Monthly Archives: maggio 2018

Attila: Italia e amore

attila-flagello-di-dio-diego-abatantuono

Presentata a Milano la Stagione 2018.9 del Teatro alla Scala. Presenti il soprintendente Alexander Pereira, il direttore Riccardo Chailly e il sindaco Giuseppe Sala. Il Teatro va bene: gli utili sono saliti di 4 milioni rispetto al 2014. Si ha così modo di osare: il 7 Dicembre aprirà la stagione Attila, un’opera di Verdi non tra le più note. Tutta la stagione è percorsa da un fremito tricolore: Verdi, Rossini, Puccini a go go. Ma è Attila che strega fin dal titolo. Un’opera, diremmo oggi, sovranista. “Avrai tu l’universo, resti l’Italia a me”, invoca il romano Ezio rivolgendosi al barbaro invasore. Qualcosa che ha a che fare con l’orgoglio nazionale riacceso oggi contro le truppe –  fortunatamente solo finanziare – d’oltralpe. La Scala non fa politica, naturalmente. Ma vive in questo mondo, interpretandone le dinamiche. Il linguaggio senza tempo dell’Opera si fa comprendere in ogni secolo. “Attila” ha a che fare anche con il gossip. L’aria Oh dolore, ed io vivea fu aggiunta da Verdi nel 1846 in occasione della prima rappresentazione alla Scala. Il  maestro la compose appositamente per il tenore Napoleone Moriani. Con quel tenore Giuseppina Strepponi, allora già celebre soprano, intratteneva una relazione da cui nacque – si dice – un figlio illegittimo. La Strepponi inizierà la relazione con Verdi nel 1847, l’anno successivo, preferendo così l’Autore all’Interprete.

Cinzia Messori

WhatsAppCondividi

Italy, Italie, Italien!

internazionale

Lo spread sull’ottovolante, i mercati in fibrillazione, le borse fanno su e giù, il governo non nasce, Mattarella è teso, i parlamentari neo-eletti tremano per le urne imminenti. Che caos. Una cosa però va detta: l’Italia in questi giorni conquista le prime pagine dei quotidiani stranieri. Come ci trattano? Dipende dagli aspetti che più colpiscono la fantasia dei commentatori. Una fantasia che, lo si intuisce, ha tanto bisogno di essere catturata da una qualche svolta improvvisa, da un’emozione, da uno spavento che scompagini la routine della cronaca politica. E l’Italia non fa certo mancare il suo apporto in fatto di creatività. Ma scorriamo i giornali più importanti. Si va dal classico riferimento ai timori per una nuova crisi finanziaria della Süddeutsche Zeitung al razionale Le Monde che titola: “L’Italie en route vers de nouvelles élections”. Attenzione: “en route”, non “en marche”, di Macron non se ne vedono in Italia. Per il Financial Times la fiducia degli investitori rischia di venir meno. Aiuto. El Pais scrive di instabilità italiana e spagnola, accomunando nella precarietà nostri due Paesi. Su Die Welt c’è un fantastico grafico tricolore a tutta pagina che rappresenta l’euro sotto pressione. Ricorda la magnitudo dei nostri terremoti. Infine il New York Times. Ecco, qui il commento è affidato al contributing writer Beppe Severgnini. E’ lui che spiega il nostro Paese. Lo fa con una metafora: “Il week end scorso la barca col primo governo antieuropeo, capitanata da uno skipper dilettante ed equipaggiata con una bizzarra alleanza di due partiti populisti rivali, è affondata ancor prima di lasciare il porto. E anche se questo significa più turbolenza per il paese, è una buona cosa”. Complimenti al nostro Severgnini, molto saggio, come testimonia la bianca chioma. Ma Die Zeit si interroga: “Chi comanda in Italia, la maggioranza o le istituzioni?” E’ una domanda che riguarda in questo momento storico tutta l’Europa. “Può un Presidente, come in Italia Mattarella, rifiutare un ministro?” Conclusione, che suona come un epitaffio: “Per i populisti è una festa”.

Ammiraglio cercasi con voglia di futuro

Bussola

L’Italia come sempre è divisa a metà: pro o contro Mattarella, pro o contro l’impeachment, pro o contro M5S/Lega, pro o contro Cottarelli. Siamo un popolo di tifosi. Coppi/Bartali. Ci fronteggiamo sui social, in famiglia, tra amici. Battaglie vere, con parole grosse, musi lunghi, pugni stretti. La politica torna ad essere protagonista della vita quotidiana. In questi giorni è successo di tutto e il clima non poteva che surriscaldarsi. Un governo stava per nascere. Una formazione inedita, sulla quale erano puntati i riflettori. Poi non se ne è fatto niente. In un attimo è cambiato tutto. Fuori i rivoluzionari, dentro i tecnici. Nella generale agitazione e preoccupazione, anche all’interno del Palazzo, c’è una parte più inquieta e turbata delle altre. Il centrodestra. Cosa farà Salvini? Sceglierà lo schema classico, con Berlusconi e Meloni? O si staccherà? O magari opterà per il contratto coi 5 Stelle? Oggi Forza Italia gli chiede di stare dentro l’alleanza e di affrontare insieme le urne. Lui non risponde. Vedrà, valuterà. E l’ansia cresce. Ma rimanesse nella coalizione, come deciderà di andare alle elezioni? Listone o coalizione classica? Siamo forse alla vigilia di un grande rimescolamento. Chissà, magari nascerà una forza liberale davvero plurale e aperta, nuova e popolare, che deciderà di affrontare, senza la scialuppa di salvataggio della Lega, il mare in tempesta di una politica dove l’ingresso dei 5 Stelle ha cambiato tutto. Serve un navigatore non solo esperto, ma intrepido e coraggioso, che voglia affrontare l’ignoto. Un Cristoforo Colombo, un Magellano. Eh, difficile. Ma non impossibile. L’Italia è un popolo di navigatori, si o no?

L’uovo o il pulcino?

Riceviamo e pubblichiamo da un blogger toscano, lettore di Alert e autore di romanzi per l’infanzia di qualche successo, un post di commento sulle recenti consultazioni al Quirinale:

Oh! che brutta malattia che è la fame! — disse Pinocchio

Quand’ecco che gli parve di vedere nel monte della spazzatura qualche cosa di tondo e di bianco, che somigliava tutto a un uovo di gallina. Spiccare un salto e gettarvisi sopra, fu un punto solo. Era un uovo davvero.

La gioia del burattino è impossibile descriverla: bisogna sapersela figurare. Credendo quasi che fosse un sogno, si rigirava quest’uovo fra le mani, e lo toccava e lo baciava, e baciandolo diceva:

— E ora come dovrò cuocerlo? Ne farò una frittata!… No, è meglio cuocerlo nel piatto!… O non sarebbe piú saporito se lo friggessi in padella? O se invece lo cuocessi a uso uovo a bere? No, la piú lesta di tutte è di cuocerlo nel piatto o nel tegamino: ho troppo voglia di mangiarmelo! —

Detto fatto, pose un tegamino sopra un caldano pieno di brace accesa: messe nel tegamino, invece d’olio o di burro, un po’ d’acqua: e quando l’acqua principiò a fumare, tac!… spezzò il guscio dell’uovo, e fece l’atto di scodellarvelo dentro.

Ma invece della chiara e del torlo scappò fuori un pulcino tutto allegro e complimentoso, il quale facendo una bella riverenza disse:

— Mille grazie, signor Pinocchio, d’avermi risparmiata la fatica di rompere il guscio! Arrivedella, stia bene e tanti saluti a casa! —

Ciò detto, distese le ali, e, infilata la finestra che era aperta, se ne volò via a perdita d’occhio.

Il povero burattino rimase lí, come incantato, cogli occhi fissi, colla bocca aperta e coi gusci dell’uovo in mano (C.C.)”

Il costume intero, che stile

Ci siamo. Ogni anno le riviste di moda femminile ci provano: il must di questa estate sarà? Il costume intero! Mensili e settimanali patinati ci inondano di fantastici servizi fotografici e preziosi consigli. Il costume intero è elegante, è sofisticato, è glamour. In effetti ci fa sognare. Come non riandare alla Grace Kelly di Caccia al Ladro col suo candido costume intero sul lido della Costa Azzurra? Sulla carta è tutto ok. Il fatto è che poi sulle spiagge nessuna se lo mette. A detta di giornaliste, blogger e influencer in riva al mare come in piscina sarà tutto e solo one-piece. Come sempre invece sarà tutto e (quasi) solo bikini. Per praticità, e perché il costume intero è impegnativo. Sembra facile, ma non lo è. Sta bene a poche. Oltretutto è ancora considerato come il costume delle signore di una certa età, che hanno ormai rinunciato al due pezzi. Ancora una volta l’intero rimarrà nel cassetto, dove alla fine della stagione lo guarderemo pensando: l’anno prossimo caschi il mondo sceglierò te. Anche perché ogni anno che arriva è l’anno del costume intero.

Plastica? A Milano la fiera della verità

Dal 29 maggio al 1 giugno Fiera Milano ospita The Innovation Alliance. Un cappello smart per un evento che promette di essere il più grande d’Europa e che contiene ben cinque manifestazioni. La prima sarà PLAST. Seguiranno IPACK-IMA, MEAT-TECH, Print4All, e INTRALOGISTICA ITALIA. Superfluo spiegare nel dettaglio, i nomi parlano da sé. A partire da PLAST, fiera di riferimento per l’industria delle materie plastiche e della gomma. 3.500 le aziende espositrici, un settore che gode di buona salute, dai consuntivi tutti in positivo, fatto non irrilevante nella crisi in cui si dibatte l’economia italiana. Per fare un esempio, il valore della produzione delle macchine per la lavorazione della gomma e la plastica è di 4,67 miliardi di euro, con una crescita del 10% e con un export pari al 70%. La plastica va bene, nonostante gli attacchi sistematici alle imprese produttrici. Non che l’inquinamento dei mari sia un’invenzione, purtroppo è  drammatica verità. Ma la raccolta e il riciclo della plastica stanno funzionando e i risultati si vedono. L’Italia è in prima linea, e il Mediterraneo potrebbe diventare uno dei bacini con meno plastica persino rispetto a mari considerati come incontaminati, dove però non esiste una filiera del riciclo. Vedremo cosa farà il nuovo Governo, si sa che i 5 Stelle hanno una visione molto rigida sui temi dell’ambiente. Intanto Milano celebra un settore strategico: i mercati che rappresenta valgono 24 miliardi di euro di fatturato e occupano 70.000 addetti. Una bella sfida per il futuro. Da affrontare con la mente aperta.

Cerasa in Feltrinelli con il nuovo libro

Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio, è in libreria con il suo “Abbasso i tolleranti. Manuale di resistenza allo sfascismo”. Di libri i giornalisti ne scrivono molti, probabilmente troppi. E’ comunque interessante considerare come questo genere di libro evolva nel tempo seguendo i trend della comunicazione di massa. Cerasa sceglie di affrontare i mille problemi dell’attualità (immigrazione, sicurezza, scuola, social media, femminicidio, lavoro, populismo…) con 164 brevissimi pezzi di taglio giornalistico, di poco più lunghi – ma certamente più curati – di un post Facebook. Il vero pregio del libro sta nei dati e nelle notizie: le fonti sono varie e complesse e provengono da diversi contesti internazionali. Il Foglio – si sa – è un giornale di nicchia. La direzione di Cerasa – il cui stile si ritrova nel libro – sta cercando una sintesi tra raffinatezza, rigore e apertura a temi di più largo interesse. Domani il libro sarà presentato a Milano, alla Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte alle 18.30. Chi è da quelle parti faccia un salto.

Il Lirico, prima o poi

Lirico

Passando dietro il Teatro Lirico ho lanciato uno sguardo al cantiere del restauro. Completamente impacchettato,  gruppi di edili col caschetto ad un ingresso, una gru sul lato di via Larga, il Lirico sembra effettivamente avviato a nuova vita dopo l’infinito tempo dell’abbandono. Sull’impalcatura cartelli con la scritta: Milano inaugura il Cantiere Evento del Teatro Lirico. Ultimamente l’edificio ha infatti ospitato iniziative varie, in attesa di essere restituito al suo ruolo di sala per spettacoli teatrali e musicali. Un modo per rimediare alla meno peggio allo stop-and-go estenuante dei lavori. In questi anni, dal 1999 quando fu chiuso, il Lirico ne ha viste di tutti i colori. Anche un’occupazione. Sono avvenuti persino furti di materiale e decorazioni originali. Tanta incuria. Una desolazione da stringere il cuore. La Giunta Sala aveva annunciato l’inaugurazione per il 2016, ma siamo ancora qui. Ci si è messa di mezzo – questione grave e irrisolta – la sentenza del Tar Lombardia, che ha contestato le procedure seguite per assegnarne la gestione. Un disastro. Ma in questo pomeriggio di maggio, con il cielo blu, non vogliamo pensare ai ritardi, ai pasticci, alle promesse mancate. Vogliamo rimuoverli per un momento. Vogliamo sognare che il Lirico, intitolato dalla Moratti a Giorgio Gaber, riapra prima o poi. E stop.

Ricette

E il PD? Dov’è finito? In verità l’overdose di Partito Democratico è terminata da poco. Da sei anni a questa parte ogni colpo di tosse Dem conquistava nove colonne: un po’ di dieta non guasta. Però la questione rimane: quella, soprattutto, del timone della barca democratica. Che farà acqua ma è pur sempre una vecchia gloria dei mari. Chi siederà in plancia passata la stagione del “traghettatore” Martina? Se lo chiedono in molti. Alcuni immaginano delle soluzioni. Onore al merito: ci provano, mostrando un affetto che va rispettato. Spicca, tra i volonterosi, Giuseppe Sala. Il Sindaco di Milano, l’ultima roccaforte PD di qualche rilievo, non è davvero del PD ma difende il fortino. Mentre si allea sui temi amministrativi con il leghista Attilio Fontana, governatore lombardo, guarda oltre. Due i capisaldi della ricetta. Il primo è rintracciare sulla piazza ben dieci saggi che rimettano in sesto il PD elaborando una “ripartenza” che escluda Renzi. Il secondo è una alleanza con Nicola Zingaretti, vincitore per un soffio nel Lazio. Un soffio leggero, perché la maggioranza in Consiglio non c’è, e la Giunta naviga a vista alle prese con spazzatura, Casamonica e autobus che bruciano. A detta de Il Messaggero i due si vedranno questa sera a Milano. Sala ha buona volontà politica. Quanto alle ricette, non sappiamo chi sia lo chef che gliele impiatta. Ma non sembrano granché.

Libro, Milano perde il derby con Torino

libro

Un flop. Ammorbidito da parole vellutate, ma pur sempre un flop. La fiera del libro di Milano, fortemente voluta dalla Giunta di sinistra, non regge il confronto col Salone del Libro di Torino. Una rivincita per la manifestazione torinese, dopo quello che era stato vissuto come uno scippo da parte di Milano. Nessuna dichiarazione ostile da parte degli organizzatori del Salone. Ma l’orgoglio e la soddisfazione erano palpabili al momento del bilancio finale. Del resto i risultati sono stati da record: oltre 144 mila visitatori, più i 26 mila e passa del Salone Off. Aver voluto per forza fare un doppione sotto la Madonnina è stato un errore. E ha fatto fare una brutta figura a Milano, che non è seconda a nessuno in fatto di fiere ed eventi. Inutile che l’assessore alla Cultura Del Corno adesso cerchi di buttare acqua sul fuoco. “Il derby non fa bene a nessuno”, così ha detto in una intervista. Già, ma il derby l’aveva voluto lui. Solo che ha perso. E con lui ha perso Milano. Adesso si rifletta bene sul da farsi. Cancellare “Tempo di Libri”, la kermesse milanese? Del Corno insiste: “La governance di Torino è pubblica, qual è il futuro del Salone date le possibilità delle risorse pubbliche”? Sembra un avvertimento (peraltro a sproposito, perché una cosa è la governance, un’altra sono i finanziamenti). In ogni caso la fortuna di una manifestazione la fa il gradimento della gente. E alla gente Torino piace. Gli stessi Milanesi forse non hanno apprezzato il borseggio a danno del capoluogo torinese. Un gesto inutile, improduttivo. A una sola cosa è servito: a rilanciare il caro vecchio Salone del Libro di Torino.