Monthly Archives: aprile 2018

Primo Maggio, chi ce la fa a sopportare tutta la retorica?

primo-maggio

Ce la farò, ce la faranno gli Italiani a sopportare ancora una volta tutta la melassa, tutta la retorica, tutte le inutili parole che ci propinano il Primo Maggio? Tutte le cerimonie riprese dai Tg? Tutte le balle che sentiamo da anni sul lavoro? Sui diritti? Chi ci sommerge di discorsi è responsabile del fatto che da anni il lavoro non c’è, che gli imprenditori sono massacrati di tasse e non assumono, che le Partite Iva sono invisibili come fantasmi dissanguati dallo Stato, che i ragazzi all’inizio dell’università si sentono sull’orlo dell’abisso invece all’alba di una vita piena. La colpa è proprio di chi urla dai palchi dei comizi, di chi ogni anno prende la parola nelle manifestazioni ufficiali (ma come fa?), di chi ci parla dalle Tv fingendo di essere dalla nostra parte, di chi, sindacati in primis, ha rovinato la scuola e messo in ginocchio le imprese. Basta! Il Primo Maggio almeno tacete. Non è una festa. Non lo è più.

WhatsAppCondividi

Va’ dove ti porta il cuore

Il 25 aprile il Sindaco Sala salirà sul palco di piazza Duomo. Sarà un comizio emblematico, il suo, di quelli da ricordare. Non per le cose che dirà, per quanto interessanti potranno essere, ma per il fatto che Sala è l’ultimo Sindaco di sinistra di una grande città italiana. Milano è rimasta l’ultimo bastione del Pd. A Sala domani il compito di scaldare i cuori dei milanesi. Compito duro, soprattutto dopo le ultime esternazioni del Sindaco. Che Sala non sia proprio un campione della sinistra è noto, è un manager che ha lavorato per la Moratti e che lei ha messo ad Expo. Ma è acqua passata ormai. Sono le sue recenti dichiarazioni a destabilizzare molti nel Pd, la sua nascente simpatia per i grillini e il tifo perché nasca un governo Cinque Stelle – Pd. “Ci sono alcune persone nel Pd – così Sala oggi a Rtl – che non ritengono legittimo parlare con i 5 Stelle, ma allora vuol dire che il Rosatellum era fatto per parlare solo con Forza Italia. Se è così io personalmente non ci sto”. Non ci sta Sala a parlare con Forza Italia. Adesso preferisce i 5 Stelle. È mutevole. Va dove lo porta il cuore, spesso con i vincitori. Domani i riflettori saranno puntati su di lui. L’ultimo sindaco del Pd.

I movimentisti si accomodano?

poltrona-rossa

Stamattina Papa Francesco durante la Messa a Casa Santa Marta ha parlato dell’obbligo e della missione di evangelizzare. Un intervento articolato e profondo. Attenzione a questo passaggio, riportato dall’Ansa: “Non esiste un’evangelizzazione ‘da poltrona’. ‘Alzati e va”. In uscita, sempre. ‘Vai’. In movimento”. Raccomandazioni ottime anche per la politica. Le ultime elezioni, ormai quasi due mesi fa, le hanno vinte 5 Stelle e Lega. Entrambi i partiti si distinguono per il fatto di muoversi e di andare tra la gente, di cui raccolgono la rabbia e la protesta. E’ singolare che proprio ora che sono stati premiati dal voto per il loro movimentismo appaiano del tutto bloccati, fermi, immobili rispetto al mandato degli Italiani, quello di governare. Così non va. Per quanto riguarda i partiti tradizionali, beh l’espressione “Alzati e va” è azzeccata. La politica ‘da poltrona’ è un vizio dal quale bisogna guarire. Sono soprattutto i 5 Stelle di oggi che stridono rispetto al pre-elezioni: da rivoluzionari a stanchi dorotei, allievi di Mariano Rumor. Vedremo.

Lo Specchio

nano

“Ist das noch mein Land?”. E’ il titolo di copertina di Der Spiegel (Lo specchio), il settimanale tedesco più diffuso: 1 milione di copie a settimana, giornalismo investigativo, grande autorevolezza riconosciuta un po’ da tutti. “Questo è ancora il mio Paese?”: il titolo rinvia ad un corposo servizio interno dove si racconta l’immigrazione in Germania, ma anche la permanenza di un numero crescente di stranieri di seconda e ora anche terza generazione che sfiorano in alcune grandi città tra cui Berlino il 40% del totale. Demografi e sociologi documentano una paura crescente tra i tedeschi. La seconda generazione è ben lontana dall’integrazione: il 40% dei ragazzi non sa una parola di tedesco. La scuola (ma anche le aziende) registrano difficoltà sempre maggiori nella convivenza, e i progetti di integrazione di fatto non decollano. Il sentiment germanico rischia di virare rapidamente verso quello ormai stabilizzato nei Paesi dell’Est Europa (di cui un pezzo di Germania – non dimentichiamolo – fa parte). E’ probabile che le posizioni di chiusura alle migrazioni incontrollate passino presto dagli opuscoli dei movimenti populisti ai programmi di governo dei maggiori partiti. La Germania oggi, la Francia domani. Il popolo, del resto, vota. E il tema è reale: va gestito. Le classi dirigenti europee hanno fino ad ora balbettato, pagando caro nelle urne. Per loro – quale che sia il loro orientamento – è probabilmente il momento di lavorarci sopra seriamente. Sempre che non sia troppo tardi.

Fuorisalone: che barba, che noia

out

Invecchiano anche le iniziative più brillanti. E invecchiando non migliorano. In questi giorni Milano è invasa dal Fuorisalone. Le strade del centro, più qualche via divenuta à la page, dovrebbero essere il centro del mondo. Ma di quale mondo? Non quello della gente normale. Eppure senza autenticità qualsiasi evento diviene presto un rito stanco e persino inquietante. La Milano celebrata in questi giorni su tutti i media esiste solo nei ricordi. È la Milano di ieri, con le sue architetture razionaliste (meravigliose, per carità), i suoi designer, i suoi stilisti. E il nuovo? Il Fuorisalone celebra il futuro, ma in giro è tutto un inno al passato. Di nuovo ci sono solo le pubblicità banali, come quella immortalata nella foto. Viva i Terragni, i Gio’ Ponti, i Muzio, Portaluppi. Ma loro sono già entrati nella storia. Rivogliamo la Milano irriverente che li impose rompendo gli schemi. Per noi di Alert il Fuorisalone 2018 è noioso. Tutto già visto. Aria fritta.

Fuorisalone. A Milano c’è il mare

motoscafo

Se a Milano ci fosse il mare… Ma c’è! Per capire quanto profondo a Milano sia il senso del mare basta una visita alla Triennale. Davanti al Palazzo dell’Arte, in occasione del Salone del Mobile e del Fuorisalone, è stato collocato un gigantesco yatch. Obiettivo: avvicinare il pubblico al design nautico. L’Italia è al top, per il design, la ricerca, la tecnologia, le lavorazioni artigianali. Azimut/Benetti, a cui si deve questo regalo, denominato La Dolce Vita 3.0, Yatching in Milan, ha colto nel segno. Non solo per l’orgoglio che un tale gioiello desta nel pubblico, ma soprattutto per i sogni e le fantasie che scatena. Un vortice di emozioni che uniranno grandi e bambini e che rimandano al mare. Milano è una città molto legata all’acqua. I Navigli forse saranno riaperti, chissà. In ogni caso, aperti lo sono già nel nostro cuore. Camminiamo per Milano e sappiamo che sotto i nostri piedi scorrono i Navigli. Una certezza, fa niente se li vediamo solo oltre la Darsena. E il mare? Ma c’è di più del mare: ci sono l’idea, la nostalgia, la consapevolezza del mare. Meglio della realtà.

I politici sulle nuvole

nuvole

Tra le nuvole dovrebbero starci i religiosi, che invece sembrano avere i piedi per terra più dei politici. Mentre i leader di partito sono presi dai giochi per il governo, i vescovi danno prova di realismo. Non è detto, avvertono, che avere un lavoro sia sufficiente per uscire dalla povertà. Figuriamoci, diciamo noi, non avere neanche quello! La precarietà del lavoro, la sua parcellizzazione (c’è gente che lavora tre ore a settimana), la scarsa retribuzione: i problemi li conosciamo. Nel messaggio per il Primo Maggio la Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro se ne fa carico. Teniamo presente, è la base del ragionamento, che secondo l’Istat oggi in Italia un milione di famiglie non ha reddito da lavoro. E’ un’emergenza molto grave. La numero uno. Bisogna rinnovare! Trovare soluzioni! Liberare le energie di chi saprebbe cosa fare perché è competente ed esperto! Pensiamo che Paese fantastico sarebbe il nostro se fosse consentito a chi è capace di prendere le decisioni che servono. Valorizzare chi crea lavoro, per esempio, invece di punirlo. E riformare la scuola. Infine, aiutare chi davvero non ce la fa. Come? Reddito di cittadinanza o reddito di quello che si vuole, basta che si provveda cum grano salis. I vescovi dicono: superate le contrapposizioni strumentali. Sì, superatele!

 

Il pendolo dei 5 Stelle

pendulum-626623_960_720

Oggi il pendolo dei 5 Stelle (non di Foucault) tende a sinistra. Toninelli, per dirne una, ha detto poco fa che attende una risposta unitaria da parte di tutto il Pd sulla loro proposta di un contratto di governo. Ma è una sorpresa? Di Maio no, lui mostra empatia con Salvini, ma il movimento è lì che vuole andare. Il pendolo (non quello della rotazione terrestre: la storia sembra andare altrove), diciamo il pendolino propende per la sinistra. Del resto se l’ispirazione iniziale dei vertici  Casaleggio e Grillo era di stampo libertario e iconoclasta, la base rimane una specie di sindacato di base. Il Cobas della politica. M5S più Pd. Aiuto.

Via Fabio Filzi ventidue

catalogna2

Poche cose, si sa, sono noiose come un consiglio regionale. Un parlamento ha sempre il suo perché: ci sono i vip, i pettegolezzi. Un consiglio comunale parla della tua città: interessa. Ma in regione, finite le prime sedute dopo le elezioni (facce nuove, trombati e salvati, eccetera) il magro menù prevede: discussioni su regolamenti europei, mozioni sul bitume della provinciale lungolago, accordi coi caseifici per lo stracchino della Val Tale. Insomma: due palle. Eppure, qualcosa di nuovo potrebbe accadere da oggi in Lombardia. Si è tenuta stamani la prima seduta del Consiglio regionale. La legislatura è effettivamente sui generis: la Lega domina. Domina un movimento euroscettico in uno dei 4 motori d’Europa. Già oggi i consiglieri leghisti si sono presentati con un fiocchetto bianco sul bavero: un segno di solidarietà con i parlamentari catalani in carcere. Qualcosa sta accadendo sotto i nostri occhi. Un partito eurocritico, anti-estabilishment controlla qualcosa di più di un piccolo Stato est-europeo: una delle prime regioni economiche del continente. E lo fa da forza di governo nazionale in pectore, maggioritaria in tutto il Nord. Al Pirellone arrivano i temi internazionali, i posizionamenti e i dibattiti che vanno oltre le provincie padane e arrivano a Roma, a Bruxelles, a Parigi. Non è un fatto automatico ma le premesse ci sono tutte. L’indirizzo del Consiglio regionale lombardo è: Via Fabio Filzi ventidue. Un recapito che potrebbe suscitare meno sbadigli che in passato. Doveva andare ad Ema, l’Agenzia del Farmaco persa dal trio Gentiloni – Sala – Maroni. Ma il Pirellone – vedrete – canterà lo stesso la sua canzone in Europa.

Si torna a votare

elezioni

Tutti dicono no. Berlusconi dice no al populismo (dei 5S); Renzi dice mai coi grillini e mai coi leghisti. Le sfumature poi cambiano in Forza Italia e nel Pd a seconda di chi ci parla e del suo posizionamento. Per esempio oggi tuona Brunetta: non voterò un governo leghista-grillino, obiezione di coscienza. Anche Di Maio e Salvini dicono no, ma – attenzione – non l’uno all’altro, bensì a Forza Italia e al Pd. Tra i due a quanto sembra c’è feeling. Senz’altro li avvicina l’alto gradimento degli elettori. Salvini riuscirà a trovare un accordo con Di Maio che includa la coalizione di cui è parte? Difficile. Si tornerà a votare, speriamo con un’altra legge elettorale.