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Dissidente a chi?

Dissidente sarai tu! Lo scambio incrociato di accuse di dissidenza nei Cinque Stelle è il nuovo sport della politica nazionale. De Falco, quello del “vada a bordo, ca..o” intimato a Schettino, oggi senatore 5S della Repubblica, si ribella al movimento. “Io dissidente? No, i dissidenti sono loro”. Per non aver votato la fiducia sul dl sicurezza, il De Falco è incorso nell’ira dei grillini che l’hanno segnalato ai probiviri del movimento insieme ad altri quattro suoi colleghi. Il punto è: chi sono i veri dissidenti, gli eretici, i diversi nei 5 Stelle? Sono i De Falco che contestano la dirigenza oggi al governo o sono i Di Maio colpevoli di essersi rammolliti? Che confusione. Tra poco arriva  Dibba dall’Honduras e li sistema tutti…

 

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Scemo chi legge

perugina

Le fake news invadono tutto. Non solo l’informazione, ma proprio le nostre vite, i nostri cervelli. La politica è diventata l’habitat naturale delle bufale. È normale visto che sono i social il luogo dove oggi si fa politica. Non passa giorno senza che si confezionino nuove panzane e i politici si scaglino l’uno contro l’altro per accreditarle o per smascherarle. Prendiamo la giornata di oggi. Le opposizioni accusano i grillini di aver infilato di nascosto nella legge anticorruzione un articolo che consentirebbe alla Casaleggio Associati di controllare il movimento e i relativi finanziamenti. “Fake news!”, si indigna Di Maio: anche Rousseau dovrà rendicontare. È solo un esempio, poi ci sono le vero o presunte fake news sulla manovra, sui mercati, sull’economia, sulla prescrizione, sulla Raggi, sulla Ue, sulla Tav, sulla Tap, sull’Atac. Aiuto. Senza sottovalutare il rischio fandonie, che può essere davvero grave, come salvarsi? I genitori ci raccomandavano di pensare sempre con la nostra testa. Rimane un ottimo consiglio. Non facile da mettere in pratica. Bisogna essere allenati e non lo siamo più. A volte è scemo chi legge.

Sala ci prende

giuseppe-sala

Il sindaco Sala oggi non ha fatto sconti: “Se non riusciamo a proporre un’idea diversa agli elettori che votano dall’altra parte, è giusto che perdiamo”. Naturalmente parlava del futuro del Pd. Ma è una riflessione che si addice a tutta la politica tradizionale, di destra e di sinistra, lontana anni luce dai problemi reali, come dimostrano, da un lato, l’astensionismo e, dall’altro, l’abbraccio (mortale?) a Di Maio e Salvini. Il sindaco ha messo il dito nella piaga: “C’è un problema di idee e contenuti”. Giusto. A ben guardare qualcuno c’è che avrebbe qualcosa di buono da proporre, ma viene tenuto fuori, è oscurato, osteggiato. Attenzione però alla profezia di Sala, che traduciamo così: se non hai niente da dire, se ti riferisci solo a te stesso e alla tua cerchia, allora sparirai. Son tempi duri.

L’Europa si salverà?

Quanto è debole l’Europa? Quanto è fiacca e inconsistente? Molto. Un molto che preoccupa a fronte delle sfide da affrontare. Sfide economiche e sfide sociali. Per esempio: l’Europa è pronta a gestire la prestanza, per usare un eufemismo, di popolazioni che vorrebbero, quando va bene, stabilirsi da noi e, quando va male, sottometterci in quanto infedeli? No. Assolutamente no. Ce lo dice l’atteggiamento apatico e remissivo delle istituzioni Ue. Ma anche dei singoli Paesi europei che alternano egoismo e inerzia. Per terminare con il malessere esistenziale di noi europei, la rinuncia a fare figli, l’invecchiamento della società. In questo contesto di crisi mai davvero affrontata è comodo (e inutile) accusare il nuovo governo Salvini/Di Maio di essere una grave minaccia per la già fragile compagine europea. La realtà sta presentando il conto di un lungo periodo di ipocrisia e di avidità. Adesso strilliamo che c’è il populismo al potere. Beh, invece di stracciarsi le vesti, l’Europa potrebbe ricominciare a costruire il futuro. Non un futuro per pochi, per le élite, ma un futuro per i popoli. Popolare è una parola abusata, ma non davvero compresa e sotto sotto disprezzata. In fondo veniamo da una storia di monarchie, aristocrazie, oligarchie. La democrazia da noi è immatura. Non la salvaguardiamo certo riempendoci la bocca di retorica e trovando capri espiatori. Possiamo invertire la rotta? Certo. Cominciamo da una politica estera e di difesa comune: veramente e solidamente dalla parte degli interessi europei. Cominciamo a sostituire una figura come Mogherini, emblema del compromesso al ribasso. Passi concreti, non parole.

Consumi: rischio contrazione?

borsa

Al G7 in Canada il commercio tiene banco. A detta di Trump i colloqui si concentreranno sul “commercio sleale” ai danni degli Usa. Dazi e sanzioni fanno salire la tensione. Conte dovrà sudare per convincere che l’Italia è fermamente al fianco dell’America, ma è anche fermamente al fianco della Russia. Sanzioni sì, sanzioni no… Al summit si combatte sul commercio. Ma in Italia è un problema anche il commercio interno, particolarmente debole. Ieri l’Istat ha reso noto che le vendite al dettaglio ad aprile sono andate male, meno 0,7% rispetto a marzo, complice la défaillance dei beni alimentari, forse anche perché Pasqua quest’anno è arrivata presto, in marzo. In ogni caso, su base annua, il ribasso è del 4,6% in valore e del 5,4% in volume. Eh le discese ardite, a cui però non sappiamo se seguiranno le risalite. Girando per negozi non è che si respiri un clima ottimista. Le vetrine sono invitanti, come sempre strepitose nelle vie più eleganti, Milano è capitale dello shopping, ma i negozi sono perlopiù vuoti. Il tempo è capriccioso e il portafoglio vuoto (l’imminente 730 è un incubo): la gente non si azzarda a spendere. Tutto rimandato forse ai saldi, che del resto arriveranno presto. Sarebbe stato ingenuo aspettarsi che il #governodelcambiamento operasse il miracolo di far aprire i cordoni della borsa. Per ora niente. Sarà anche per questo che ieri Di Maio ha promesso: “l’Iva non aumenterà”?

L’accidia all’opposizione

C’è un pericolo all’orizzonte. Anzi è già qui. Non è tanto il governo dei populisti, che oltretutto ha un consenso popolare enorme. Il pericolo vero è che questo governo non ha opposizione. Sparito il Pd, e spariti anche gli altri. Forza Italia dov’è? Le critiche si limitano a qualche battuta che vorrebbe essere brillante. Vengono a galla il narcisismo, la vanagloria, la rabbia impotente per essere stati staccati, come in una gara ciclistica dove i fuoriclasse vanno in fuga e gli altri rosicano. Renzi va a fare conferenze dai suoi amici in giro per il mondo, mimando Clinton o Obama. Non parliamo degli altri. Solo Berlusconi si fa ascoltare, la sua analisi è seria e coerente. Ma poi? Qui bisogna rimettere tutto in discussione. E bisogna lavorare, lavorare, lavorare. E’ quello che hanno fatto Salvini e Di Maio mentre governavano i vari Monti, Letta, Renzi, Gentiloni. Il loro instancabile lavoro all’opposizione li ha resi credibili, gli Italiani li sentono vicini per questo. Fare opposizione è un dovere. Costa fatica, ma è fondamentale. Facendo opposizione si ritrova la strada. si costruiscono cose nuove. Non può essere un esercizio fatto di malavoglia, per tirare sera. Non basta qualche intervista o qualche dichiarazione ai giornali. Chi è in parlamento e chi milita nei partiti che sono in parlamento pensi a cosa fare, a come coinvolgere chi da fuori avrebbe idee ed entusiasmo. Altrimenti ciao, Lega/M5S per vent’anni. E non lamentiamoci.

Cinzia Messori

Si torna a votare

elezioni

Tutti dicono no. Berlusconi dice no al populismo (dei 5S); Renzi dice mai coi grillini e mai coi leghisti. Le sfumature poi cambiano in Forza Italia e nel Pd a seconda di chi ci parla e del suo posizionamento. Per esempio oggi tuona Brunetta: non voterò un governo leghista-grillino, obiezione di coscienza. Anche Di Maio e Salvini dicono no, ma – attenzione – non l’uno all’altro, bensì a Forza Italia e al Pd. Tra i due a quanto sembra c’è feeling. Senz’altro li avvicina l’alto gradimento degli elettori. Salvini riuscirà a trovare un accordo con Di Maio che includa la coalizione di cui è parte? Difficile. Si tornerà a votare, speriamo con un’altra legge elettorale.

Governo: il popolo cosa pensa?

populist

È l’istituto di ricerca SWG a svelarlo. Dal sondaggio “Verso un nuovo governo” viene fuori che gli elettori sono sempre più favorevoli all’ipotesi Lega-M5S. Per tutto marzo questa eventualità è stata considerata giusta e auspicabile dal 38% degli intervistati. Oggi siamo saliti al 44%. In particolare, gli elettori di Salvini che caldeggiano l’idea del governo a due sono passati dal 58 al 61%, mentre dalle parti di Di Maio la percentuale è addirittura aumentata di 8 punti, salendo dal 59 al 67%. Ma ciò che balza davvero agli occhi è il gradimento espresso dagli elettori di Berlusconi, passato dal 18 al 46%. Se la mettiamo sul piano delle scommesse, il 43% degli Italiani punterebbe sul governo Salvini-Di Maio; il 38% sulla soluzione istituzionale; il 28% su un governo di tutto il centrodestra con i grillini; il 10% su un esecutivo Pd-Cinque Stelle. Indicativa la classifica dei leader: Salvini è al 40% dei voti positivi, Di Maio al 35%, Giorgia Meloni al 22%, Berlusconi e Martina al 17%, Grasso al 6%. Cosa piace di Salvini? Il suo impegno concreto a trovare una risposta per il governo del Paese, mentre Di Maio è troppo schizzinoso. Del resto il numero due della Lega Giorgetti ha criticato anche Berlusconi per avere detto che non vuole allearsi coi populisti, considerandola una mossa tatticamente sbagliata. Ma forse si pretende troppo dal vecchio leader. Non è più tempo più di élite. Come dice oggi sul Corriere il filosofo Alain de Benoist: “Si può anche essere ostili al populismo, ma bisogna studiarne le cause”.