Monthly Archives: dicembre 2015

Prosecco ghiacciato per Pisapia

GHIACCIO

Otto a esagerare. E’ il numero di giornalisti (al netto di quelli interni) che si sono presentati oggi a Palazzo Marino all’annuale scambio di auguri tra il Sindaco di Milano e la stampa. Tutti in servizio, con taccuino o fotocamera: nessuno per partecipazione spontanea. Il Sindaco Pisapia, entrato in Sala dell’Orologio, la splendida sala destinata agli eventi scelti, ha parlato al microfono tenendo a distanza il gruppetto di cronisti, schiacciati sul lato di ingresso. Clima freddo, dentro e fuori la sala. Applausi timidi. Nessun ricordo dei fasti del 2012, quando uno smagliante Pisapia stringeva le mani a tanti direttori e caporedattori, ma anche a conduttori di radio e tv. Spariti. Pisapia ha snocciolato ai giornalisti una lunga sequela di risultati che ha rivendicato alla sua Amministrazione. Nel successivo scambio di battute ha accusato un po’ tutti: Passera di non saper fare i conti e l’opposizione di aver bloccato Milano. Terminate le domande si è dileguato senza prendere parte al brindisi. Nel complesso il rinfresco, più che uno scambio augurale, ha ricordato certi pranzi di Natale tra parenti che non si sopportano più. Non il massimo, nemmeno per un Sindaco uscente.

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Don Mazzi: il renziano che non ti aspetti

MAzzi

Giuliano e don Antonio: una coppia inossidabile davanti a flash e telecamere negli ultimi quattro anni. Il sacerdote fondatore della Comunità Exodus, molto noto in tutto il Paese, ha a Milano il quartier generale delle diverse attività sociali di cui si occupa. Al parco Lambro c’è la sede principale di Exodus. Tossicodipendenza,ascolto, sostegno, recupero, educazione: da trentun’anni una presenza di prim’ordine del welfare ambrosiano e nazionale. Ma don Mazzi è molto più di questo: un’icona mediatica, un simbolo, una voce che cattura l’attenzione e si pronuncia sui temi e sui casi del momento. A tutti gli effetti, un vip. Costantemente al fianco di Pisapia. Fino a ieri: perché da don Mazzi sono arrivati uno dopo l’altro espliciti endorsement pro-Renzi. Dello scorso maggio è la sua lettera di elogio al premier: “Caro Renzi, hai sconfitto la burocrazia”. In luglio una legnata inattesa contro Majorino: “Non vale nulla”. E di oggi i rumors plurimi e concordi che lo danno schierato per Sala – Renzi nelle prossime primarie. “Renzi è l’uomo migliore che abbiamo oggi. Dobbiamo stringerci a lui”, aveva detto ai giornalisti don Mazzi a margine dell’ultima assemblea nazionale Pd organizzata all’Expo. Detto, fatto.

Intervista ad Alessandro Alfieri (Pd) “La Lombardia sta ripartendo ma occorre essere pragmatici per battere la Lega. Sindaco per Milano? Sala”

Pubblichiamo da Tribunapoliticaweb.it

Alessandro Alfieri (Pd) “la Lombardia sta ripartendo ma occorre essere pragmatici per battere la Lega. Sindaco per Milano? Sala”

Alessandro Alfieri, 43 anni, è il segretario regionale del Pd lombardo e consigliere regionale. Eletto nel 2010 per la prima volta in consiglio regionale viene riconfermato nel 2013. E’ indicato come uno dei quadri emergenti del nuovo Pd. Lo abbiamo incontrato a una manifestazione del suo partito in provincia di Pavia chiedendogli la sua “lettura” della situazione nella Regione sia economica e sociale sia istituzionale.

Lei ha una visione del territorio lombardo molto molto precisa. Una delle questioni su cui si sta discutendo è il rilancio economico Come vede la situazione?

Qualche segnale di ripresa c’è soprattutto nelle aziende che hanno una quota di mercato all’estero, chi esporta riesce a cogliere i vantaggi di alcune economie dinamiche che sono in crescita e stanno correndo. Inoltre il calo del prezzo dell’energia sicuramente aiuta.

Il governo sta spingendo molto per la ripresa. L’Italia riparte?

Oltre a quanto dicevo prima sono apprezzati anche i provvedimenti del governo sul versante degli sgravi contributivi per le assunzioni e per la trasformazione dei contratti a tempo indeterminato. Il Jobs act, il più 35% dei contratti a tempo indeterminato. In Lombardia giugno e luglio + 40%. Vuol dire che jobs act e sgravi contributivi hanno contribuito a un aumento dei posti di lavoro. Alcuni dei quali sono certamente trasformazioni di contratti determinati in indeterminati.

Segnali positivi dunque?

In generale una ripresa di ordinativi e di fatturato. Qui da noi, più marcata che altrove, la ripresa di fiducia. Quindi, si scarica sui consumi. Rimangono comunque alcune fasce in forte difficoltà. Soprattutto la fascia oltre i 50 anni che perde il lavoro e fa fatica a ritrovarlo. Gli strumenti welfare di sostegno al reddito basso vanno concentrati lì. E alcune fasce giovanili ritardano l’entrata nel mondo del lavoro e anche lì si dovrebbe fare una riflessione sul sistema di formazione professionale e sistema di formazione/istruzione.

In Regione come va?

In Regione c’è un blocco. La maggioranza è in difficoltà. Lega contro Forza Italia sulle poltrone di sanità. Lega contro Ncd soprattutto per le alleanze diverse ma anche perché c’è un evidente problema su alcune battaglie classiche. Tanto che la maggioranza è andata sotto due voltenelle scorse settimane. E poi anche dentro la stessa Lega Maroni e Salvini hanno visioni differenti. Quindi un po’ di difficoltà ci sono.

Anche qualche scandalo..

Certamente. Maroni aveva sventolato le scope e parlato di trasparenza e legalità in campagna elettorale. “Mai più scandali a palazzo Lombardia” ed eccoci qui ora e andiamo a registrare che purtroppo le dinamiche sono ancora simili. Le inchieste sulle partecipate. Le diverse indagini che hanno riguardato il suo braccio destro Garavaglia ma soprattutto l’arresto del vicepresidente Mantovani e il processo a carico del presidente della Regione. Un po’ di problemi ci sono da questo punto di vista. Le inchieste della magistratura faranno il loro corso, però è evidente che c’è una situazione di conflitti di interessi, zone opache, modalità con cui sono stati nominati alcuni direttori generali.

Perché ci si concentra sulla sanità e soprattutto è un male solo della Lombardia?

Oggi ci vuole grande chiarezza. Non mi interessa quale che sia la Regione. Il tema dell’ invadenza della politica nella sanità è un tema importante in cui bisognerebbe essere capaci di essere alternativi. Noi se dovessimo andare a governare dovremmo dimostrare di essere completamente diversi. Penso che debba emergere che un direttore generale viene scelto solo per il merito e non per l’appartenenza partitica. Una delle cose che mi preoccupa di più dell’ordinanza di custodia cautelare di Mantovani non sono tanto i reati sui quali indaga la magistratura ma che alcuni direttori generali non si facevano problema di farsi convocare a casa di un vicepresidente o di un segretario di partito invece di andare al 30° piano di Palazzo Lombardia. E questo provoca delle distorsioni. Bisogna avere il coraggio di scegliere il migliore e non quello che ti è vicino politicamente.

Lei è segretario del Pd della Lombardia. E’ d’accordo sul fatto che si debba riorganizzare il partito? Che il segretario non possa essere il premier e tutte le questioni sollevate nell’ultimo periodo?

A livello nazionale se è un partito che prova a inseguire una vocazione maggioritaria è innegabile che debba avere la stessa coincidenza: segretario con presidente del consiglio. Cosa diversa invece è sul livello territoriale dove chi fa il lavoro del partito è bene che si concentri su quello.

Il Pd è da ricostruire?

Io penso che siamo radicati sul territorio, governiamo diverse amministrazioni locali. In Lombardia dove abbiamo cambiato la geografia politica, abbiamo amici comuni su 12 capoluoghi, 11 su 12 province. Però oggi il Pd non può essere il partito di prima. Ci vuole un partito che si organizza su basi nuove, molto su campagne tematiche e, da questo punto di vista, penso si debba ripensare il partito dove ci sono modalità diverse di partecipazione alla politica.

Manca un po’ di idealità a favore del pragmatismo?

Penso che non si debba confondere idealità con ideologia. I principi e i valori ci devono essere e devono essere un riferimento per il centro sinistra. Ma sul terreno dello scontro politico con la Lega se lo si fa sul piano meramente ideologico, si rischia di perdere. Bisogna puntare sulle politiche in modo pragmatico, mettere in evidenza le loro contraddizioni nella risoluzione dei problemi.

Per chi voterebbe a sindaco di Milano?

Io non voto a Milano. Sono impegnato e voterò per le primarie a Varese. Però stiamo cercando di costruire una candidatura che possa continuare il buon governo di Pisapia e allo stesso tempo farci fare un passo in avanti, magari valorizzando quell’esperienza straordinaria che è stata Expo. Non è stato solo un evento ma una grande capacità di collaborazione tra le diverse istituzioni, così da rappresentare al meglio le eccellenze del nostro Paese, la nostra capacità di fare.

Quindi Sala?

Mi sembra di essere stato chiaro.