Monthly Archives: febbraio 2016

Scuola pubblica? Diseguale per tutti

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Si aprono a giorni le iscrizioni alle scuole elementari, medie e superiori per 2016 / 2017. I genitori sono alle prese con la scelta della scuola. Una scelta sempre più difficile, perché c’è una evidenza che si fa sempre più strada tra i milanesi: le singole scuole pubbliche sono sempre più diverse tra loro. Fino ai primi anni duemila, prima della crisi, il bilancio dello Stato garantiva un certo livello di finanziamento, riuscendo a garantire una qualità medio-buona a tutti gli Istituti. Bene o male una palestra in cui pioveva veniva riparata, gli insegnanti potevano contare su buoni corsi di aggiornamento, e c’erano servizi aggiuntivi come la medicina scolastica o lo sport. Per tutti. Dalla crisi in poi il piatto si è fatto magro, magrissimo. La parola d’ordine arrivata alle singole scuole, specie negli ultimi due anni è stata più o meno: arrangiatevi. Da qui il proliferare dei cosiddetti “contributi volontari” richiesti ai genitori, fino a 200 euro per alunno. Ma anche una serie di microesborsi richiesti un po’ per tutto: dalla carta igienica all’esperto di ginnastica. I risultati sono due: uno arcinoto e un altro che nessuno dice. Quello arcinoto è l’aumento dei costi per le famiglie. Quello taciuto è la crescita del gap di qualità tra le singole scuole. Perché in una Scuola di famiglie facoltose, con genitori liberi professionisti che si mettono in gioco, costituiscono comitati, e assicurano risorse e competenze, nascono laboratori, progetti e si comprano computer nuovi. In una scuola con famiglie a basso reddito, con genitori che lavorano tutto il giorno e non hanno tempo e soldi per la scuola, la qualità precipita. Ed è proprio quello che accade a Milano, dove l’omogeneità qualitativa che dovrebbe caratterizzare la scuola pubblica è ormai un ricordo, sostituita da un puzzle di alti e bassi tra cui districarsi con difficoltà. Non esattamente un quadro da grande Paese occidentale.

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Aperte le vendite, arriva Beyoncé

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Aprono oggi le vendite online per la data milanese del concerto di Beyoncé. La star di Huston con 47 nomination ai Grammy Awards e 120 milioni di album venduti sarà allo Stadio di San Siro il prossimo 18 luglio. E’ la tappa milanese del “The formation word tour 2016”, che inizierà in Aprile a Miami e sbarcherà in Europa da Giugno. Milano sarà l’unica tappa italiana. C’è da scommettere su un rapido sold out : già oggi non si trova più un posto nella zona “Golden”, il prato da gioco. Ancora disponibili i posti nei tre anelli, con prezzi che vanno dai 51 euro per il terzo fino fino ai 271 euro per il primo anello rosso con diritto al gadget ufficiale del concerto. Per chi riuscirà ad accalappiare il tagliando sarà una serata certamente memorabile, una full immersion di pop ma anche di Usa e sogno americano versione 2016. Beyoncé è un’icona di stile per le masse di cinque continenti, ha fondato una linea di moda e tiene banco nel gossip globale. Ultimamente, si dice sia ossessionata dallo stile di Jennifer Lopez. Chi googla “come diventare come Beyoncé”  ottiene svariate migliaia di risultati. Ma non serve essere adolescenti o millennial per farci un pensierino: per gli osservatori di fenomeni born in Usa o per chi voglia assaggiare un fenomeno cult della modernità un salto allo stadio il 18 luglio è di rigore.

Sinistra, tentazione Milano

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Sinistra milanese a un bivio. Sala ha prevalso alle primarie spegnendo il sogno arancione. Che fare? Rassegnarsi pur di vincere le elezioni o ribellarsi al manager di Expo e al suo gruppo di potere? Piegarsi al partito della nazione o dare una spallata a Sala (abbattendo così anche il boss Matteo Renzi)? E’ l’ultimo tram per la sinistra, l’ultima occasione per togliere di mezzo il renzismo. Forse meglio perdere per le idee che vincere sconfessando se stessi.  La base non avrebbe dubbi, a sentire i commenti del post-primarie. Giù Sala, che oltretutto una volta Sindaco ripagherebbe arancioni e minoranza dem con posizioni ridicole. La sinistra è combattuta, ma fa i suoi conti. Una lista di Sel, magari con Civati, vale il 10%, dicono gli esperti di campagna elettorale sondati da Alert. Un 10% che è già in aumento. A questo punto tanto vale giocarsela. Poi comunque rimane sempre la via d’uscita del ballottaggio. Oggi Beltrami Gadola, punto di riferimento nella sinistra milanese, ha sfogato la sua amarezza in un articolo che è un pugno nello stomaco per chi nel 2011 si era fidato di Pisapia. La sua conclusione è molto razionale: “Da qui alle amministrative – scrive – forse c’è qualcosa ancora da fare: non si riuscirà a raddrizzare le gambe al cane ma almeno mettergli un guinzaglio sì”. Certamente una parte della sinistra si accomoderà sull’auto blu di Sala, ma un’altra parte, forse la maggiore, sceglierà l’autenticità. A sentire i broker, sarebbe una buona scommessa.

Sala: chi sta con chi

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L’importante è finire, cantava la grande Mina. In politica però certi finali aprono scenari pieni di incognite. Ieri le primarie di Milano hanno incoronato Beppe Sala, con polemiche e rabbia tra gli arancioni e minoranza dem. Un risentimento che potrebbe costringere l’ad di Expo a virare verso sinistra. Rimangono così spiazzati i moderati già pronti a votarlo in virtù del suo profilo di manager sensibile alle istanze dell’impresa, della finanza. Insomma dell’establishment, di chi chi conta (e paga). Cosa faranno? Guarderanno al centrodestra o faranno il salto nel vuoto scegliendo comunque il Commissario di Expo? In queste ore nei diversi Palazzi si ragiona e si valuta. I soci di Assolombarda, che hanno osannato la bravura di Sala nel gestire Expo, adesso tornano alla finestra, perché in fondo anche Stefano Parisi, candidato del centrodestra, è uno capace, imprenditore internazionale, esperto di nuove tecnologie, innovatore con Albertini. Lo stesso dicasi di Confcommercio e di tutto l’arcipelago che riunisce il mondo delle pmi, delle start up, delle imprese artigiane, dei professionisti. Ma c’è un altro interrogativo non da poco. Cosa farà la Curia milanese? E cosa farà l’universo ciellino? In questi giorni si vota la Cirinnà, e Sala alla vigilia delle primarie, per forza di cose, ha dovuto dichiararsi  pro stepchild adoption. Quindi? Il cardinale Scola è già uscito allo scoperto facendo capire a più d’uno che il centrodestra è la via da imboccare (il “licenziamento” di Biscottini, direttore del museo diocesano, vicino a Pisapia, è solo l’ultimo dei segnali). Idem dicasi per il mondo della cultura milanese di sinistra in assoluto silenzio dopo l’esito delle primarie. Per Sala un bel rebus da risolvere: convincere la sinistra radicale senza spaventare i suoi azionisti palesi e occulti. Difficile. Forse troppo.