Monthly Archives: ottobre 2015

EXPO, la grande dismissione: ecco i dossier

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La diretta su Rai 1 del 31 Ottobre condotta da Cristina Parodi e Marco Liorni dalle 17 alle 20, immortalerà le ultime luci dell’Albero della vita. Il Presidente Sergio Mattarella sarà presente a suggellare un successo milanese ormai passato in giudicato. Con lui Pisapia, Maroni e Martina a rappresentare la politica che si muove su Milano, al crocevia tra dopo Expo e corsa alla poltrona di Sindaco. Ma Expo è una gran macchina, e non si spegne con una cerimonia. Chiudere un evento, e chiuderlo bene, non è meno difficile che aprirlo e realizzarlo. Anzi. Le insidie sono molte, e ci sono dossier cruciali sui tavoli di Comune, Regione, Governo ed Expo SpA. Dossier che valgono milioni (ciascuno), e segneranno molti destini politici. Mettiamo in fila i più scottanti. Il dopo – Expo: che fare sull’area? Un milione di metri cubi in cerca d’autore: al momento c’è poco più che il deserto e una selva di veti incrociati. Per Matteo Renzi una sfida o un grattacapo, a seconda delle notizie del giorno. Anche per questo il Governo è entrato in Arexpo, prenotando un posto da decisore sul verdetto finale, ma non si sa ancora con che quota. Nel frattempo Raffaele Cantone ha paventato ieri il rischio deserto. Altro dossier: i lavoratori. 20mila disoccupati a chiusura evento sono una bella grana: a molti saranno offerti corsi di formazione (con i quali, però non si mangia). Sul tavolo del Comune anche lo scottante affare dei precari assunti per l’evento: decine di lavoratori a tempo determinato che scadranno il 31 ottobre e attendono una risposta, suscitando anche una guerra interna con i precari “storici” (oltre seicento) del Comune. Expo startup o Expo disoccupificio? Altro dossier che scotta: i trasporti. Le corse dei pendolari soppresse per Expo vanno ripristinate, ma è già aperta la guerra dei Comuni d’area su orari e linee. C’è da ridestinare la stazione di Expo, che certo non avrà più la funzione di prima, e restituire a Rho lo scalo ordinario. Apertissima la partita sui Frecciarossa con corse e fermate da ridisegnare accontentando e scontentando. Il ripristino delle fermate abbandonate per Expo dal Malpensa Express è già slittato al 13 Dicembre. Ancora: il dossier infrastrutture, molte delle quali connesse alle opere Expo, a partire dalla Pedemontana per arrivare alle nuove linee del metrò milanese: M4 e prolungamento della Lilla fino a Monza. A evento concluso riceveranno la stessa attenzione? Su questo fronte c’è da registrare l’improvvisa cooptazione odierna nel Cda della Cassa Depositi e Prestiti (finanziatrice delle infrastrutture) di Giuseppe Sala. Un segnale tutto da leggere. Insomma, un ventaglio di sfide da dormir poco. Non è detto che Milano non riesca a sorprendere ancora e a vincerle tutte. L’importante è sapere che un altoforno ci mette venti giorni a spegnersi, ed Expo ci metterà almeno altrettanti mesi. Tutti di fuoco.

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Allarme sangue, manca l’A+

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Oltre 800 unità di sangue in meno rispetto al 2014: un calo del 6% rispetto ad un’ annata già in calo. Sono i numeri del crollo donazioni di sangue in città, certificati dall’Avis dopo il monitoraggio periodico dei diversi centri di raccolta. In (modesta) crescita solo gli Ospedali Sacco e San Paolo. Per le altre sedi i cali sono drammatici, con punte del – 20.1%. Il fenomeno non è solo milanese: a diminuire sono i donatori di tutta Italia, in particolare i giovani. E pensare che fino a cinque anni fa Milano e molte provincie italiane avevano raggiunto l’autosufficienza. Fino a pochi anni fa donare era quasi di moda: faceva “figo”. Oggi tocca comprare il sangue sul mercato internazionale, da Paesi in cui la raccolta è più incentivata: Stati Uniti in testa. La tendenza è cambiata. Come mai? E’ possibile individuare un mix di fattori. C’è anzitutto una prevalenza del volontariato “teorico” e culturale su quello pratico: si preferisce attaccare un fiocchetto rosso alla giacca per la lotta all’Aids che non porgere il braccio. C’è nell’aria anche una regressione della fiducia nella medicina ufficiale: ci si fida molto dell’alternativo e dell’esotico e meno dei camici bianchi. Infine, mancano i soldi per la comunicazione. Le poderose campagne pubblicitarie di qualche anno fa sono sostanzialmente scomparse. Nessuno di questi fattori è irreversibile, ed è urgente invertire la rotta, puntando per esempio sul fattore auto-prevenzione: donare è un modo per restare sani, e curare per tempo diversi disturbi grazie al monitoraggio gratuito della salute del donatore. Nel frattempo sono migliaia i milanesi che hanno ricevuto email e sms da Ospedali e Centri di raccolta: in queste ore c’è una carenza drammatica di sangue A+: proprio il gruppo più diffuso.

Arriva il Papa! Politica in (inutile) fermento

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Oggi una notizia telegrafica ha solcato come un fulmine il cielo della politica milanese. Papa Francesco sarà a Milano in visita pastorale il 7 maggio prossimo. L’annuncio è confermato dalla Diocesi milanese e domani mattina sarà ufficializzato dal cardinale Scola in Duomo. Subito dopo la lieta novella della visita papale, a catalizzare l’attenzione del mondo politico è stata la data. Il 7 maggio, proprio alla vigilia delle elezioni comunali. Cosa vorrà dire? Quale influenza potrà avere sulla scelta del prossimo Sindaco questa toccata e fuga del Pontefice? La politica si interroga freneticamente. Del resto si tratta di un Papa molto ascoltato, capace di determinare qualsiasi cambiamento. Forse dirà una parola decisiva sull’integrazione, auspicano a sinistra. Certo si pronuncerà a favore della famiglia, confidano a destra. Mentre tra i cinquestelle si scommette sul fattore sobrietà. C’è chi spera e chi si dispera. Ansia e scompiglio, ma anche fermento positivo. La politica un po’ in disarmo si attacca al Papa. E’ già partito il toto-predica: sarà a favore del centrodestra, del centrosinistra o dell’antipolitica? Leggeremo da qui al 7 maggio dichiarazioni e commenti che tireranno la veste bianca di qua e di là. State tranquilli, non cambia nulla. Ciò che farà o dirà il Santo Padre non sposterà un voto, nemmeno uno. Per il semplice fatto che papa Francesco non si farà rinchiudere in schemi elettorali. E così facendo celebrerà la libertà di ciascuno. Ognuno si goda serenamente l’incontro con Francesco e non pensi alla politica. Per un giorno la campagna elettorale può attendere.

Expo e turisti? Luci ed ombre

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Oggi l’Assessore al Commercio del Comune Franco D’Alfonso ha presentato l’indagine della Camera di Commercio sul gradimento dei turisti Expo nei confronti di Milano. Secondo l’Assessore la città ne esce promossa a pieni voti. Eppure, leggendo bene i dati, la realtà non sembra così rosea. Molti tra i movimenti expo-scettici hanno fatto le pulci alle tabelle. In effetti la lettura che ne fa il Comune è molto entusiasta, ma le tante anime no-Expo sono perplesse. Alert ha spulciato i dati e le risposte rilasciate dal campione di 1.000 turisti intervistati a Rho. Milano è promossa, ma non a pieno titolo. I dati rivelano luci ed ombre che non emergono dalle parole dell’Assessore. La prima piccola bugia è nel titolo: non è vero che “nove turisti su dieci premiano Milano con un otto in pagella”: a dare otto è solo 29.7 % del campione, mentre il 42.4% dà un voto inferiore, in media attorno al sette: e c’è una bella differenza per una città che ha ospitato Expo. Altra limatura quando di dice che “nove su dieci” dicono che Milano è “da non perdere”. Lo dice in realtà il 13,8% del campione. Gli altri si limitano ad apprezzare la città come meta 2015. Che poi i mezzi pubblici siano apprezzati solo dal 25.5% (solo un turista su quattro), o l’offerta culturale e i musei solo dal 38% (poco più di uno su tre) non sembra un fatto da celebrare. Nel complesso dunque una Milano promossa ma non a pienissimi voti, e deboluccia proprio sui fattori di competenza del Comune: cultura, trasporti, servizi. E anche il dato di ieri sul flop degli introiti della tassa di soggiorno negli alberghi milanesi (rimasti sostanzialmente identici all’anno prima di Expo), conferma la necessità una lettura meno superficialmente entusiastica. Molto più realistico dire che Expo è stata un successo, ma che la città ne ha beneficiato meno del previsto, soprattutto che l’Amministrazione non ha brillato nell’offerta di servizi e di cultura. Vedremo nei prossimi mesi, a padiglioni chiusi, se Expo sarà stato un fuoco d’artificio o se avrà davvero lasciato un segno più nell’economia milanese.

Pance vuote e mal di pancia

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Non è stata una bella giornata, quella di oggi, per le scuole milanesi. Soprattutto non lo è stata per i bambini e le famiglie. L’assemblea sindacale di Milano Ristorazione si è tradotta nella mancata preparazione dei pasti. Rimanere a digiuno non è il massimo. Certo si possono portare i panini da casa, ma stavolta è mancata anche un’adeguata informazione. Una débacle per il Comune sotto ogni punto di vista, anche perché il pasto sostitutivo, introdotto per ovviare ai disagi in caso di problemi sindacali, oggi non è stato consegnato. Stamattina fuori dalle scuole la scoperta che l’assemblea aveva assunto le proporzioni di un vero e proprio sciopero ha destato grande sconcerto. Una defezione vissuta dalla gente come un colpo basso. Alcuni genitori avevano ricevuto dalla scuola l’avviso: consegnate ai bambini il pranzo al sacco. E già questo dava sui nervi. Ma non tutte le scuole hanno fatto in tempo ad informare, complice anche la mancanza dei presidi in molti istituti dopo la #buonascuola di Renzi. Insomma un pasticcio con ripercussioni politiche. La sinistra milanese è in subbuglio. I sismografi registrano scosse dall’entità preoccupante dai Consigli di Zona e dalle sezioni. L’impressione è che non ci sia stata la giusta attenzione. Questo non è tollerato (soprattutto dagli elettori di sinistra) in una città che tradizionalmente vanta servizi scolastici di eccellenza. Intanto un altro segnale arriva dai dipendenti comunali dei servizi sociali in rivolta contro la riorganizzazione dell’assessore Majorino definita in una nota un “fallimento”. Lo scorso settembre il malcontento di educatori e assistenti sociali era emerso durante un’assemblea dai toni piuttosto accesi, adesso dilaga anche sui social e già si odono i tamburi di una protesta in procinto di sfociare in presidi organizzati. Una situazione su cui a Palazzo Marino si sta riflettendo. Per evitare ulteriori panini (al salame Milano).

Candidarsi alle primarie? Costa 200mila euro.

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Quanto costa ad un candidato di media fama candidarsi alle primarie milanesi? 200 mila euro, centesimo più centesimo meno. E sono soldi freschi, da spendere in anticipo. Alert ha interpellato diversi organizzatori di eventi e campagne, oltre che gli staff dei potenziali candidati. La cifra su cui tutti convergono è quella. Non è una cifra da poco, anche per chi possa contare su un buon reddito. Soprattutto è una cifra che il partito non rimborsa. Il Comitato degli 11 ha scritto le “regole” per le primarie del Centrosinistra, ma si tratta solo di requisiti morali e ideali. Nulla si dice sui soldi. Che però da qualche parte devono arrivare: spesso dalle tasche del candidato. Infatti è proprio il fattore finanziamento a pesare di più sulle decisione di farsi avanti nella competizione. Le spese sono diverse: ci sono gli spazi pubblicitari su carta, web e tv. Ci sono i collaboratori professionisti da retribuire. I gruppi dei militanti lavorano solitamente gratis ai gazebo e alle convention e alcuni di loro vengono poi “retribuiti” a posteriori con candidature e inserimenti professionali: ma anche qui la spada di Damocle della Corte dei Conti e della Magistratura mette a rischio questo tipo di collaborazioni. La metà della cifra va in comunicazione, l’altra metà in logistica. E in caso di vittoria, c’è da spendere anche per la campagna elettorale (anche se qui il soccorso di partito diventa più consistente). L’impatto finanziario pesa soprattutto sui candidati minori, sugli outsider, su chi non può contare su una rete di sostegno diretta. Per loro la cifra necessaria si alza almeno del 30%. Da qui le scelte di risparmio: campagne light, ricorso ai social, eventi micro. Ma scendere sotto i 200mila è impossibile. Per valutare dunque le scelte dei candidati veri e presunti, occhio al fattore 200milaCome scriveva Sanguineti in un verso del “Purgatorio de l’Inferno”: Ma se volti il foglio, Alessandro, ci vedi / il denaro.

Emergenza casa, guerra nella sinistra

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Che guaio per la Giunta Pisapia l’emergenza abitativa. Anche perché l’attacco viene da dentro. I sindacati inquilini sono sul piede di guerra. A quanto trapela è il Sicet in particolare a ribellarsi, alla vigilia della scadenza di una proroga prefettizia dello sfratto che coinvolge ben 130 famiglie. L’accusa rivolta all’Amministrazione è quella di scaricare le colpe sugli altri mentre, al netto della generale inadeguatezza della politica, campeggia a detta del Sicet l’incoerenza e la non conoscenza dei problemi da parte del Comune di Milano. Dito puntato contro procedure inefficaci che invece di aiutare le famiglie in difficoltà peggiorano la situazione e contro le tante inutili iniziative (più che altro mediatiche) che avrebbero preso il posto di strategie davvero incisive. E via con le cifre, più impietose delle parole. Per esempio siamo al punto che gli sfratti per morosità superano di quattro volte quelli per finita locazione. E a questi si aggiungono gli sfratti per mancato pagamento delle rate del mutuo o delle spese condominiali. Una situazione esplosiva. Il Comune cosa fa? A sentire il sindacato, niente di quello che davvero servirebbe. Intanto a Milano si assiste al dramma delle famiglie sfrattate che hanno una assegnazione sulla carta ma nessuna concreta offerta di casa popolare o di quelle già in mezzo a una strada per la decisione degli uffici di non ricevere più domande di emergenza. I numeri dipingono una tragedia tutta addebitata ad una Giunta che doveva mettere al primo posto temi come la morosità incolpevole e invece si è fatta di nebbia. Una grana enorme a pochi mesi delle elezioni amministrative mentre il clima si arroventa per le divisioni nella sinistra. Sono soprattutto i candidati non arancioni a rimproverare alla Giunta questa débacle. E’ da questi dossier che nasce lo schiaffo di oggi di Civati a Pisapia.

Tasi, sberlone di Renzi a Pisapia

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L’uno-due è stato micidiale nei tempi e nei modi. Giuliano Pisapia, dopo la sua partecipazione a “Ballarò”, era comparso su tutti i giornali con un no secco all’abolizione della Tasi sulla prima casa. “Bisogna distinguere in base al reddito”, aveva detto, “ed esentare solo i più poveri”. Un brutto colpo per Renzi, che deve conquistare il voto moderato a Milano. Dicono sia andato su tutte le furie. Il giorno dopo la risposta: il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti viene spedito d’urgenza in Commissione a Montecitorio con un mandato preciso: dire forte e chiaro che la Tasi viene eliminata per tutti. Enfatizzando la cancellazione per gli immobili di pregio. Detto, fatto. Zanetti sottolinea, ripete, invita a prender nota: “Via la tasi per tutti, a prescindere dal clasamento catastale. Ville e appartamenti di lusso (classe A8) saranno esenti esattamente come tutti gli altri. Parliamo – in tutta Italia – di circa 45.000 super-ricchi proprietari immobiliari. Ma il valore politico per Renzi è fortissimo, e diventa centrale per Milano, dove il centrodestra ha messo al primo posto del programma l’abbattimento delle tasse. E’ una carezza fiscale diretta all’alta borghesia meneghina, nel 2011 favorevole a Pisapia. il Sindaco e Prc non l’hanno presa bene: lo schiaffone ha fatto molto male, ed è suonato come un quattro in pagella alla Giunta di Palazzo Marino. L’appuntamento del 2016 – dopo le dimissioni di Marino – si gonfia di importanza per Renzi. Il capo del governo aveva finora scelto il low profile, lasciando fare alla segreteria locale del Partito. Ora però la linea cambia: perché Renzi non può permettersi un Campidoglio in Piazza Scala.

Comunali, un Sabato pieno di politica

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Non solo Sindaco. L’impasse delle leadership sul candidato Sindaco a Milano non si è sbloccata negli ultimi giorni, anzi. A Destra si attende il consiglio federale della Lega di lunedì per ricomporre (forse) la frattura tra Maroni e Salvini. A Sinistra preoccupa la rottura di Prc che minaccia una lista separata dalla coalizione, mentre nelle sezioni di Sel i responsabili spingono per rafforzare l’intesa con il Pd. Arriva però dalle basi di partito un Sabato pieno di politica. Perché non si vive di solo Sindaco, anzi. Ci sono i posti in lista, il Consiglio, i nuovi Municipi di Zona e soprattutto una Giunta da formare in caso di vittoria. Diventa interessante seguire le kermesse in arrivo, quelle animate da chi non è candidato Sindaco ma è determinante negli equilibri interni. L’appuntamento maggiore è di Forza Italia alle 10 al teatro Dal Verme, con «Rialzati Milano». Sul palco il consigliere regionale Fabio Altitonante, il capogruppo in Comune Pietro Tatarella. Con loro i big azzurri: Gelmini, Toti, Paolo Romani. Dal programma si evince una linea che punta più sul programma che sul candidato, facendo leva sugli insuccessi amministrativi arancioni. Risponde il Pd con “Milano Domani”, 9 incontri in 9 Zone. Si parte con le zone 4, 5, 6 sabato 10 dalle 9.30 alle 13 nei diversi decentramenti: si vedranno anche qui molti aspiranti consiglieri municipali. Sempre sabato 10 alle 11 un primo debutto della campagna 5 Stelle in corso Buenos Aires alle 11: incontro con i cittadini su tematiche cittadine e priorità del programma. Anche questa una occasione per vedere i volti milanesi del Movimento (finora sconosciuti al grande pubblico). Non tutto è fermo dunque. Per chi ha ancora la febbre della politica, un Sabato da segnare in agenda.

Si narra che un dì

Botte a Sinistra, guerriglia a Destra. Il Re Sindaco è “morto” senza eredi, e la lotta per il potere manda il regno ambrosiano in rovina. Non rimane che un metodo per la ricerca del Candidato. Questo.