foto, video: l’onda paurosa, il porto che non c’è più, la strage di yacht, la passeggiata a mare distrutta. Tutta la Liguria è mare milanese, ma Rapallo lo è ancora di più. Sono centinaia le famiglie che hanno lì la loro seconda casa fin dal boom economico degli anni Sessanta. Tanto da aver ispirato il termine “rapallizzazione” che sta per urbanizzazione selvaggia. Ma Milano è cambiata. Adesso c’è più sensibilità per l’ambiente. A Rapallo i baby boomers hanno trascorso le loro estati e adesso lì ci vanno i figli e già anche i nipoti. Vedere le immagini della devastazione fa male. L’onda emotiva è arrivata fino in Darsena. Archiviata la speculazione, adesso bisogna proteggerla Rapallo, come tutti i luoghi che amiamo. Contrordine ragazzi: basta incuria, difendiamo l’ambiente!

Milano capitale dell’interior design

Elle

Palazzo Morando come un hotel di design. Elle Decor Grand Hotel ha fatto centro con l’installazione Invisible Rooms, dal celeberrimo romanzo Le città invisibili di Calvino. Un intreccio di ispirazioni, idee, suggestioni che hanno restituito il senso dell’hospitality milanese e internazionale 2018. La mostra, chiusa pochi giorni fa, è stata realizzata da Neri&Hu, alias Lyndon Neri e Rossana Hu, progettisti asiatici, giovani, cosmopoliti, talentuosi, tra i designer più influenti al mondo. Nove le stanze, tutte affascinanti, ancora visibili e percorribili on line: Le Città Nascoste, il lounge con la carta da parati che sembra una foresta e le lampade con la forma di piccoli uccelli luminosi; Le Città e il Desiderio, il restaurant-navata scandito dal lungo tavolo modello refettorio che si affaccia sulla cucina a vista e sul giardino segreto interno;  Le Città e i Morti, una quiet room per le chiacchiere più intime; Le Città Sottili, disseminata di sgabelli per assistere ai video proiettati sul led wall; Le Città Continue, galleria di passaggio dalla parte pubblica a quella privata dell’hotel; Le Città e Gli Occhi, con il letto, il bagno e la doccia, visibili da via Sant’Andrea; Le Città e i Segni, la stanza della lettura; Le Città e gli Scambi, una sorta di bazar o di vecchia drogheria milanese; le Città e il Cielo, con l’outdoor bar aperto al pubblico. Una pausa per fantasticare. E adesso un ricordo in attesa della prossima puntata.

Fumo!

fumo

Fumo, fumo, fumo. Perché mai oggi i pensieri sono così “fumosi”? Le immagini si susseguono. L‘uomo di fumo di Palazzeschi, il Perelà che ripeteva sempre e solo: sono leggero, sono molto leggero. Non faccio in tempo a raccogliere le idee che è Dante ad attraversarmi la mente: non fece al viso mio sì grosso velo/come quel fummo ch’ivi ci coperse. Già, l’incontro con gli iracondi, che espiano accecati dal fumo come in vita furono annebbiati dall’ira. Che ansia! Ho bisogno di serenità, ecco il Pascoli: nascondi le cose lontane/tu nebbia impalpabile e scialba/tu fumo che ancora rampolli/su l’alba. Ma è sempre Zeno il mio preferito, quella sigla u.s., ultima sigaretta, così struggente, perché sappiamo in anticipo che non ce la farà a smettere. Ironia, sorriso. Unica risorsa rimasta. Ce la faremo ad affrontare l’aria intossicata di Milano in questi giorni? Incendi barbari, rifiuti che bruciano, inciviltà. Fazzoletti sulla bocca. Nessuno ci protegge. Non è la Milano che vogliamo.

Margherita Margherita

sarfatti

Un pomeriggio a tu per tu con Margherita Sarfatti, figura di spicco della Milano anni Venti. Scrittrice, giornalista, animatrice di quel Novecento Italiano che ha cambiato il corso della storia dell’arte. La mostra al Museo del Novecento ce la fa conoscere da vicino. Ci sono le opere degli artisti che ha promosso, i vari Boccioni, Sironi, Funi, Dudreville, Wildt, Malerba. Ci sono i suoi scritti, gli abiti d’epoca, i quadri e le foto che la ritraggono, bella, affascinante, misteriosa. Un personaggio storico, ma soprattutto una donna. Moderna, libera, appassionata, coraggiosa. E madre disperata per la perdita del figlio ventenne. Una di noi. Ah Margherita! Quanto ci sarebbe ancora bisogno di te!

La mela del giorno

apple

Dopo mesi di attesa la nuova Piazza Liberty con il sottostante Apple store è finalmente libera dalle impenetrabili barriere che l’hanno nascosta finora. Ci si può passeggiare lasciandosi sorprendere dalla cascata d’acqua che plana sul cubo di vetro, dalla scalinata a gradoni che immette al punto vendita o dagli alberi che circondano la nuova scintillante struttura. Indubbiamente un passo avanti per una parte di città un po’ nascosta tra il Quadrilatero e Corso Vittorio Emanuele, e per una piazza architettonicamente notevolissima: c’è uno dei più splendidi palazzi liberty della città ma anche un eccezionale esempio di razionalismo anni Cinquanta: la Torre Tirrena. Domani previsti, naturalmente, grandi pezzi sui giornali. Ma già oggi è tutto un postare foto sui social. C’è anche l’immancabile nota moralista assessorile: “Coi proventi risaneremo le periferie”, amen. Non manca proprio nulla. Forse il progetto architettonico, a vederlo con calma, non è chissà cosa, in fondo è una gradinata con una fontana: se ne vedono molte proprio in periferia, in tanti megaoutlet. Niente è meraviglioso per forza o d’ufficio: si poteva osare di più. Ma godiamoci la festa.

Felici per forza?

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Le fragilità di Milano – l’invecchiamento, le periferie problematiche, le richieste assillanti sul lavoro, gli adolescenti sempre attaccati allo smartphone, il venir meno delle reti sociali – tutto questo come incide sulla salute mentale delle persone? Oggi Repubblica snocciola le cifre del disagio: un milione di psicofarmaci prescritti a Milano nel 2017, più 3 per cento rispetto all’anno prima. Sono le donne, soprattutto anziane, le più forti consumatrici, oltre il 65 per cento delle prescrizioni è destinato a loro. Milano è una città stressante e stressata? Iniziamo col dire che i milanesi sono fortunati perché l’argomento viene affrontato, non nascosto sotto il tappeto. Del resto Milano è una città attenta, aperta, civile, anche se quello che si fa non è mai abbastanza. Il problema esiste, eccome. Ma quale grande città ne è immune? Comunque è bene che se ne parli. Chi ha in famiglia una persona depressa o un anziano con una malattia neurodegenerativa vive un calvario in tutti sensi, anche economico. È un tema molto importante quello del male di vivere, che riserva amare sorprese: per esempio scopriamo che sempre più bambini assumono psicofarmaci. Chissà se sono davvero indispensabili: forse stiamo esagerando, non sarà anche una moda o un’abitudine questo mandar giù pillole per superare le paure, la solitudine, l’ansia? Diversi psichiatri e psicologi in Europa e Nordamerica mettono in guardia: una certa dose di frustrazione, disagio e dolore è fisiologica e non si cura con le pastiglie, che agiscono invece – e molto bene – sulla depressione clinica. Il rischio di fare confusione (e danni) è alto. Basta un poco di zucchero e la pillola va giù: facile. Forse troppo.