Monthly Archives: agosto 2015

MILANO 2016, QUI CENTRODESTRA / Lega – Fi, i fidanzati si punzecchiano

Roses

“Torniamo insieme, rifacciamo il centrodestra”. C’è aria di nozze tra azzurri e verdi. A Salvini e a Berlusconi è chiaro che la spallata a Renzi è possibile solo con una coalizione unita, o almeno che si presenti come tale alle urne. Sono seconde nozze molto particolari, essendo i due coniugi gli stessi che nel primo letto. Certo, in vent’anni si cambia. Cambiano senz’altro le doti nuziali: ai tempi della gioventù il coniuge debole era la Lega e Forza Italia portava i pantaloni. Oggi i berlusconiani sembrano inseguire (ma in politica mai dire mai). I punti di forza del patto non mancano: una lunga storia di alleanza, un’abitudine consolidata a litigare duro e poi – come si dice – a “trovare la quadra”. Regione a parte, il primo talamo è quello milanese: è lì che si vedrà se la coppia funziona. A Milano, dopo il no di Del Debbio, che avrebbe potuto essere il miglior Cupido, la ricerca del candidato è frenetica. Di oggi è il passo avanti di Paolo Romani. Finora però nessuno dei nomi in campo convince. Salvini sembra aver concesso a Berlusconi libertà di scelta sul candidato: “Non mi interessa che sia della Lega, basta che ami Milano”. Quel che irrita i due coniugi di una vita sono (come sempre) le piccole abitudini quotidiane, a partire dai tempi. Salvini rimprovera a Forza Italia (a Roma come a Milano) una stasi che sembra eterna. Lo stesso Maroni, di recente, aveva implorato: “Il nome per Milano entro settembre, o perdiamo”. Per FI il tempo si fa breve: perché l’irritazione di Salvini può diventare l’irritazione dei milanesi. “Forza Italia è distratta. Forse sono al mare”, pungola Matteo. Salvini coglie il mood della città: il milanese odia aspettare. Per un minuto perso il milanese uccide: anche colla matita.

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MILANO 2016 – QUI CENTROSINISTRA / Fiano e Majorino, fioretto soft

fianomaio

Nel duello all’interno del centrosinistra i candidati che si sono più esposti sono due: Pierfrancesco Majorino, assessore al Welfare della Giunta Pisapia, ed Emanuele Fiano, deputato del Pd, ex consigliere comunale di Milano. Sono scesi in campo con coraggio per le primarie. Renzi non ha benedetto nessuno dei due, anzi nell’intervista di sabato al Corriere ha detto che non ce la farebbero mai a vincere la sfida per Milano. Ma loro rimangono caparbiamente in campo e rilanciano. Due personalità agli antipodi, due stili lontani, e del resto il curriculum di ciascuno registra esperienze politiche molto diverse. Cominciamo da Majorino: è più giovane dell’avversario e all’apparenza più sciolto. Molto attivo sui social, ultimamente ha accentuato i toni provocatori, da contestatore, finendo per apparire come il Salvini della sinistra. “Le primarie si faranno, nessuno le potrà impedire”, ha tuonato su Fb, per poi attenuare la polemica e scegliere la battuta un po’ goliardica: “Se mi vedete fare ancora una polemica sulle primarie datemi un colpo (colpetto, via) in testa”. Le primarie sono il suo chiodo fisso, a meno che, e non perde occasione di ripeterlo, Pisapia ci ripensi e si candidi per il secondo mandato. Parole ardite e decise, quelle di Majorino, ma il linguaggio del corpo sembra diverso, tradisce una timidezza e una introversione ai limiti dell’impaccio. Vedremo se i timori che viso e postura sembrano esprimere si dilegueranno nel corso della campagna elettorale. Veniamo a Fiano, un politico più tradizionale, che affida i suoi messaggi ad un sito molto istituzionale e sceglie un linguaggio pacato, anche se forse un tantino professorale e noioso. “Il mio impegno politico e parlamentare di questi ultimi anni – scrive per esempio sul suo sito – si può riassumere così: ridare allo Stato una forma e una logica più efficiente e democratica e ottenere la piena legalità repubblicana e la sicurezza dei diritti, senza le quali non c’è la vera libertà che è stata conquistata e ci è stata consegnata dalla Resistenza”. Tutto ottimo, per carità, ma non proprio in linea con lo stile rampante e veloce del premier Renzi. Anche negli appuntamenti con la città Majorino e Fiano si differenziano: il primo coltiva l’orticello di sua proprietà, le politiche sociali, che a Milano sono da sempre un fiore all’occhiello dell’amministrazione e quindi un terreno fertile per raccogliere consensi. Fiano preferisce visite più solenni, come quella di oggi a Villa Scheibler con l’assessore Tajani, insomma situazioni più paludate, dove funzionano meglio i toni aulici da deputato un po’ vecchio stile. In attesa che altri battano un colpo o che Renzi decida lui il da farsi a Milano, nel centrosinistra tra i due è contesa educata e cortese, ma il fuoco cova sotto la cenere.

Scuola, quando una mano di vernice ruba l’anima

ITIS Busto

Si fa giustamente un gran parlare di istituti scolastici da risistemare, ma oltre a chiederci se davvero ci siano le risorse, sorge un altro interrogativo: chi vigila sulla correttezza degli interventi da effettuare, soprattutto quando riguardino le scuole di rilevanza architettonica? Il caso dell’ISIS Facchinetti di Castellanza, progettato dall’architetto Richino Castiglioni negli anni Sessanta, rende evidente la necessità di stabilire regole chiare. La storica scuola tra Castellanza e Busto Arsizio, che ha sfornato migliaia di periti industriali rispondendo alle richieste della galoppante industria varesina del boom economico e che oggi ha adeguato ai tempi la sua mission didattica rimanendo comunque un punto di riferimento per tutta la Lombardia, è stata recentemente oggetto di un intervento di ripristino che ha fatto molto discutere. In pratica è stata ridipinta, si è data una bella mano di vernice all’imponente struttura, nascondendo il calcestruzzo a vista che era il suo elemento più caratteristico. Si guardava l’edificio e veniva spontaneo pensare: qui non si scherza, qui si formano i futuri ingegneri e i tecnici che prenderanno in mano le sorti della nostra economia. Un pensiero che trovava rispondenza nell’aspetto per così dire grezzo conferito dal calcestruzzo. Uno stile in linea con l’architettura industriale locale e con lo spirito di un territorio e di una città soprannominata ai tempi del suo massimo sviluppo la Manchester d’Italia. La nuova tinteggiatura cancella la volontà stilistica di chi l’aveva progettata. Peccato. Sarebbe stato auspicabile un intervento più rispettoso. Non è un problema primario (o magari sì?) in un Paese che sta attraversando una crisi forse irreversibile. Sta di fatto che bisogna occuparsene. Perché non pensare di interessare la Soprintendenza quando si intraprendono operazioni così invasive? Perché non stabilire un iter preciso da seguire per le scuole? Il premier Renzi parla sempre di bellezza e di identità. Ecco, mettiamo la testa anche su queste piccole grandi questioni.

Parco Solari, via alle motoseghe per M4

Alberi Solari

Le truppe dei taglialegna sono arrivate stanotte: cinque furgoni, due motoscale, tanto nastro bianco e rosso. E una decina di motoseghe. Obiettivo: il taglio di alberi decennali nel Parco Solari. Il contestatissimo provvedimento della Giunta per l’apertura del maxicantiere M4 in Via Solari è stato eseguito questa notte. Molti i passanti con il cellulare il mano per riprendere la scena. Sugli alberi i disegni dei bambini con le scritte “salvatemi” appesi quando si era delineato il piano dei tagli. Il comitato Solari era riuscito a limitare gli abbattimenti. In origine il Parco doveva essere sventrato quasi per metà, per consentire l’ingresso dei tir. Poi le proteste hanno convinto l’Amministrazione ad utilizzare nastri trasportatori per asportare i materiali di scavo. Risultato: tagli ridotti. Ma le polemiche non si erano sedate, e molte forze politiche dalla Lega a Sel avevano protestato. Con i tagli di stanotte, in uno dei parchi storici di Milano, si getta la miccia nel barile dell’esplosivo.

Primarie?

primarie

Primarie, croce e delizia di Agosto. Sono state importate dagli USA come strumento di trasparenza e democrazia diretta: il 16 ottobre 2005 furono utilizzate per la scelta del leader della coalizione di centrosinistra, che allora si chiamava “L’Unione”. Di unione ne hanno però creata poca, e a 10 anni esatti dalla introduzione nella Penisola, nella classe politica domina il ripensamento. Alcuni invocano la “regolamentazione per legge” (Cantone, Emiliano, ma anche Gelmini e Zaia), per evitare infiltrazioni e irregolarità. Eppure anche negli USA le primarie sono piuttosto fluide, cambiano da Stato a Stato e sono tutt’altro che prive di contestazioni. Nelle segreterie dei partiti, sia a Roma che a Milano dove si gioca il big match per Palazzo Marino, c’è un’idea bipartisan, ammessa a mezza bocca: le primarie sono una bella rogna. Costano molto e producono poco. Favoriscono i peggiori e aprono la porta a condizionamenti tutt’altro che democratici. Il Pd milanese, a partire dalla segreteria, ne farebbe volentieri a meno. Scalpitano per farle solo gli ex assessori. Il presunto candidato Sala ha posto addirittura la condizione netta: niente primarie. E a destra? Mariastella Gelmini non ha mai mostrato entusiasmo. Salvini, iniziale sponsor delle primarie, sta cambiando idea. I gazebo azzurri insomma difficilmente si vedranno. Ci saranno però i congressi FI, nelle provincie lombarde e a Milano, chieste con forza da più di un forzista milanese, anche per mettersi in luce.

Religioni, se la pastora parla arabo

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Via Gola, 17 Milano. E’ l’indirizzo giusto per chi cerca l’insolito, con un po’ di mistero. L’edificio è nel cuore di uno degli storici quartieri ALER di Milano, proprio dietro la Darsena, regina del rinascimento milanese. Vie difficili, vie di convivenza costruita a fatica. Storie di contaminazione, a volte di violenza e degrado. Al numero 17, sopra i citofoni sfondati, campeggiano due targhe: “Chiesa Cristiana Evangelica” e “Associazione per la Salvezza delle Anime”. Le anime, informa la targa, vengono salvate la domenica alle ore 16.30. Il tutto in doppia lingua: italiano e arabo. Sì, arabo. In Via Gola si celebra un’esplosione di mistura: la pastora parla arabo. E anche i fedeli. Ne incontriamo uno che rimane anonimo, ma ci spiega che la Chiesa evangelica araba è molto attiva, e comunica con i fedeli attraverso il network “Creactio” e il sito www.ioti.it. Si tratta di una autentica rete mondiale di mediacare al servizio delle realtà evangeliche. Cliccare per credere. Siamo di fronte a veri avamposti della contaminazione culturale, probabilmente alle avvisaglie di un futuro imminente. Cose che si vedono a New York, a Londra. E a Milano, in Via Gola, al civico 17.

BikeMi, agosto da aggiustare

bikemi

BikeMi piace sempre di più. Il successo del bike-sharing milanese è netto: una svolta nella mobilità cittadina che diversi comuni italiani hanno cominciato ad imitare. Dal 3 dicembre 2008, giorno di apertura, gli abbonati annuali hanno toccato quota 36mila. 200mila gli utilizzi occasionali. Ai nuovi abbonati oggi BikeMi offre anche un biglietto Expo, con forti sconti. Tutte luci? No. Le ombre arrivano quando il sole splende, cioè in Agosto. Le ferie degli operatori e dei tecnici mettono a dura prova il servizio: difficile redistribuire al meglio le bici e riparare i guasti. Quest’anno, con il boom di richieste per Expo, il problema è esploso. Tante le stazioni vuote all’ora in cui servono le bici e piene quando vanno restituite. Lunghe camminate degli utenti alla ricerca di un mezzo. E troppe gomme sgonfie. Anche il sistema informatico ha registrato un tilt nei giorni di ferragosto: centinaia le carte di credito valide considerate scadute con il blocco dell’abbonamento. Molte le lamentele anche sulla pagina Facebook di Bikemi. 11 mesi d’oro e uno da aggiustare.

Scuola, a Milano valzer di prof e famiglie in allarme

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Sono 71.000 i prof che hanno chiesto l’assunzione definitiva negli organici della scuola italiana, dopo il via libera del Governo al piano di stabilizzazione dei precari. Ma cosa succederà a Milano? Vediamo. La fetta più ampia delle assunzioni avverrà nella cosiddetta “fase C”: il potenziamento degli organici (le cattedre che mancano per un funzionamento normale delle scuole, per intenderci): parliamo di ben 55.000 prof da stabilizzare, per ridurre il ricorso cronico alle supplenze. Di questi, ben 8.031 sono per la Lombardia, a fronte di 6.630 richieste. Usciamo dai tecnicismi e traduciamo: Milano e la Lombardia saranno l’hub di arrivo del maggior esodo di docenti dal Sud. Nelle classi che oggi hanno un supplente annuale, anche in cattedra da più di un anno, è altamente probabile il cambio di prof (o di maestra). Soprattutto nelle materie scientifiche. La Lombardia ha circa 9.000 scuole, di cui 2.000 a Milano. I conti sono facili: se non c’è almeno un cambio di docente in ogni scuola, poco ci manca. Molte famiglie sono ancora al mare, ma la cartolina spedita alla maestra potrebbe non arrivare mai.

Sicurezza, sui tram spunta la porticina

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Il problema affligge un po’ ovunque le città del mondo: parliamo della sicurezza dei mezzi pubblici. I passeggeri, ma anche e sempre più spesso i conducenti, sono oggetto di aggressioni crescenti soprattutto nelle ore serali da parte di singoli in preda all’alcool, o da gang vandaliche. Ieri a Washington DC, dopo una serie di aggressioni culminate in una sparatoria venerdì notte, il portavoce della società Metrobus Sherry Ly ha annunciato che la linea W8 dopo le 19 non raggiungerà più Shepherds Parkway nel Southeast. E’ la prima “security detour” nella capitale USA. Un modo per rassicurare i conducenti in rivolta, a un passo dallo sciopero. A Berlino e Stoccarda la Polizia ci mette una pezza con squadre anticrimine per i mezzi pubblici, che da settembre presidieranno bus e convogli. E’ la soluzione preventiva: sorvegliare, far percepire la presenza reale delle forze dell’ordine. Perché spesso una telecamera non basta. I criminologi confermano: è la via più efficace: il problema sono i costi. Così le società di trasporto si ingegnano, ATM compresa. A settembre i Milanesi troveranno una piccola grande novità sui loro tram: la porticina riservata al conducente, e la cabina isolata all’interno. Una rivoluzione che è anche di costume. Il rapporto col driver in Italia è un’abitudine: un cenno, due parole, un’informazione. “Non parlate al conducente”, ammoniva un cartello che da settembre non sarà più necessario.

Cina a picco? Milano risponde

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La crisi finanziaria cinese, che in questi giorni ha scatenato il crollo di tutte le Borse asiatiche, di quelle europee e di Wall Street, offre lo spunto per ragionare su casa nostra, visto che la Cina è un pezzo importante di Milano sotto ogni punto di vista. Ne parlano tutti ma approfondiamo meglio.  Paolo Sarpi è sinonimo di presenza cinese sul suolo nazionale. Ma come è cambiata la Chinatown milanese in questi anni di sviluppo forsennato del Paese dei Mandarini? Anzitutto abbiamo capito che la Cina è davvero vicina, per esempio il balzo in avanti della sua economia è definito dagli esperti come una bolla, né più né meno di quello che ha preceduto la grande crisi internazionale nella quale l’Italia è tuttora immersa. I cinesi di Milano oggi appaiono molto meno misteriosi che in passato, sono usciti allo scoperto, complice proprio la crescita cinese e il suo impatto sul mondo. La Cina è più che mai un universo col quale dialogare. Qualche dato: l’interscambio Cina-Lombardia vale circa 6 miliardi di euro, l’Italia è il 15° partner della Cina a livello mondiale, il 90% degli investimenti italiani in Cina è realizzato da imprese lombarde e piemontesi: oltre 2.000 aziende con 600 impianti produttivi, 60.000 posti di lavoro e 5 miliardi di dollari di fatturato. Siamo da un lato molto esposti ma lo siamo non in termini puramente finanziari ma con una presenza industriale solida. La Cina è anche molto di moda, basti pensare al padiglione cinese di Expo, tra i più importanti e visitati dell’evento universale. Al momento al Pac è aperta la prima mostra di pittura cinese contemporanea dal titolo “Jing Shn”. Fino al 6 settembre è possibile visitarla e cercare di tenere il passo anche dal punto di vista culturale. Il Sindaco Pisapia ha partecipato con grande enfasi al Capodanno cinese. L’integrazione, che quando è autentica poggia sempre su solide basi economiche, è un traguardo fortemente voluto proprio dai cittadini con gli occhi a mandorla. Lo ha dimostrato la vicenda del portale che inizialmente volevano installare all’ingresso della Chinatown milanese, un’idea che piaceva ai piccoli commercianti ma non alla upper class cinese che in questi anni ha scalato posizioni di prestigio a Milano. E’ stata proprio la componente più rampante ed evoluta a rinunciare al progetto. Per tutte queste ragioni la crisi dello Yuan riguarda da vicino Milano, a cui i cinesi guardano come fattore di rilancio. Un’occasione anche per Milano.