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I fantastici viaggi di Sala

Soldati sì, soldati no: sulla sicurezza a bordo dei treni in Lombardia va in scena la lite tra destra e sinistra. Fontana li vuole, Sala è scettico: “Mi sembra esagerato”. Avrà mai preso il treno? Non si sa se l’opinione contraria del sindaco sia autentica o strumentale alla scalata che ha dato al Pd. Per la sua dedizione ai cliché più retrivi della sinistra magari il Pd, oggi più sbandato che mai, lo incoronerà. Ma una cosa è certa. Rispondere con sufficienza al dramma quotidiano della sicurezza sui treni vuol dire essere lontani anni luce dai problemi delle persone. E questo è un errore che politicamente si paga. Forse i militari non saranno la soluzione migliore, ma c’è una tale bisogno di misure urgenti, siamo arrivati a un così alto livello di insicurezza sui convogli Trenord (anche sul blasonato Malpensa Express tutto di prima classe) che non intervenire sarebbe gravissimo. Già ma questo lo sa chi chi tutti i giorni fa su e giù coi treni. Sala non lo sa, non riesce ad immaginarlo. Prendere il treno la mattina molto presto o la sera dopo le venti è un azzardo. Si rischia grosso. E con i viaggiatori rischiano i lavoratori di Trenord. Come siamo arrivati a questo punto? Chi ha sottovalutato la questione sicurezza? Chi ha minimizzato le conseguenze di un’immigrazione clandestina fuori controllo? Adesso dateci almeno i militari. Poi se è “esagerato” ci pensiamo noi a deciderlo. Noi che prendiamo il treno.

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Via Fabio Filzi ventidue

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Poche cose, si sa, sono noiose come un consiglio regionale. Un parlamento ha sempre il suo perché: ci sono i vip, i pettegolezzi. Un consiglio comunale parla della tua città: interessa. Ma in regione, finite le prime sedute dopo le elezioni (facce nuove, trombati e salvati, eccetera) il magro menù prevede: discussioni su regolamenti europei, mozioni sul bitume della provinciale lungolago, accordi coi caseifici per lo stracchino della Val Tale. Insomma: due palle. Eppure, qualcosa di nuovo potrebbe accadere da oggi in Lombardia. Si è tenuta stamani la prima seduta del Consiglio regionale. La legislatura è effettivamente sui generis: la Lega domina. Domina un movimento euroscettico in uno dei 4 motori d’Europa. Già oggi i consiglieri leghisti si sono presentati con un fiocchetto bianco sul bavero: un segno di solidarietà con i parlamentari catalani in carcere. Qualcosa sta accadendo sotto i nostri occhi. Un partito eurocritico, anti-estabilishment controlla qualcosa di più di un piccolo Stato est-europeo: una delle prime regioni economiche del continente. E lo fa da forza di governo nazionale in pectore, maggioritaria in tutto il Nord. Al Pirellone arrivano i temi internazionali, i posizionamenti e i dibattiti che vanno oltre le provincie padane e arrivano a Roma, a Bruxelles, a Parigi. Non è un fatto automatico ma le premesse ci sono tutte. L’indirizzo del Consiglio regionale lombardo è: Via Fabio Filzi ventidue. Un recapito che potrebbe suscitare meno sbadigli che in passato. Doveva andare ad Ema, l’Agenzia del Farmaco persa dal trio Gentiloni – Sala – Maroni. Ma il Pirellone – vedrete – canterà lo stesso la sua canzone in Europa.

Obiettivo: autonomia lombarda

MILAN, ITALY - CIRCA JANUARY 2017: Pirelli Tower skyscraper (aka Pirellone) designed by Gio Ponti and Pier Luigi Nervi in the fifties

Questa legislatura sarà quella dell’autonomia: il neoeletto Presidente del Consiglio regionale lombardo Alessandro Fermi lo ha detto oggi nel suo intervento inaugurale. Maroni ha aperto la strada con il referendum. Adesso toccherà alla nuova Giunta e alla maggioranza. La delega per l’autonomia affidata da Attilio Fontana al professor Stefano Bruno Galli, appassionato ed esperto della materia, fa ben sperare. Ma tutti sono chiamati, al di là delle appartenenze politiche, a dare il loro contributo. Del resto esponenti di spicco del Pd, come Gori, ma anche come lo stesso sindaco Sala, si erano detti favorevoli. Vedremo. Per adesso registriamo un entusiasmo più o meno collettivo e un impegno dichiarato pubblicamente. Faranno la differenza l’egemonia della Lega in Giunta e il suo peso preponderante in Consiglio (dove oggi tra l’altro ha deciso di assegnarsi d’imperio ben due ruoli in Ufficio di Presidenza, con poca attenzione al tema delicato degli equilibri politici e della rappresentanza democratica)? Per fare passi avanti significativi servirà una forte coesione e la Lombardia di Fontana parte così così. I malumori in maggioranza non mancano. Bisognerà recuperare.

Sala e Fontana, debutto martedì

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Martedì 13 marzo alle 13,30 a Palazzo Marino si terrà la tradizionale conferenza stampa per la Stramilano. Saranno presentati i percorsi e i campioni della più celebre tra le maratone italiane, in programma a Milano per il 25 marzo. L’evento è di quelli da seguire, non solo da parte dei maratoneti ma anche degli appassionati di politica. Sarà infatti il primo evento pubblico con il Sindaco di Milano Sala e Attilio Fontana, nuovo governatore leghista, seduti allo stesso tavolo. Sala, pur con misura, non ha risparmiato critiche a Fontana in campagna elettorale, facendo il suo dovere di rappresentante del centrosinistra. Molti gli elogi a Gori arrivati dal primo cittadino, malgrado un eloquente finale scappato di bocca al Sindaco negli ultimi giorni di campagna: “Gori ha fatto quel che poteva”: i risultati confermano. Ora la campagna elettorale è finita e i due si sono promessi collaborazione. Le partite sono molte: gestione delle case pubbliche, città metropolitana, metro e trasporti. Una delle più controverse è proprio la governance di ATM: mettere a gara il servizio, aprendo a Ferrovie dello Stato o mantenere la gestione ATM? Sala non ha ancora deciso: due mesi orsono ha affermato di doverci ancora pensare. Ora le scadenze si avvicinano e Fontana è entrato in partita, con un Mazzoncini (AD di Ferrovie dello Stato) renziano che era partito lancia in resta alla conquista del trasporto locale milanese. Vedremo. Per ora godiamoci la prima stretta di mano davanti ai fotografi, martedì.

Dal 4 marzo è cambiato tutto, ma non ci si rassegna

Mentre oggi in Regione Lombardia si festeggiava la vittoria di Fontana, con folla di telecamere per il nuovo governatore e per Matteo Salvini, in Statale andava in onda un altro film. Protagonisti, due ex candidati alla presidenza della Regione: Onorio Rosati di Liberi e Uguali e Massimo Gatti di Sinistra per la Lombardia. Percentuali non lusinghiere alle elezioni di domenica scorsa, età non proprio verdissima, hanno pensato di esserci al corteo degli studenti della Statale contro lo spostamento da Città Studi all’area ex Expo. I due hanno intavolato una “trattativa” con le forze dell’ordine per consentire lo svolgimento del corteo fin sotto la sede di via Sant’Antonio dove era riunito il Senato Accademico. “Il diritto a manifestare deve essere garantito. Ho visto degli studenti con il ghiaccio sulla testa”, ha protestato Rosati. Non sappiamo cosa pensino gli studenti, speriamo che almeno abbiano sbuffato per l’intervento dei due politici che si sono presi la scena questionando coi poliziotti, discutendo, polemizzando, criticando, insomma facendo molto teatro. Un terzo tempo non richiesto dal pubblico, dopo il sipario elettorale di ieri. Rassegnatevi ragazzi: alle elezioni è andata come è andata, non hanno resistito alla tentazione del corteo studentesco. Qualcosa per sentirsi vivi, per recuperare l’adolescenza politica. Del resto c’erano stati momenti di tensione tra gli studenti e le forze dell’ordine: meno male che sono arrivati loro. Dal 4 marzo in Italia è cambiato tutto. Un mondo antico è stato (ri)mandato in soffitta. Ma proprio non ci si rassegna: nostalgia canaglia.