Monthly Archives: novembre 2015

Pisapia, il mondo di ieri

Sala o non Sala? Alla fine sarà Renzi a decidere, ma il cammino è disseminato di ostacoli. A Milano il centrosinistra è più che mai diviso. Chi sarà incoronato candidato sindaco? Pisapia spinge Francesca Balzani. Sembrava già fatta per Sala all’indomani della chiusura di Expo. Invece le cose si sono complicate. Ma sarà davvero così oppure è tutto un gioco delle parti per tenere dentro la sinistra radicale e anche per confondere gli avversari di centrodestra? Una cosa è chiara: per i Milanesi il movimento arancione appartiene al passato. Finito, archiviato, roba da museo. E’ un paradosso, ma è reale, succede spesso in politica: ciò che era il nuovo solo nel 2011, oggi è percepito come il vecchio. Le parole chiave usate da Pisapia sono parole di conservazione (“continuità”, “modello Milano”, “proseguimento”, “conferma”). Tutte parole che, senza volerlo, sono di apparato e giocano a favore di Renzi. E i sondaggi per Sala volano.

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Dopo Expo, Coca Cola batte tutti

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Mentre il dibattito sul dopo-Expo e sul riuso dei padiglioni si incaglia nelle secche dei veti e dei distinguo, Coca Cola batte tutti. L’annuncio arriva oggi: Coca Cola smonterà il suo padiglione Expo e lo rimonterà sopra un campo da basket già esistente a Milano, in zona Famagosta (Parco Robinson). Risultato: un campo coperto da una struttura d’autore (l’architetto Giampiero Peia) donato alla città, al centro di un parco, a disposizione dei ragazzi e degli sportivi.  Il padiglione, ridenominato “Second Life” sarà inaugurato nella prossima primavera, dopo le operazioni di smontaggio e trasferimento. Di fatto, è il primo padiglione Expo ad essere riutilizzato. Il Padiglione Coca Cola è stato tra i più visitati di Expo, malgrado i molti attacchi da parte dei movimenti antagonisti, e dei fan illustri del” kilometro zero”. Proprio la presenza di Coca Cola e McDonald’s dimostrava – a loro avviso – la natura commerciale dell’Esposizione Universale. Forse proprio per questo le due multinazionali si sono impegnate in una serie di operazioni di marketing “sociale” tra cui il nuovo padiglione per il basket. Quali che siano le ragioni, Coca Cola batte sul tempo la politica, e mette a segno un goal. Chapeau.

Comunali, la palude costa cara

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Le manovre della destra e della sinistra per la ricerca del candidato ideale da lanciare nella corsa a primo cittadino di Milano si complicano e si allungano. Pisapia ci ha messo del suo annunciando il ritiro dalla competizione ben due anni prima della fine mandato. La sinistra è alle prese con una una serie di veti incrociati degna del cubo di Rubik; la destra fronteggia una serie di dinieghi e di ripensamenti da sondaggio. Ci si potrebbe stupire dell’overdose di tatticismo da parte dei candidati: “si”, “no”, “forse”, “solo se…”, “solo se non…”, eccetera. Eppure la chiave di lettura è semplice, e non riguarda solo i principi (guidano la hit dei citatissimi: il “perimetro della coalizione” e la “continuità con l’esperienza arancione”). Riguarda soprattutto i costi. Le casse di partito (di tutti i partiti) piangono. Quasi tutte le spese vanno pagate in anticipo, col denaro che i candidati hanno o sanno raccogliere. I rimborsi ci saranno dopo, forse. Candidati come Fiano, Balzani, Majorino, ma anche Sala, Sallusti, Bernardini De Pace ed eventualmente Del Debbio, sono costretti a scelte difficili per i rispettivi conti correnti. Investire somme cospicue con un quadro stabile e chiaro è un conto. Ma con una mappa così instabile e mutevole è un altro. Pisapia – si osserva a sinistra a microfoni spenti – fa presto a fare e disfare, dire e non dire: lui non è in gioco, e non spende. Ma agli altri le incertezze costano. Majorino può probabilmente contare sulla mobilitazione del mondo del welfare come volontariato politico, e coprire così parte dei costi. Più difficile reperire risorse e forza lavoro per Fiano, Balzani, Caputo e per gli altri candidati. La scelta di Renzi di ritardare le primarie è di fatto un ostacolo gettato sulla strada dei candidati non renziani: campagna più lunga uguale maggior esborso. Non dissimili le difficoltà a destra, anche se l’investitura dall’altro aiuta a far convergere risorse e strutture sul nome unico. Berlusconi però non finanzia più la politica, e i costi ci sono comunque. I 5 Stelle risparmiano con il voto via web, che è gratis ma non “scalda” la città e non facilita la conoscenza del candidato. Alert prevede nelle prossime settimane una serie di passi indietro anche illustri; muoversi in questa palude è davvero molto costoso (e parliamo di euro sonanti). Da più parti, anche a destra, si auspica in pubblico la partecipazione e il dibattito, e in privato il decisionismo di vertice. “Si decida Sala” “Si decida Sallusti” e facciamola finita. Si può sempre negoziare un posto in Giunta col probabile vincitore et voilà: le spese finiscono e si partecipa alla mietitura del raccolto, sia pure in seconda fila. Insomma, fermate la giostra: il biglietto è troppo caro.

Bicocca, la magia di un Hangar

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Sarà che siamo innamorati di Milano, ma solo qui le ex aree industriali riqualificate sono affascinanti al punto da lasciare senza respiro. Il recupero degli immensi spazi una volta occupati da fabbriche e capannoni è un fenomeno che accomuna molte metropoli, da Berlino ad Amsterdam a Copenaghen. Milano spicca tra queste capitali sia per la quantità delle aree dismesse sia per la loro assoluta rilevanza nel panorama industriale europeo. Oggi molti di questi complessi ospitano spazi culturali destinati soprattutto all’arte contemporanea, di fatto supplendo all’assenza in città in un apposito museo. Uno in particolare desta davvero meraviglia, ancor più per il fatto di non essere forse celebrato come dovrebbe. Parliamo dello spettacolare HangarBicocca, voluto da Pirelli e inaugurato durante l’amministrazione della Moratti. Si sa, anche per gli spazi culturali e di aggregazione ci sono quelli che salgono e quelli che scendono. È in parte la politica a dettare le mode. Quest’anno è stato il momento di Expo e dell’area di Rho a nord-ovest di Milano. Molto in auge anche la Fabbrica del Vapore in via Procaccini, in pratica in centro città, e poi tutta la zona di via Tortona con l’ex Ansaldo ora occupato dal Mudec e palcoscenico del fortunatissimo Fuorisalone. Ma oggi vogliamo accendere i riflettori sull’HangarBicocca, stabilimento appartenuto alla Breda che si spostò nel quartiere all’inizio del Novecento, così come la Pirelli, la Falck e la Marelli, trasformato in centro polifunzionale di livello internazionale.  E’ un luogo magico, che conserva nella struttura, negli spazi infiniti, nei materiali, la memoria della grande industria che fu e di chi ne fece un universo pulsante di vita e di lavoro . Vi si alternano mostre incredibili. Al momento ospita, tra l’altro, Hypothesis di Philippe Parreno, prima antologica italiana dell’artista francese, un caleidoscopio di luci, musica, video che dialogano tra loro e coinvolgono il pubblico, esso stesso parte di una coreografia fantastica, tanto futuristica quanto legata alla Milano operaria del boom economico. Non è un caso che accanto ai giovani creativi si vedano tanti anziani anche del quartiere, di certo ex lavoratori della Breda, che guardano incantati quello che è oggi diventato il loro mondo di ieri. Visitarla per credere: Via Chiese,2 / M5 Ponale.

“Mini-giunta”: Pisapia commissariato

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La parola d’ordine è: limitare i danni. L’amministrazione di Pisapia non ha brillato in questi anni, e Renzi lo ha capito. Adesso il centrosinistra deve cercare di rimediare in vista delle prossime elezioni comunali. Dare una mano di bianco, cambiare qualcosina qua e là, è quello che si fa nelle case per renderle dignitose con poca spesa. L’operazione della “mini-giunta” formata da un team ristretto di assessori per dare continuità al lavoro svolto a Palazzo Marino assomiglia ad un restyling un po’ forzato, perché non basterà qualche ritocco in zona Cesarini a convincere i milanesi che tutto funziona a meraviglia. Non solo, va letta anche come un commissariamento del Sindaco, perché non insorgano problemi in campagna elettorale. Certo, un controllo gentile, collaborativo, ma pur sempre una cintura di contenimento contro ogni rischio di uscite scomposte proprio sul più bello, cioè mentre la candidatura di Giuseppe Sala sta per condurre la nave in porto. Tra gli assessori della “mini-giunta”, anche esponenti di Sel ma comunque tifosi dell’ad di Expo. E’ difficile che dietro tutto questo non ci sia il fermo volere di Renzi. Insomma è Roma che sta commissariando Pisapia, per evitare scivoloni dell’ultima ora e per consegnare a Sala un’immagine di amministrazione almeno passabile.

 

Mudec, nebbia e flop

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Expo ha moltiplicato la fama di Milano capitale culturale. In un contesto così fertile per ogni nuova iniziativa che abbia a che vedere con la cultura, spicca un punto interrogativo grande come una casa: perché mai il Mudec, in piena zona Tortona, a due passi dal Fuorisalone, non decolla? Il Museo delle Culture ha avuto un sacco di problemi fin dall’inizio, con il pollice verso dell’architetto David Chipperfield, andato su tutte le furie per una serie di errori nella realizzazione del suo progetto. Prima gragnuola di polemiche, con una coda sgradevole di denunce, ricorsi, carte bollate. Poi un altro duro colpo: l’abbandono, seppure per ragioni familiari, di Marina Pugliese, direttore del polo dei musei di arte moderna e contemporanea di Milano comprendente Museo del Novecento, Gam e Mudec. La Pugliese, senza troppi peli sulla lingua, aveva criticato Pisapia, assente e apatico, rispetto all’attivissima Moratti. Nelle sue parole, al momento di trasferirsi a New York, la ragione, a grandi linee, del flop del Mudec: spazio decentrato e con collezioni etnografiche che, si sa, non hanno mai attratto pubblico tranne nel caso del Musée du Quai Branly di Parigi. Ma il direttore aveva anche parlato del turnover, della necessità di fare i concorsi, della speranza che si potesse trovare un sostituto prestigioso e di rilievo internazionale. La governance del Museo è vede protagonista oggi, oltre alla parte pubblica, l’associazione “Milano-Città-Mondo”, che difficilmente, data la situazione attuale, potrà essere la soluzione a lungo termine.Vedremo nel prossimo futuro. Intanto in questo momento al Mudec è aperta la mostra “Barbie – The Icon” dedicata alla bambola più glamour di tutti i tempi, certo un evento che piace (non alla critica ma al pubblico) e che per ora rimane un cameo isolato. Per il resto è il deserto. Le acque sono sempre agitate dalle parti dell’ex Ansaldo.

Tutti da Renzi, il troppo di vigore

Nelle sinfonie è il “fortissimo”, nell’opera è il “crescendo” di Rossini. E’ l’entusiasmo nell’arte. Nel Purgatorio, Virgilio spiega a Dante come si possa peccare in tre modi: “Per malo obietto / o per troppo, o per poco di vigore”. Il troppo di vigore è andato in scena oggi, al Piccolo Teatro. Non da parte di Renzi, spesso accusato di teatralità. Al contrario, i più vigorosi sedevano in platea. Due le categorie di eccellenza nel genere. Una menzione d’arte va agli estensori dei comunicati stampa, che si sono susseguiti minuto per minuto con lo stile memorabile del Cinegiornale: “Il presidente Renzi è giunto in Via Rovello”, “Il presidente è accolto nell’atrio dal Sindaco e dal Governatore”, “Il premier è stato accolto da applausi e si è fermato a stringere la mano ad alcuni cittadini”, eccetera. Chi (cioè tutti) ha un debole per lo stile rétro, ringrazia. Nulla di male, in fondo. Meno simpatico il “troppo di vigore” esibito dalla pattuglia di assessori della Giunta comunale di Milano, accorsi in Via Rovello per mostrarsi a Renzi. Si sa, la tinta arancione non va più di moda e c’è da sgomitare per entrare nella Narrazione. L’Assessore pisapiano due punto zero ricorda un po’ Nanni Moretti: “Sono uguale, ma sono diverso, ma sono uguale, ma sono diverso!” Dicono che a Renzi lo spettacolo non sia piaciutissimo. Assessore uguale campanile uguale ieri. Oggi pagina nuova. Meno male dai.

Un’idea per il futuro dell’area Expo

da retewebitalia.net – tribunapoliticaweb.it

Riceviamo e pubblichiamo il contributo sul futuro dell’Expo di Franco Donati, presidente di Rete Mia, Missione Impresa Attiva

L’area dovrebbe avere uno sviluppo misto tra polo universitario e polo industriale e dei servizi. Concentrata solo sulla parte universitaria rappresenterebbe un aumento di spese con ipotetici ritorni sul lungo termine. Ci sono esperienze precedenti a questa che hanno avuto grande successo, cui possiamo ispirarci per un futuro dell’area Expo. Sono Sophia Antipolis. In entrambi i casi il successo è stato determinato dall’intervento di player economici mondiali. Per il futuro dell’area EXPO occorre costruire un’ambiente in cui l’industria innovativa, il crowfunding e le start up, il mondo accademico ed esperti provenienti da tutto il mondo, si possano trovare e incontrare per scambiare informazioni, condividere azioni e innovare. Occorre creare, oltre a spazi per industria e università anche centri di infrastrutture con servizi per la salute, l’educazione, la cultura, e lo sport.

ESEMPIO DI SUCCESSO: SOPHIA ANTIPOLIS

Il parco è situato vicino a Cannes, nelle città di Antibes e minori, nel cuore di un’area di 1 milione di m2. Parco europea della scienza, Sophia Antipolis, avviato nel 1969 dal senatore Pierre Laffitte, è nato attorno ad una idea forte: la “fertilizzazione incrociata” tra i ricercatori, insegnanti e industriali. È diventata un punto di riferimento mondiale in termini di innovazione. Oggi sono insediate 1400 imprese che impiegano 34 000 persone di 63 diverse nazionalità cui si affiancano 4500 ricercatori e 5500 studenti. È posta su un’area di 2.400 ettari, situato tra mare e montagna. Due terzi dei 2.400 ettari della tecnologia sono dedicati a spazi verdi e jogging, passeggiate, tennis e golf. Ogni anno vengono creati 800 nuovi posti di lavoro nei media e nella tecnologia e attività di R & S ad alto contenuto tecnologico. Il settore Information Technology rappresenta il 20% delle imprese e il 42% dei posti di lavoro, ed è il core business delle attività.Altri settori interessanti: sanità, la chimica, le scienze della vita e dell’ambiente.

COME HA POTUTO SVILUPPARSI

Iniziò molto lentamente puntando su università, nuove attività e nuove imprese. Per molti anni restò una grande idea con scarsi risultati pratici. Il salto di qualità e quantità si verificò quando venne sollecitata la presenza di grandi imprese che funzionarono da traino o PALO DELLA GIOSTRA di tutto lo sviluppo. Oggi 1.400 imprese occupano mediamente 25 persone con l’eccezione di alcune grandi quali: IBM, Amadeus, Cisco Systems, Dassault Systems, arancio, Hewlett Packard, Nvidia, Intel, Symantec, Air France, American Express, Toyota, Samsung, Huawei.

Come si può vedere abbiamo di fronte due esperienze internazionali di garnde successo. Oggi il dibattito sul futuro dell’area Expo si sta sviluppando e si vedono le prime proposte da attuare. I punti proposti sono una riflessione per aiutare a svillappre strategie complessive di utilizzo dell’area e delle sue modalità di sviluppo. Per essere pratici sono stati contattati alcuni grandi player. Risultato? Sarebbero molto attratti da un futuro quale quello indicato.

Franco Donati

Sala – Curia, profumo di intesa

Il Commissario Unico Delegato del Governo per Expo Milano 2015, Giuseppe Sala (s) e il Commissario Generale della Santa Sede per l'Expo di Milano 2015, cardinale Gianfranco Ravasi (d),  in occasione della firma del Protocollo di partecipazione della Santa Sede a Expo Milano 2015, firmato oggi nella Sala Regia del Palazzo Apostolico in Vaticano 27 febbraio 2014. ANSA/CLAUDIO PERI

Cosa pensi delle perplessità della sinistra radicale milanese circa la sua candidatura a sindaco, Sala ce l’ha scritto in faccia tutte le volte che gli chiedono di esprimersi sull’argomento. L’ad di Expo è uno molto concreto, un tecnico, un uomo del fare, tanto per capirci: naturale che i muscoli del viso gli si irrigidiscano quando è costretto a confrontarsi con quelli che per lui sono incomprensibili blablabla ideologici. Certo, non è che da Sel (o Si, come si chiama adesso la sinistra sinistra) si possa pretendere un’adesione entusiastica al progetto del Pd di Renzi. Tra l’altro non hanno mai digerito neppure Expo, che infatti anche oggi il deputato rosso Daniele Farina ha paragonato a Gardaland. Ma attenzione, Sala non ha dalla sua solo l’appoggio del centrosinistra moderato. Si dice che abbia un vero e proprio asso nella manica: il favore della Curia di Angelo Scola e di un fuoriclasse milanese in Vaticano come il cardinale Gianfranco Ravasi. La stima della Chiesa ambrosiana per Sala si è consolidata nei mesi di Expo e si salda con l’appoggio di Cl. Il padiglione del Vaticano ad Expo è stato teatro di eventi strategici. Anche iniziative come il Refettorio Ambrosiano della Caritas, promosso proprio da Expo, hanno segnato una tappa cruciale nel percorso verso la Milano del futuro. Un percorso iniziato con Expo e nel quale le prossime amministrative giocheranno un ruolo primario. Sala è ok per la Diocesi ambrosiana, oltretutto non sono le istanze più conservatrici e tradizionaliste a rafforzare questo legame, ma un’apertura al mondo che lui sa rappresentare al meglio in quanto simbolo di quel Feeding the Planet che parla di solidarietà globale e può conquistare al momento giusto anche l’elettorato arancione.

Her money back: l’Iron Lady all’asta

Margaret_Thatcher

Il suo stile ha fatto scuola: il completo grigio, la Launer blu navy, gli orecchini per le occasioni di gala. L’eleganza severa della donna di Stato che da Downing Street ha guidato l’Occidente insieme a Reagan, scalando i gradini del potere britannico e sconfiggendo un secolare domestico pregiudizio anti-femminile, è diventata oggetto di culto grazie a film, biografie, e ad una memoria collettiva che non accenna a spegnersi. Il suo guardaroba – la notizia lascia attoniti – va all’asta il 15 Dicembre da Christie’s a Londra. Rifiutato dal Victoria&Albert Museum per ragioni poco più che formalistiche (“Non possiamo accogliere collezioni appartenuti a politici”: immaginare prego la frase pronunciata naso all’insù coll’accento londinese), andrà invece a ruba, contesa tra i collezionisti di mezzo mondo che hanno già mandato in tilt il sito della casa d’aste. Tra i pezzi più appetibili l’abito di nozze in velluto blu indossato per il matrimonio con sir Denis il 13 dicembre 1951, la valigetta rossa con la scritta “Prime Minister” e la collana di smeraldi e diamanti di Chaumet del 1930. 350 pezzi appartenuti all’unica Primo ministro donna della storia britannica, 350 oggetti che sono stati in mano a chi ha avuto in mano il mondo. All’asta. Ma in fondo, alla Maggie di ferro l’idea non sarebbe dispiaciuta. Viva il mercato, e viva i collezionisti. Sempre meglio che la teca di un museo.