Monthly Archives: marzo 2018

Buona Pasqua?

Ma l’economia non era migliorata? Prima delle elezioni non si diceva che eravamo fuori dalla crisi? Non era tutto rose e fiori? Un sondaggio condotto da Confesercenti e SWG ci restituisce uno scenario diverso. Ma guarda un po’. Per Pasqua il 30% delle famiglie ha deciso di tagliare le spese. L’incertezza nel futuro fa crollare i consumi. Rispetto allo scorso anno il 43% segnala di avere prospettive poco rosee a livello personale e di essere alquanto insicuro sul buon andamento dell’economia nazionale. Così il 30% celebrerà Pasqua e Sant’Angelo al risparmio. Lo spettro della crisi spaventa le persone. Si teme la fine della già debole ripresa del 2017 e questa preoccupazione sopravanza persino quella per l’aumento dell’immigrazione: 45% contro 27. La politica poi è l’ultimo dei pensieri: solo il 18% teme lo stallo del post voto, stallo sul quale si concentrano i giornali e talk show. Ma torniamo alla Pasqua: il pranzo sarà domestico per il 55% degli italiani. Solo l’11% andrà al ristorante e il solo il 5% passera le feste in viaggio. Anche l’acquisto delle uova di cioccolato risente della crisi. Buona Pasqua a tutti.

L’indagine Confesercenti-SWG:

http://www.confesercenti.it/blog/fiducia-confesercenti-swg-a-pasqua-incertezza-in-crescita-per-quasi-un-italiano-su-due-rallentamento-ripresa-preoccupa-piu-di-stallo-politica/

 

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Rivoluzione infernale

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“Or discendiam qua giù nel cieco mondo”, comanda Virgilio a Dante per incoraggiarlo a visitare l’Inferno. Indicazioni superate: vi raccontiamo perché. Antefatto: il luogo di punizione dei cattivi ha un posto d’onore nella cultura, nella memoria, nelle paure e nei pensieri notturni di ogni membro dell’umanità. Le religioni hanno costruito e continuano a proporre risposte, in corerenza con le rispettive visioni del mondo e della vita. Secondo la tradizionale teologia cattolica l’Inferno c’è, ed è il capolinea di chi – fino all’ultimo respiro – ha rinnegato Dio. Tutto questo valeva fino ad oggi, e precisamente fino a stamani, quando La Repubblica ha pubblicato  l’intervista di Eugenio Scalfari a papa Francesco. Un passaggio di questa intervista – potete contarci – farà rumore. Scalfari domanda: “Le anime cattive, dove vengono punite?”. Risponde il romano pontefice: “Non vengono punite, quelle che si pentono ottengono il perdono di Dio. Quelle che non si pentono e non possono essere perdonate scompaiono. Non esiste un inferno, esiste la scomparsa delle anime peccatrici”. Non è la prima volta che Bergoglio abolisce l’inferno. Tanti teologi e papi hanno parlato di un Inferno vuoto. Certo, qui si fa un passo in più: il cattivo “scompare”, negando l’eternità di una parte delle anime. Lasciamo gli approfondimenti a chi del mestiere: noi registriamo la notizia e scommettiamo che farà parlare. La trovata di Bergoglio mette in luce – comunque la si pensi – la modernità liquida del cristianesimo progressista, la sua capacità di recepire l’evoluzione culturale dell’uomo, archiviando credenze consolidate. E’ un modernismo che fa storcere il naso a mezza Chiesa, come dimostrano gli ormai quotidiani casi di cospirazione antipapale, ma che è  certamente vincente sul piano culturale, oltre che umano.

Atm e Sala: quella mossa non andrà giù

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Basta un poco di zucchero e la pillola va giù. Così cantava l’indimenticabile Julie Andrews. Ma non tutti sono Mary Poppins. Oggi a Milano il sindaco Sala ha presentato il primo bus elettrico acquistato da Atm. Una svolta verde, l’ha definita il primo cittadino. Fin qui lo zucchero. Ma poi ecco l’amarissima pillola: “Non è realistico non ritoccare il biglietto del tram”. Il dado è tratto. Il biglietto sale a 2 euro. Dopo la sconfitta elettorale del Pd, una batosta che ricomprende Milano, dove la sinistra vince ormai solo in centro, adesso Palazzo Marino deve comunicare l’aumento del ticket per viaggiare sui mezzi pubblici. Che guaio. Il biglietto del tram è un simbolo. L’aumento fa rumore e l’eco negativa si allarga e si propaga, finendo per rappresentare un caso macroscopico di insuccesso. Puoi ripetere fino allo sfinimento che nelle metropoli europee il trasporto pubblico è più caro che da noi, anche perché in Svezia o in Francia ci sono ben altri stipendi. Eh, niente, a Milano (e fuori Milano) la pillola proprio non va giù. Sono giorni che il sindaco si adombra e ci pensa sopra, c’è da scommetterci. A un certo punto ha visto nell’elezione di Fontana un’ancora di salvezza. Attendo con ansia, ha detto, che Fontana faccia la sua squadra, c’è da fare. E ancora: presto al lavoro con Fontana su trasporti e sicurezza. E via di seguito. Sarebbe bello poter dividere il peso delle responsabilità con il neoeletto Fontana. Ma abbiamo l’impressione che non sarà così automatico. Il governatore leghista è senz’altro cordiale e dialogante, ma non è un ingenuo sprovveduto. Avesse vinto Gori sarebbe stato più facile: il biglietto sarebbe già aumentato. Non avremmo dovuto attendere il 2019.

Delirio voucher

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In Italia il lavoro è il grande malato. Una malattia grave e infettiva. Perché senza lavoro tutto degenera, anche le nostre vite. Lo Stato è spesso un nemico, rema contro. Prendiamo i voucher. Funzionavano. Ora sono diventati un incubo di burocrazia. Erano uno strumento forse instabile, precario.  Ma la gente lo utilizzava. Bene, è stato abrogato (c’era da aspettarselo..) e reintrodotto previa riforma. Ma il cambiamento è stato peggiorativo. Infatti il gradimento della gente è sceso in picchiata. I dati pubblicati oggi da Sole 24 Ore sono deprimenti. Mentre i vecchi voucher erano arrivati in un anno a coinvolgere 1,8 milioni di persone, si calcola che quelli nuovi in otto mesi siano stati utilizzati da neppure 65 mila lavoratori, 42 mila imprese, 17 mila famiglie, già perché la riforma prevede un doppio binario per cittadini e imprese. In particolare, il libretto di famiglia è stato un totale flop. Da luglio a marzo sono state 6 mila le persone pagate con questo nuovo (e complicato) sistema, su 48 mila all’opera. Tra l’altro per i pagamenti bisogna aspettare il mese seguente. Eppure parliamo di prestazioni occasionali, di cifre modeste. La colpa, neanche a dirlo, è della burocrazia. I passaggi sono divenuti lunghi, intricati, tortuosi, e il fatto che le procedure siano on line non semplifica le cose, al contrario. Siamo assolutamente pro-digitalizzazione. Ma prima coi vecchi voucher bastava andare dal tabaccaio, per acquistare e riscuotere. Adesso serve una laurea in ingegneria informatica. Lo Stato sospetta di noi, ci frena, ci soffoca con un coacervo spaventoso di regole e adempimenti. Adesso per farlo utilizza il web. Poveri noi.

Facebook pericolo pubblico?

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Trump, i populismi, la Brexit, Putin: hanno vinto tutti barando sul web. Ne siamo certi? E’senza dubbio inquietante quanto emerge in questi giorni: la nostra privacy violata, i nostri dati su Facebook sfruttati per avvantaggiare un partito, una coalizione, un leader politico. Le persone, ignare, mettono on line le loro vite. Ecco il primo punto: dobbiamo sapere che se i nostri dati sono in rete, la privacy diventa un concetto molto relativo. Non c’è niente da fare. Poi certo se qualcuno infrange ogni regola con finalità criminose va perseguito. Ma noi siamo i primi a doverci tutelare. Per quanto possibile. Lo scandalo Facebook/Cambridge Analytica ci mette però di fronte a uno scenario estremo: il condizionamento del voto, la fine della democrazia. E’ un’emergenza nuova solo perché la tecnologia ha fatto passi da gigante. In realtà, dal Grande Fratello in avanti, il tema della fragilità della democrazia è un evergreen. L’importante è non farci fregare due volte. La prima, consentendo a chicchessia di usare le nostre informazioni. La seconda, andando dietro ad ogni genere di ricostruzione. Trump, la Brexit, i Cinque Stelle si sono affermati rubandoci i dati e l’anima! Sarà così? I “buoni”, quelli dei fronti opposti, non hanno brillato per virtù, qualità, integrità, intelligenza. Non sentiamo levarsi però sane autocritiche: più comodo incolpare le forze oscure del web. Di corsa a cancellarsi dai social brutti e cattivi: dal Sol dell’avvenire alla lampada a olio.

Twitter e news: è amore

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Il mondo dei media ha le sue leggi e la notizia è sempre al primo posto. Seguendo questa regola d’oro Twitter ha deciso di svoltare. Vanno bene i cinguettii di personalità più o meno famose, soprattutto esponenti politici, molti non di prima grandezza. Ma adesso si punta alle news. La società sta testando un cambio dell’algoritmo per far schizzare in testa le notizie. La novità è stata confermata a BuzzFeed, il sito web d’informazione che diffonde articoli tratti dalla rete internet. Pare che una prima prova sia stata effettuata in occasione della scomparsa dell’astrofisico Stephen Hawking. Si tratta di realizzare una sezione con tweet e breaking news su temi specifici. Il successo dell’operazione è assicurato, anche perché consentirebbe agli utenti di trovare in un attimo le notizie top dell’ultima ora. La strategia è in controtendenza rispetto a quanto deciso da Facebook che, forse per il rischio fake news, sta privilegiando i contenuti privati, foto e post di amici e familiari. I due social insomma viaggiano in direzione opposta. Ma c’è da scommettere che il nuovo Twitter avrà molto seguito. Come dicevamo, la notizia fa salire le quotazioni di ogni media, compresi i social. E’ la news, bellezza.

Giusti: il console cinese che fece la differenza

Chi è Ho Feng Shan? Non tutti sanno che negli anni terribili dell’occupazione nazista un console cinese a Vienna salvò migliaia di ebrei fornendo loro passaporti e visti cinesi. Oggi è stato celebrato a Milano nel Giardino dei Giusti, creato dall’Associazione Gariwo, insieme ad altri coraggiosi che hanno agito, a rischio della vita, per salvare uomini, donne e bambini. Ho Feng Shan è un eroe praticamente sconosciuto, anche dalle stesse persone che ha sottratto a morte certa. Ci soffermiamo su di lui per molte ragioni. Tutte incredibili. Un uomo che veniva da un Paese lontanissimo, orfano di padre e proveniente da una famiglia umile, ma così intelligente e volitivo, così pieno di spirito di iniziativa e di umanità, da cambiare non solo il suo destino, che sembrava già scritto, ma anche quello di moltissime persone che senza di lui sarebbero finite nei campi di sterminio. Cominciamo col dire che lui rilasciava passaporti agli ebrei, mentre gli altri consolati della città si tiravano indietro. E questo fa la differenza. Ma Feng Ho Chan era anche una personalità brillante, uno che trasferito come Primo Segretario all’ambasciata cinese di Vienna, era divenuto protagonista della vita culturale e intellettuale della città. Quando dopo il 1938 le cose si misero davvero male per gli ebrei austriaci, lui si inventò un modo per rilasciare passaporti per la Cina a chiunque li chiedesse. Tra questi si ricorda un ragazzo viennese, Eric Goldstaub, che dopo aver vagato per ben cinquanta consolati, ottenne dal console cinese venti passaporti per lui e la sua grande famiglia. Pensiamo che furono più di 65 mila gli ebrei austriaci che morirono nei campi di concentramento. Senza di lui, senza il cinese Ho Feng Shan, sarebbero stati molti di più. Lui lasciò Vienna nel 1940, fu poi ambasciatore in altri Paesi, ma le sue gesta in Austria non saranno mai dimenticate. Un uomo decisamente unico, un Giorgio Perlasca cinese, anche se lui diplomatico lo era davvero, mentre Perlasca aveva organizzato una colossale messa in scena per rilasciare salvacondotti agli ebrei. Due uomini geniali. Due grandi della storia. Così lontani e così vicini.

Cinzia  Messori

Sala e Fontana, debutto martedì

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Martedì 13 marzo alle 13,30 a Palazzo Marino si terrà la tradizionale conferenza stampa per la Stramilano. Saranno presentati i percorsi e i campioni della più celebre tra le maratone italiane, in programma a Milano per il 25 marzo. L’evento è di quelli da seguire, non solo da parte dei maratoneti ma anche degli appassionati di politica. Sarà infatti il primo evento pubblico con il Sindaco di Milano Sala e Attilio Fontana, nuovo governatore leghista, seduti allo stesso tavolo. Sala, pur con misura, non ha risparmiato critiche a Fontana in campagna elettorale, facendo il suo dovere di rappresentante del centrosinistra. Molti gli elogi a Gori arrivati dal primo cittadino, malgrado un eloquente finale scappato di bocca al Sindaco negli ultimi giorni di campagna: “Gori ha fatto quel che poteva”: i risultati confermano. Ora la campagna elettorale è finita e i due si sono promessi collaborazione. Le partite sono molte: gestione delle case pubbliche, città metropolitana, metro e trasporti. Una delle più controverse è proprio la governance di ATM: mettere a gara il servizio, aprendo a Ferrovie dello Stato o mantenere la gestione ATM? Sala non ha ancora deciso: due mesi orsono ha affermato di doverci ancora pensare. Ora le scadenze si avvicinano e Fontana è entrato in partita, con un Mazzoncini (AD di Ferrovie dello Stato) renziano che era partito lancia in resta alla conquista del trasporto locale milanese. Vedremo. Per ora godiamoci la prima stretta di mano davanti ai fotografi, martedì.

La spinta che non c’è

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Tra le analisi sul disastro della sinistra oggi spicca quella del sindaco Beppe Sala. Dalle pagine della Rep, chiacchierando con l’intellettuale Colaprico, ammonisce Matteo Renzi e indica la soluzione ai mali del partito. Ecco dunque la ricetta: secondo Sala la sinistra non può che ripartire da Milano. Il modello è il capoluogo lombardo, dove le fratture interne al centrosinistra per incanto si ricompongono: la città del dialogo, della condivisione, della lealtà. Bla bla bla. Ma andiamo ai numeri. Perché oltre al dialogo e alla condivisione, servirebbe un po’ di verità. “In questa tornata elettorale abbiamo mantenuto saldamente la vittoria elettorale in centro” dice con orgoglio Sala. Giusto, infatti il centro ha votato a sinistra. Le periferie no, anche se la sinistra tende a considerare periferia ciò che è dietro l’angolo, appena dopo Papiniano o Cinque Giornate. Bonola, Lorenteggio, Stadera? Boh… non pervenuti. Intanto c’è la performance non proprio brillante dell’ex assessora alla sicurezza del Pd Carmela Rozza, che entra al Pirellone, ma ha ottenuto poche preferenze, eppure è una che le periferie almeno sa cosa sono. Ma è davvero un risultato così positivo per la sinistra che il centro sia solidamente nelle sue mani? Vediamo chi sono gli elettori del centro di Milano, tralasciando il fatto che in genere hanno tanti soldi. Municipio 1, dati dell’anagrafe: dei 96.761 residenti il 71% ha più di 40 anni. E il 35% ne ha oltre 60. Al voto vanno solo gli over quaranta, i giovani sono mosche bianche. Chi era ai seggi ha visto tantissimi anziani. Non è certo colpa loro, tutti prima o poi si diventa vecchi. Ma l’identikit degli elettori del centro è questo. Dire che questa è la spinta che serve per la ripartenza della sinistra è come dire che la spinta… la gh’è minga.

Dal 4 marzo è cambiato tutto, ma non ci si rassegna

Mentre oggi in Regione Lombardia si festeggiava la vittoria di Fontana, con folla di telecamere per il nuovo governatore e per Matteo Salvini, in Statale andava in onda un altro film. Protagonisti, due ex candidati alla presidenza della Regione: Onorio Rosati di Liberi e Uguali e Massimo Gatti di Sinistra per la Lombardia. Percentuali non lusinghiere alle elezioni di domenica scorsa, età non proprio verdissima, hanno pensato di esserci al corteo degli studenti della Statale contro lo spostamento da Città Studi all’area ex Expo. I due hanno intavolato una “trattativa” con le forze dell’ordine per consentire lo svolgimento del corteo fin sotto la sede di via Sant’Antonio dove era riunito il Senato Accademico. “Il diritto a manifestare deve essere garantito. Ho visto degli studenti con il ghiaccio sulla testa”, ha protestato Rosati. Non sappiamo cosa pensino gli studenti, speriamo che almeno abbiano sbuffato per l’intervento dei due politici che si sono presi la scena questionando coi poliziotti, discutendo, polemizzando, criticando, insomma facendo molto teatro. Un terzo tempo non richiesto dal pubblico, dopo il sipario elettorale di ieri. Rassegnatevi ragazzi: alle elezioni è andata come è andata, non hanno resistito alla tentazione del corteo studentesco. Qualcosa per sentirsi vivi, per recuperare l’adolescenza politica. Del resto c’erano stati momenti di tensione tra gli studenti e le forze dell’ordine: meno male che sono arrivati loro. Dal 4 marzo in Italia è cambiato tutto. Un mondo antico è stato (ri)mandato in soffitta. Ma proprio non ci si rassegna: nostalgia canaglia.