Monthly Archives: luglio 2018

Legionella, le giuste domande

bresso

Legionella. In queste ore è tutto un farsi domande su come difendersi: quali sono i sintomi? Come riconoscerla? Come fare la doccia? Dove bere o non bere? Ma è forse ora di domande diverse: perché la Legionella a Bresso? Ci sono delle responsabilità? Qui non è che siamo di fronte ad una fatalità. Nel 2016 a Bresso (alle porte di Milano, non chissà dove) vi furono altri casi, fu aperta un’inchiesta, si ipotizzò come causa un cantiere di riparazione dell’acquedotto. L’inchiesta fu poi archiviata. Ora la Procura di Milano ne ha aperta una seconda. Vogliamo mettere insieme i pezzi? Vogliamo spiegare perché a Bresso e solo a Bresso, in quell’acquedotto, in quella rete di distribuzione, dopo due anni si ripresenta la Legionella? O vogliamo limitarci ad invitare i novantenni a lavarsi bene le mani per non rischiare di morire? Si attendono risposte. Presto.

WhatsAppCondividi

La mela del giorno

apple

Dopo mesi di attesa la nuova Piazza Liberty con il sottostante Apple store è finalmente libera dalle impenetrabili barriere che l’hanno nascosta finora. Ci si può passeggiare lasciandosi sorprendere dalla cascata d’acqua che plana sul cubo di vetro, dalla scalinata a gradoni che immette al punto vendita o dagli alberi che circondano la nuova scintillante struttura. Indubbiamente un passo avanti per una parte di città un po’ nascosta tra il Quadrilatero e Corso Vittorio Emanuele, e per una piazza architettonicamente notevolissima: c’è uno dei più splendidi palazzi liberty della città ma anche un eccezionale esempio di razionalismo anni Cinquanta: la Torre Tirrena. Domani previsti, naturalmente, grandi pezzi sui giornali. Ma già oggi è tutto un postare foto sui social. C’è anche l’immancabile nota moralista assessorile: “Coi proventi risaneremo le periferie”, amen. Non manca proprio nulla. Forse il progetto architettonico, a vederlo con calma, non è chissà cosa, in fondo è una gradinata con una fontana: se ne vedono molte proprio in periferia, in tanti megaoutlet. Niente è meraviglioso per forza o d’ufficio: si poteva osare di più. Ma godiamoci la festa.

Il pasticcetto di Casa Boschi – Di Stefano

Che pasticcio la querelle su Casa Boschi-Di Stefano di via Jan. Il Comune vuole vendere il terzo piano, quello sopra la Casa-Museo aperta al pubblico. L’assessore Del Corno sostiene che ormai fa parte del piano di alienazione dei beni del Comune e che non si può tornare indietro. Sì, ma il quartiere si ribella e nello stesso Pd cresce il malcontento. Perché vendere il bene che fu a suo tempo acquistato insieme all’appartamento del secondo piano, oggi vero e proprio gioiello del sistema espositivo milanese? Perché spostare le opere in deposito in un’altra sede museale? Cercasi mecenate disperatamente: qualcuno che compri l’appartamento e lo metta a disposizione della Casa-Museo per eventi e iniziative. Intanto però aumenta l’incertezza sul futuro di un museo che dal giorno in cui fu aperto, in epoca Albertini, è tra le mete più gettonate e rappresenta l’architrave dell’innovativo circuito delle Case-Museo di Milano. Cultura per il Comune non dovrebbe significare fare chiacchiere ideologiche, ma buona gestione. Il Comune non ha il compito di produrre cultura in proprio ma di amministrare con efficienza (e visione) le strutture che consentono alla cultura di esprimersi.

Diamo i (giusti) numeri

Oggi l’Istat certifica: per i Comuni nel 2016 le entrate hanno registrato un calo del 6,1%. Le riscossioni, tributi compresi, sono stati pari a 75,7 mld , -3,4% rispetto all’anno precedente. Meno entrate e dunque meno tasse per i cittadini? Comuni ovunque virtuosi? Calma: c’è sempre un non detto su cui è invece il momento di alzare la voce. Queste statistiche sono nazionali: è il mestiere dell’Istat, un Istituto statale. Poiché però le risorse vengono assegnate dallo Stato ai Comuni seguendo il criterio della spesa storica (hai speso x negli anni passati, dunque ti rimborso x), vengono puniti i Comuni del Nord che negli anni hanno risparmiato e recuperato efficienza. Anzi: di fatto si incentiva a spendere. Risultato: tutto il Nord continua a finanziare tutto il Sud, senza che il Sud sia stimolato a far meglio. E’ ora che l’Istat faccia statistiche territoriali. E se le fa già, che le pubblichi e ne parli come fa con quelle nazionali. Basta con le notti dove tutto è mediamente nero.

Matteo Renzi può fare di più

renzit

Cosa succede a Matteo Renzi? Ci riferiamo alla comunicazione, per lui un aspetto certo non secondario. Sembra che ci siano due persone in una. Il primo è il politico determinato e coraggioso, capace con un intervento a sorpresa in tv di demolire le illusioni di quanti (molti) nel Pd avrebbero volentieri stretto un’alleanza con i 5 Stelle. È il politico che ha sfidato l’ipocrisia e le rendite di posizione dei pezzi grossi della sinistra. È il politico della rottamazione, anche se oggi molto più conciliante. È il politico che le canta ai suoi colleghi del Pd nelle assemblee di partito, elencando senza giri di parole le cause della sconfitta elettorale. È l’unico leader del Pd. Poi c’è un altro Matteo Renzi. Quello delle uscite trombonesche che lo invecchiano. Attualmente queste uscite, su fb, twitter e nei comunicati stampa, sono spesso all’indirizzo Matteo Salvini. Il che aumenta la forbice tra i due: Salvini sembra nuovo e controcorrente, Renzi una vecchia lagna. Prendiamo il caso di oggi. La tirata retorica: “No, ministro, non li hai mandati tu! Li ha mandati lo Stato Italiano. Onore all’Arma e alle Forze dell’Ordine”. Manca solo lo squillo di tromba. Non ci siamo, Matteo Renzi. Urge recuperare freschezza.

La patata perfetta

borsello

Certe campagne pubblicitarie sono semplicemente perfette. E’ il caso degli ultimi manfesti Esselunga. Una patata diviene borsellino. Lo slogan è: “Non vi peliamo. La grande convenienza per te”. Ci sono tutti gli ingredienti della perfezione comunicativa (l’Esselunga non ci paga): semplicità, impatto, attualità. La patata è ovviamente evocativa. Ma in aggiunta c’è l’attualità efficacissima del “non vi peliamo” che coglie il momento difficile per il borsellino degli italiani (molto meglio di ogni politico che ciancia di inesistente “crescita”, oppure di “crisi” senza sapere davvero cos’è). Infine “la grande convenienza”, che fa risuonare in testa “la grande bellezza”. Il consumatore si identifica (engagement) ma lo stato di crisi è  subito riscattato da qualcosa di “grande”, che lo solleva e lo riscatta. Avercene di creativi così in politica. Ma costano, e le casse dei partiti languono. Anche un po’ le idee però.

E’ tutto vero

mar

Non è una bufala. Non è una distorsione del titolista. No: non è una sintesi estrema. Una estrapolazione forse? No, nemmeno. Non è una citazione erronea. Non è un quiproquo, non è un lapsus. Non è una traduzione fallace, un faux-ami. E’ senz’altro il titolo di un giornale di destra! Nemmeno, ahimè. Un refuso? Uno strafalcione? Una papera? No amici: Maurizio Martina, segretario del Partito Democratico, ha detto davvero: “Possiamo fermare l’onda populista unendo i socialisti del Mediterraneo”. Grazie per la cortese attenzione.

Pensionati: perché non copiare dal Portogallo?

E’ l’argomento del giorno: l’El Dorado Portogallo. La fiscalità di vantaggio per i pensionati (zero tasse sui redditi maturati all’estero) attrae migliaia di Italiani. Nel 2017 sono stati ben 4.300 i nostri connazionali che vi si sono trasferiti, il 50% in più rispetto all’anno precedente. Oggi sono in tutto 13 mila gli Italiani che risiedono in Portogallo. A renderlo noto il Servizio degli stranieri e delle frontiere di Lisbona. Federico Fubini ne parla oggi dalle pagine del Corriere della Sera. Seguono da stamattina trasmissioni radiofoniche e reazioni sui social. Domanda: perché l’Italia si fa scippare dal Portogallo questa opportunità di crescita? Il governo portoghese ha anche previsto una flat tax al 20% per i residenti non abituali sui redditi maturati in Portogallo in una serie di categorie. Risultato: più occupazione e sviluppo, soprattutto nell’high-tech. E naturalmente più gettito fiscale. L’Italia potrebbe prendere esempio, invece continuiamo ad ascoltare pervicaci oppositori al taglio alle tasse. Stamattina Francesco Boccia del Pd a Radio 24 ha criticato il Portogallo: “Eh se tutti facessimo così dove andremmo a finire?” Questo il suo parere. Incredibile. Il nostro Sud è bello quanto e più del Portogallo, perché lo Stato italiano non azzera le tasse per i pensionati che si trasferiscono per esempio in alcune aree della Sicilia, della Puglia, della Sardegna? Perché non investiamo in strutture e servizi di assistenza ad hoc? Mistero.

Mestieri scomparsi? Il medico

sorditersilli1

Partiamo come al solito dalle dinamiche locali: si è tenuta nei giorni scorsi in Commissione sanità al Pirellone l’audizione di un gruppo di primari della provincia di Varese che hanno illustrato una situazione drammatica di carenza di personale medico, soprattutto nei Pronto Soccorso. Un campanello d’allarme che trova riscontro a livello nazionale: la Federazione delle aziende sanitarie pubbliche parla di una mancanza di medici che nei prossimi anni potrebbe tradursi in un disastro. In Italia nei prossimi 5 anni tra uscite dal lavoro e numero contingentato di nuovi specialisti mancheranno quasi 12 mila medici. E questo anche se si andasse ad un totale sblocco del turn over. Ma non finisce qui: sempre secondo la Federazione nei prossimi 8 anni i medici dei servizi sanitari di base scompariranno. Internisti, chirurghi, psichiatri, nefrologi e riabilitatori si ridurranno di oltre la metà. Il maggior numero di cessazioni dal lavoro in termini assoluti si avrà tra gli anestesisti. Salta all’occhio anche l’anzianità de medici che nel 51,5% dei casi hanno superato i 55 anni di età, contro il 10% del Regno Unito, il 20% o poco più di Olanda e Spagna.
Non c’è da stare tranquilli. Nei prossimi anni avremo grande difficoltà a trovare un medico, anche per una emergenza. Chiediamoci: come siamo arrivati fin sull’orlo del baratro? E dov’è, soprattutto dov’è stato finora, chi aveva la responsabilità di trovare soluzioni?

Il Luxus per tutti

Che idea la mostra “Luxus” aperta da oggi a Palazzo Reale! Il curatore, Stefano Zecchi, filosofo ed ex assessore a Milano, spiega che l’intento è promuovere una nuova cultura della bellezza. Lo scorso anno, alla Biennale di Venezia dove la mostra fu esposta, si sollevò un polverone: detrattori e sostenitori se le diedero di santa ragione sui giornali: bellissima! No, pacchiana! Difficile quando si tratta di lusso non cadere nel cattivo gusto. Riuscirà la mostra a migliorare il nostro senso estetico? Beh, oggi ci sono così pochi soldi che il lusso è una chimera. Rare categorie sono esposte al rischio kitch: i calciatori? Le star televisive o del fashion o dei social? Comunque sarà bello andare a curiosare tra gioielli e orologi irraggiungibili, abiti sontuosi, ambienti ricercati, ma anche fermarsi a ragionare sulla vanitas o sulle parole lux e luxuria che sono la radice di lusso. In fondo è un lusso anche andare a vedere questa mostra. E questo ce lo possiamo permettere tutti. Sogno di un pomeriggio di mezza estate.