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Costituente!

Non è che si voglia per forza prendersela con la politica. Però cadono le braccia per l’impasse del dopo elezioni. Che flemma, che indolenza. Il fatto è che non ci sentiamo tranquilli, non è come fare un bel riposino ristoratore. Questa calma mette ansia. Un solo dato uscito oggi (Commissione Ue): l’Italia è all’ultimo posto in Europa per la crescita, il nostro Pil aumenterà nel 2019 solo dell’1,2 %. Siamo il fanalino di coda. Per dire, la Germania crescerà del 2,1%, la Spagna del 2,4%, la Grecia del 2,3%. Capito? Allora, stare con le mani in mano non va bene. Renzi ha lanciato nei giorni scorsi un’intesa istituzionale per fare una nuova legge elettorale. Ha parlato di costituente. Eh, veramente il primo a proporre l’Assemblea costituente (già un anno e mezzo fa, quando Renzi era in piena esaltazione/sbornia pre-referendum) era stato nel centrodestra Stefano Parisi. Una Costituente per fare le riforme che servono al Paese, senza litigare, possibilmente anche senza buttare là una stupidata ogni due per tre. Proviamo. Ora o mai più. Potrebbe accadere che in una sede più ristretta (e qualificata…) si trovi la quadra, come nel ’46. Altrimenti buonanotte.

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Sala e Fontana, debutto martedì

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Martedì 13 marzo alle 13,30 a Palazzo Marino si terrà la tradizionale conferenza stampa per la Stramilano. Saranno presentati i percorsi e i campioni della più celebre tra le maratone italiane, in programma a Milano per il 25 marzo. L’evento è di quelli da seguire, non solo da parte dei maratoneti ma anche degli appassionati di politica. Sarà infatti il primo evento pubblico con il Sindaco di Milano Sala e Attilio Fontana, nuovo governatore leghista, seduti allo stesso tavolo. Sala, pur con misura, non ha risparmiato critiche a Fontana in campagna elettorale, facendo il suo dovere di rappresentante del centrosinistra. Molti gli elogi a Gori arrivati dal primo cittadino, malgrado un eloquente finale scappato di bocca al Sindaco negli ultimi giorni di campagna: “Gori ha fatto quel che poteva”: i risultati confermano. Ora la campagna elettorale è finita e i due si sono promessi collaborazione. Le partite sono molte: gestione delle case pubbliche, città metropolitana, metro e trasporti. Una delle più controverse è proprio la governance di ATM: mettere a gara il servizio, aprendo a Ferrovie dello Stato o mantenere la gestione ATM? Sala non ha ancora deciso: due mesi orsono ha affermato di doverci ancora pensare. Ora le scadenze si avvicinano e Fontana è entrato in partita, con un Mazzoncini (AD di Ferrovie dello Stato) renziano che era partito lancia in resta alla conquista del trasporto locale milanese. Vedremo. Per ora godiamoci la prima stretta di mano davanti ai fotografi, martedì.

Dal 4 marzo è cambiato tutto, ma non ci si rassegna

Mentre oggi in Regione Lombardia si festeggiava la vittoria di Fontana, con folla di telecamere per il nuovo governatore e per Matteo Salvini, in Statale andava in onda un altro film. Protagonisti, due ex candidati alla presidenza della Regione: Onorio Rosati di Liberi e Uguali e Massimo Gatti di Sinistra per la Lombardia. Percentuali non lusinghiere alle elezioni di domenica scorsa, età non proprio verdissima, hanno pensato di esserci al corteo degli studenti della Statale contro lo spostamento da Città Studi all’area ex Expo. I due hanno intavolato una “trattativa” con le forze dell’ordine per consentire lo svolgimento del corteo fin sotto la sede di via Sant’Antonio dove era riunito il Senato Accademico. “Il diritto a manifestare deve essere garantito. Ho visto degli studenti con il ghiaccio sulla testa”, ha protestato Rosati. Non sappiamo cosa pensino gli studenti, speriamo che almeno abbiano sbuffato per l’intervento dei due politici che si sono presi la scena questionando coi poliziotti, discutendo, polemizzando, criticando, insomma facendo molto teatro. Un terzo tempo non richiesto dal pubblico, dopo il sipario elettorale di ieri. Rassegnatevi ragazzi: alle elezioni è andata come è andata, non hanno resistito alla tentazione del corteo studentesco. Qualcosa per sentirsi vivi, per recuperare l’adolescenza politica. Del resto c’erano stati momenti di tensione tra gli studenti e le forze dell’ordine: meno male che sono arrivati loro. Dal 4 marzo in Italia è cambiato tutto. Un mondo antico è stato (ri)mandato in soffitta. Ma proprio non ci si rassegna: nostalgia canaglia.

Verso il voto. Ma l’Italia nessuno la capisce

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Nessun rischio dalle elezioni italiane per la stabilità dell’euro: lo garantisce l’ad di Intesa San Paolo, Carlo Messina, in un’intervista al quotidiano economico tedesco Handelsblatt. Messina rassicura: debito sostenibile e soprattutto nessun terremoto causato dalla tornata elettorale in Italia. La Germania è preoccupata e il giornale di Francoforte vuole risposte. Anche se quest’ansia crescente rischia di venire interpretata addirittura come un tentativo di condizionare il voto. È solo di ieri l’articolo del Financial Times secondo cui in Italia la crisi economica alimenterebbe i partiti antisistema: il popolo non percepisce la ripresa, non se ne accorge, è furibondo e vota di conseguenza. L’esito del voto, paventa il Ft, potrebbe cancellare i risultati economici dell’ultimo anno. L’affermazione delle forze populiste, Lega e Cinque Stelle in primis, vanificherebbe lo sforzo riformista, destabilizzando il Paese e tutta la Ue. Senza contare che le ricette di partiti come Forza Italia gonfierebbero il debito e provocherebbero contasti con l’Ue. Nei giorni scorsi era stato direttamente il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, a dirsi allarmato per l’esito delle elezioni italiane: “dobbiamo prepararci allo scenario peggiore”, aveva affermato. Un’uscita infelice, e infatti Juncker ha rettificato dopo poche ore. Ma ormai… L’Italia è davvero sull’orlo del baratro causa elezioni? O siamo semplicemente un Paese impossibile da capire e decifrare da parte di chi italiano non è?