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Comune, mossa arancione: il decentramento accentrato

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Gli arancioni milanesi avevano mosso la pedina prima dell’estate: il bilancio partecipato. Si tratta di una esperienza nata a Porto Alegre nel 1989, entrata a far parte del cosmo ideologico della sinistra – sinistra e inserita nel programma dei Comitati per Pisapia nella campagna elettorale del 2011. In breve, l’Amministrazione di una città destina una quota a progetti indicati dai cittadini, e votati con una consultazione pubblica in rete. Una forma di democrazia diretta applicata alla gestione del denaro pubblico con scelte – dicono i sostenitori – condivise e partecipate. A Palazzo Marino la componente arancione ha spinto molto sull’iniziativa, con un tam tam mediatico piuttosto sostenuto prima e dopo la conferenza stampa di presentazione, avvenuta oggi alla presenza di Pisapia. Un modo per rinverdire il rapporto con i quartieri, su cui la Giunta è accusata di avere fatto flop. La cifra promessa è di un milione di euro a zona. Totale: nove milioni. La scorsa settimana l’assessore ai Lavori pubblici Carmela Rozza ha presentato i primi progetti. Ai più attenti però non è sfuggita l’esautorazione di fatto dei Consigli di Zona. I cittadini votano, il Comune finanzia. “E i consiglieri di zona cosa ci stanno a fare?”, si sussurra in diversi corridoi del Comune. Il milione non poteva essere assegnato direttamente alle Zone? Il fatto è che in questo modo la componente “civica” fa goal: si assicura una visibilità positiva allacciando il rapporto diretto con Associazioni e cittadini, e tagliando fuori i Consigli, cioè la mediazione partitica. Una piccola grande mossa che non è passata inosservata in casa PD.

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