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Centrodestra al capolinea

La crisi del centrodestra moderato è tutta nella lettera che Berlusconi ha inviato al Corriere, scritta nel giorno delle amministrative che hanno confermato la supremazia della Lega su Forza Italia. Il leader di FI traccia la sua analisi politica e poi indica la soluzione: cambiare. Le ricette non sembrano così di impatto: un vicepresidente, un comitato esecutivo, un coordinatore nazionale, giovani coordinatori virtuali. Non è questo però che importa, le formule si trovano. Berlusconi si ferma qui. Ma il dado è tratto, o quasi. Qui o si cambia o si muore. E a pagare sarà l’Italia. Un Paese con un governo cosiddetto populista, ma dove la metà degli elettori diserta le urne. Chi rappresenta quella metà? Dovrebbe rappresentarla un’opposizione degna di questo nome. Esiste oggi in Italia? La risposta è no. Va ricostruita. E per farlo si dovranno trovare la spinta e le ragioni profonde. Non serve dire: noi siamo i razionali, siamo i liberali, siamo i competenti, siamo quelli di buon senso. Questo è davvero insopportabile. Bisogna dimostrare di avere idee e di saper lavorare. C’è un problema di leadership? Quelli che finora sono stati in prima linea, dovrebbero aiutare a costruire una nuova classe dirigente. Finora quando hanno visto qualcosa di nuovo hanno lavorato per abbatterlo. Soprattutto se mostrava di avere qualche qualità. Adesso bisogna avere il coraggio di cambiare. Anche chi sostiene il governo 5S/Lega credo si auguri che in questo Paese ci possa essere un’alternativa.

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L’accidia all’opposizione

C’è un pericolo all’orizzonte. Anzi è già qui. Non è tanto il governo dei populisti, che oltretutto ha un consenso popolare enorme. Il pericolo vero è che questo governo non ha opposizione. Sparito il Pd, e spariti anche gli altri. Forza Italia dov’è? Le critiche si limitano a qualche battuta che vorrebbe essere brillante. Vengono a galla il narcisismo, la vanagloria, la rabbia impotente per essere stati staccati, come in una gara ciclistica dove i fuoriclasse vanno in fuga e gli altri rosicano. Renzi va a fare conferenze dai suoi amici in giro per il mondo, mimando Clinton o Obama. Non parliamo degli altri. Solo Berlusconi si fa ascoltare, la sua analisi è seria e coerente. Ma poi? Qui bisogna rimettere tutto in discussione. E bisogna lavorare, lavorare, lavorare. E’ quello che hanno fatto Salvini e Di Maio mentre governavano i vari Monti, Letta, Renzi, Gentiloni. Il loro instancabile lavoro all’opposizione li ha resi credibili, gli Italiani li sentono vicini per questo. Fare opposizione è un dovere. Costa fatica, ma è fondamentale. Facendo opposizione si ritrova la strada. si costruiscono cose nuove. Non può essere un esercizio fatto di malavoglia, per tirare sera. Non basta qualche intervista o qualche dichiarazione ai giornali. Chi è in parlamento e chi milita nei partiti che sono in parlamento pensi a cosa fare, a come coinvolgere chi da fuori avrebbe idee ed entusiasmo. Altrimenti ciao, Lega/M5S per vent’anni. E non lamentiamoci.

Cinzia Messori

Si torna a votare

elezioni

Tutti dicono no. Berlusconi dice no al populismo (dei 5S); Renzi dice mai coi grillini e mai coi leghisti. Le sfumature poi cambiano in Forza Italia e nel Pd a seconda di chi ci parla e del suo posizionamento. Per esempio oggi tuona Brunetta: non voterò un governo leghista-grillino, obiezione di coscienza. Anche Di Maio e Salvini dicono no, ma – attenzione – non l’uno all’altro, bensì a Forza Italia e al Pd. Tra i due a quanto sembra c’è feeling. Senz’altro li avvicina l’alto gradimento degli elettori. Salvini riuscirà a trovare un accordo con Di Maio che includa la coalizione di cui è parte? Difficile. Si tornerà a votare, speriamo con un’altra legge elettorale.

Governo: il popolo cosa pensa?

populist

È l’istituto di ricerca SWG a svelarlo. Dal sondaggio “Verso un nuovo governo” viene fuori che gli elettori sono sempre più favorevoli all’ipotesi Lega-M5S. Per tutto marzo questa eventualità è stata considerata giusta e auspicabile dal 38% degli intervistati. Oggi siamo saliti al 44%. In particolare, gli elettori di Salvini che caldeggiano l’idea del governo a due sono passati dal 58 al 61%, mentre dalle parti di Di Maio la percentuale è addirittura aumentata di 8 punti, salendo dal 59 al 67%. Ma ciò che balza davvero agli occhi è il gradimento espresso dagli elettori di Berlusconi, passato dal 18 al 46%. Se la mettiamo sul piano delle scommesse, il 43% degli Italiani punterebbe sul governo Salvini-Di Maio; il 38% sulla soluzione istituzionale; il 28% su un governo di tutto il centrodestra con i grillini; il 10% su un esecutivo Pd-Cinque Stelle. Indicativa la classifica dei leader: Salvini è al 40% dei voti positivi, Di Maio al 35%, Giorgia Meloni al 22%, Berlusconi e Martina al 17%, Grasso al 6%. Cosa piace di Salvini? Il suo impegno concreto a trovare una risposta per il governo del Paese, mentre Di Maio è troppo schizzinoso. Del resto il numero due della Lega Giorgetti ha criticato anche Berlusconi per avere detto che non vuole allearsi coi populisti, considerandola una mossa tatticamente sbagliata. Ma forse si pretende troppo dal vecchio leader. Non è più tempo più di élite. Come dice oggi sul Corriere il filosofo Alain de Benoist: “Si può anche essere ostili al populismo, ma bisogna studiarne le cause”.