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L’Europa si salverà?

Quanto è debole l’Europa? Quanto è fiacca e inconsistente? Molto. Un molto che preoccupa a fronte delle sfide da affrontare. Sfide economiche e sfide sociali. Per esempio: l’Europa è pronta a gestire la prestanza, per usare un eufemismo, di popolazioni che vorrebbero, quando va bene, stabilirsi da noi e, quando va male, sottometterci in quanto infedeli? No. Assolutamente no. Ce lo dice l’atteggiamento apatico e remissivo delle istituzioni Ue. Ma anche dei singoli Paesi europei che alternano egoismo e inerzia. Per terminare con il malessere esistenziale di noi europei, la rinuncia a fare figli, l’invecchiamento della società. In questo contesto di crisi mai davvero affrontata è comodo (e inutile) accusare il nuovo governo Salvini/Di Maio di essere una grave minaccia per la già fragile compagine europea. La realtà sta presentando il conto di un lungo periodo di ipocrisia e di avidità. Adesso strilliamo che c’è il populismo al potere. Beh, invece di stracciarsi le vesti, l’Europa potrebbe ricominciare a costruire il futuro. Non un futuro per pochi, per le élite, ma un futuro per i popoli. Popolare è una parola abusata, ma non davvero compresa e sotto sotto disprezzata. In fondo veniamo da una storia di monarchie, aristocrazie, oligarchie. La democrazia da noi è immatura. Non la salvaguardiamo certo riempendoci la bocca di retorica e trovando capri espiatori. Possiamo invertire la rotta? Certo. Cominciamo da una politica estera e di difesa comune: veramente e solidamente dalla parte degli interessi europei. Cominciamo a sostituire una figura come Mogherini, emblema del compromesso al ribasso. Passi concreti, non parole.

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Via Fabio Filzi ventidue

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Poche cose, si sa, sono noiose come un consiglio regionale. Un parlamento ha sempre il suo perché: ci sono i vip, i pettegolezzi. Un consiglio comunale parla della tua città: interessa. Ma in regione, finite le prime sedute dopo le elezioni (facce nuove, trombati e salvati, eccetera) il magro menù prevede: discussioni su regolamenti europei, mozioni sul bitume della provinciale lungolago, accordi coi caseifici per lo stracchino della Val Tale. Insomma: due palle. Eppure, qualcosa di nuovo potrebbe accadere da oggi in Lombardia. Si è tenuta stamani la prima seduta del Consiglio regionale. La legislatura è effettivamente sui generis: la Lega domina. Domina un movimento euroscettico in uno dei 4 motori d’Europa. Già oggi i consiglieri leghisti si sono presentati con un fiocchetto bianco sul bavero: un segno di solidarietà con i parlamentari catalani in carcere. Qualcosa sta accadendo sotto i nostri occhi. Un partito eurocritico, anti-estabilishment controlla qualcosa di più di un piccolo Stato est-europeo: una delle prime regioni economiche del continente. E lo fa da forza di governo nazionale in pectore, maggioritaria in tutto il Nord. Al Pirellone arrivano i temi internazionali, i posizionamenti e i dibattiti che vanno oltre le provincie padane e arrivano a Roma, a Bruxelles, a Parigi. Non è un fatto automatico ma le premesse ci sono tutte. L’indirizzo del Consiglio regionale lombardo è: Via Fabio Filzi ventidue. Un recapito che potrebbe suscitare meno sbadigli che in passato. Doveva andare ad Ema, l’Agenzia del Farmaco persa dal trio Gentiloni – Sala – Maroni. Ma il Pirellone – vedrete – canterà lo stesso la sua canzone in Europa.

Verso il voto. Ma l’Italia nessuno la capisce

handelsblatt

Nessun rischio dalle elezioni italiane per la stabilità dell’euro: lo garantisce l’ad di Intesa San Paolo, Carlo Messina, in un’intervista al quotidiano economico tedesco Handelsblatt. Messina rassicura: debito sostenibile e soprattutto nessun terremoto causato dalla tornata elettorale in Italia. La Germania è preoccupata e il giornale di Francoforte vuole risposte. Anche se quest’ansia crescente rischia di venire interpretata addirittura come un tentativo di condizionare il voto. È solo di ieri l’articolo del Financial Times secondo cui in Italia la crisi economica alimenterebbe i partiti antisistema: il popolo non percepisce la ripresa, non se ne accorge, è furibondo e vota di conseguenza. L’esito del voto, paventa il Ft, potrebbe cancellare i risultati economici dell’ultimo anno. L’affermazione delle forze populiste, Lega e Cinque Stelle in primis, vanificherebbe lo sforzo riformista, destabilizzando il Paese e tutta la Ue. Senza contare che le ricette di partiti come Forza Italia gonfierebbero il debito e provocherebbero contasti con l’Ue. Nei giorni scorsi era stato direttamente il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, a dirsi allarmato per l’esito delle elezioni italiane: “dobbiamo prepararci allo scenario peggiore”, aveva affermato. Un’uscita infelice, e infatti Juncker ha rettificato dopo poche ore. Ma ormai… L’Italia è davvero sull’orlo del baratro causa elezioni? O siamo semplicemente un Paese impossibile da capire e decifrare da parte di chi italiano non è?